Ecco perché i semiconduttori stanno diventando il nuovo petrolio

La crisi dei chip
di Virgilio Chelli 4 Maggio 2021 - 22:00

Mathews Cherian, Portfolio Manager di Capital Group, sottolinea il grande potenziale del mercato dei chip e segnala le società più interessanti. USA e Europa di fronte alla sfida di Taiwan e in prospettiva della Cina

Le vendite globali di semiconduttori potrebbero raddoppiare da circa 450 miliardi di dollari del 2019 a quasi 1.000 miliardi entro il 2030. I maggiori produttori globali hanno già pianificato investimenti massicci in nuovi impianti produttivi per soddisfare la crescente domanda e per gestire le tensioni geopolitiche, ora che i chip sono considerati addirittura una priorità di sicurezza nazionale. Taiwan controlla la maggior parte della produzione di fascia alta con la Taiwan Semiconductor Manufacturing che prevede di spendere 100 miliardi di dollari entro il 2023 per nuovi impianti, tra cui un grande sito in Arizona, e sia Stati Uniti che Europa stanno cercando fornitori più vicini per accorciare le distanze.

LA LEADERSHIP DI TAIWAN

Mathews Cherian, Portfolio Manager di Capital Group, sottolinea che TSMC detiene quasi l’80% del mercato di chip all’avanguardia con clienti come Apple, Qualcomm e Broadcom, mentre Intel intende spendere 20 miliardi di dollari in due nuovi impianti in Arizona e Samsung Electronics sta pensando di costruire un nuovo sito in Texas da 17 miliardi di dollari. Questi investimenti fanno seguito a un lungo periodo di disciplina finanziaria e consolidamento del settore, che ha visto emergere due attori dominanti, TSMC e Samsung, con Intel ben distante in terza posizione.

COSTI PIÙ ELEVATI IN USA

I processori prodotti negli Stati Uniti costeranno molto più che a Taiwan o in Corea, il che potrebbe causare inefficienze di mercato. Inoltre, mentre non è chiaro se le aziende USA di semiconduttori e tecnologie, la cui produzione di chip è al momento delocalizzata in Asia, vorranno effettivamente riportare l’attività in patria. Dopo diversi cicli di consolidamento, ogni segmento della catena di fornitura, dalle fonderie alle società di collaudo dei chip, è ormai dominato da poche realtà con un know-how sempre più specialistico e con un divario concorrenziale che non ha fatto che ampliarsi. Molte aziende sono ben gestite e sono capaci di comprendere la domanda, con un potere di determinazione dei prezzi elevato e margini allettanti.

ANCHE NELLE APPARECCHIATURE UN MERCATO RISTRETTO

Cherian segnala che anche il mercato dei produttori di apparecchiature per semiconduttori si è fortemente consolidato, con le prime cinque aziende che controllano quasi il 75%, da circa il 40% 15 anni fa, con nomi di spicco come ASML nei Paesi Bassi e Applied Materials e Lam Research negli Stati Uniti, che occupano e sviluppano una propria nicchia specifica nel processo di produzione e collaudo. Per la complessità di macchinari e processi, inoltre, queste realtà sono diventate difficili da sostituire. Ad esempio, una macchina per litografia ultravioletta estrema, usata per produrre chip avanzati, è composta da più di 100.000 parti, costa circa 120 milioni di dollari e viene spedita in 40 diversi container, ed oggi ASML è essenzialmente l’unica in grado di realizzarla.

DA 15 AZIENDE A SOLI 3 COLOSSI

Il segmento dei chip di memoria è sempre stato ciclico, come le materie prime, e nel tempo si è ridotto da circa 15 aziende a livello globale a soli tre colossi, primo fra tutti la coreana Samsung Electronics, mentre il settore è divenuto più disciplinato e razionale. Anche se la Corea ospita quasi 3/4 dei produttori globali di chip di memoria, gli Stati Uniti continuano a dominare il mercato globale dei semiconduttori con una quota del 47% circa proprio per la loro predominanza nell’intellectual design, nelle attrezzature e nel cosiddetto “fabless”.

ELEMENTI STRATEGICAMENTE IMPRESCINDIBILI

Ora che i semiconduttori sono diventati elementi strategicamente imprescindibili, i governi di Stati Uniti, Cina ed Europa nutrono qualche preoccupazione: gli americani temono per le sorti delle loro aziende visto che la leadership manifatturiera è passata da anni a Taiwan, l’Europa è preoccupata di non avere capacità produttiva d’avanguardia, problema amplificato dalla recente carenza di chip che ha danneggiato le grandi case automobilistiche tedesche, mentre la Cina vuol ridurre la dipendenza dai semiconduttori americani e, viste le sanzioni di Washington, ha definito i semiconduttori un imperativo strategico nell’ultimo piano quinquennale.

I “CERVELLI” DI MOLTI BENI DI CONSUMO

Ci vorrà tempo, sottolinea in conclusione l’esperto di Capital Group, ma con il denaro e le risorse che la Cina sta dedicando, riuscirà certamente a sviluppare la sua capacità, proprio come ha già fatto in altri settori. Dato che i chip semiconduttori stanno diventando parte integrante praticamente di ogni settore e sono essenzialmente i “cervelli” di molti dei beni di uso quotidiano, la loro importanza non potrà che aumentare. Per questo Cherian raccomanda di seguire con attenzione gli sviluppi strategici delle politiche per capire come impatteranno sull’efficienza e l’abilità di esecuzione del settore.

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