Verso la ripresa

Schroders: crescita globale record nel 2021

Il PIL viaggerà quest’anno al 5,9%, ai massimi del 21° secolo. Ma il 2021 vedrà anche un aumento dell’inflazione, attesa al 2,9% a livello mondiale, per poi rallentare restando comunque elevata

di Virgilio Chelli 16 Giugno 2021 - 13:28
Il 2021 sarà l’anno con la crescita più veloce del 21° secolo per l’economia globale ma probabilmente vedrà anche un aumento dell’inflazione, in un trend destinato a proseguire nel 2022 e anche nel 2023. Sono le ultime previsioni formulate dal Team di Economisti di Schroders, che hanno rivisto al rialzo la previsione di crescita del PIL globale a +5,9%, dalla stima precedente del 5,3% e quella dei prezzi al consumo globali attesi in crescita del 2,9% quest’anno contro una stima precedente del 2,,6%. Gli economisti di Schroders sottolineano che le economie sviluppate sono molto avanti nella ripresa rispetto ai mercati emergenti, grazie alla maggiore disponibilità di vaccini e al supporto pubblico.

IMPENNATA ATTUALE TEMPORANEA

L’aumento dell’inflazione è attribuito soprattutto all’aumento dei prezzi delle commodity e al rapido ritmo della ripresa, che ha creato una carenza di beni chiave come i chip per computer. Gli economisti di Schroders ritengono che l’attuale impennata dell’inflazione in USA sarà temporanea e possa essere assorbita dall’economia senza portare a un altro round di aumento dei prezzi in conseguenza alla crescita dei salari. Infatti, spiega il Team di Schroders, l’inflazione tende a diminuire nelle fasi di ripresa economica, perché la produttività aumenta, permettendo alle aziende di mantenere i prezzi su livelli competitivi e contenendone i picchi.

INFLAZIONE USA ATTORNO AL 3% PER 2-3 ANNI

Ma l’inflazione potrebbe tornare a crescere a seguito della riapertura totale del settore dei servizi e del ritorno al lavoro per una fetta più ampia della popolazione, e sempre in USA tornerà attorno al 3% nei prossimi due/tre anni. La crescita potrebbe continuare nel 2023 e oltre, a meno che non vengano intraprese azioni per ridurre l’aumento della domanda dopo la fase di ripresa, implicando che le banche centrali considerino l’ipotesi di un atteggiamento più severo. La Fed in particolare, sottolineano gli esperti di Schroders, si troverà a dover agire per garantire che la ripresa dell’inflazione a fine 2022 non sfugga di mano.

PRIMA SI MUOVERÀ LA FED, POI LE ALTRE

Schroders prevede anche che la banca centrale USA ridurrà il ritmo degli acquisti nel quarto trimestre dell’anno mentre potrebbe per ora astenersi dall’alzare i tassi, ma dovrà necessariamente agire il prossimo anno, e non più aspettare il 2023 come previsto in precedenza. A livello globale, le pressioni inflazionistiche sono minori rispetto agli USA, per il rallentamento più profondo e la ripresa più lenta, ma le altre economie non sono poi così distanti e gli investitori inizieranno a chiedersi quando ci sarà un’azione da parte dell’autorità anche nel Regno Unito e nell’Eurozona.

SCENARI ALTERNATIVI

Oltre allo scenario di base, Schroders ne propone anche quattro ‘alternativi’: il primo, definito “Boom and bust” è focalizzato sul rischio di una ripresa più forte del previsto, seguita dalla riduzione del supporto economico e dal rialzo dei tassi, con l’effetto di frenare sia la crescita che l’inflazione, mentre il secondo prevede che l’offerta non riesca a tenere il passo della domanda, con un’accelerazione della crescita dei salari, che dovrebbe comportare un’inflazione persistentemente alta, spingendo le banche centrali ad alzare i tassi.

TRA OTTIMISMO E PESSIMISMO

Gli altri due scenari ‘alternativi’ sono di segno opposto: il terzo, più ottimistico, è quello della “distruzione creativa”, con spinta tecnologica alla crescita combinata a una maggior produttività, che manterrebbe sotto controllo l’inflazione, mentre il quarto del “fallimento dei vaccini” viene comunque mantenuto ipotizzando che il percorso della ripresa venga minato dall’emergere di nuove varianti e da una maggiore cautela sul fronte dei consumi.
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