Mercati fragili, obbligazioni buona alternativa

Evitare eccessi
di Virgilio Chelli 26 Aprile 2021 - 20:00

Capital Group prevede che se dovessero arrivare altri shock i tassi potrebbero scendere notevolmente con aumento dei prezzi delle obbligazioni, che in questa fase possono garantire stabilità e protezione

L’aumento dei tassi migliora la capacità dei fondi obbligazionari di diversificare il rischio azionario e fornire protezione dal ribasso se arrivasse un’altra correzione. Molti segnali indicano che i mercati sono più fragili di quanto sembrino, perché l’ingente liquidità fornita dalle banche centrali ha alimentato una massiccia speculazione. Gli investitori devono evitare gli eccessi e mantenere un’allocazione obbligazionaria di alta qualità, tanto importante oggi come lo era nel 2020. Se la ripresa fosse minacciata da un altro shock, i tassi potrebbero scendere notevolmente, con conseguente aumento dei prezzi delle obbligazioni. L’allocazione obbligazionaria può garantire stabilità, conservazione del capitale e liquidità per proteggere i portafogli, proprio come durante lo shock indotto dal Covid-19 nel 2020.

ECONOMIA USA VERSO BOOM

Lo sostiene un commento sull’andamento dei tassi statunitensi a cura di Darrell Spence, Economista di Capital Group, che prevede il primo rialzo da parte della Fed per l’inizio del 2023. La possibilità di un boom economico durante l’anno ha alimentato timori di aumento dell’inflazione e decretato una decisa ondata di vendite nei Treasury USA. Spence si chiede a che ritmo l’economia statunitense crescerà nel 2021 per osservare che dipenderà dagli stimoli da 1.900 miliardi di dollari, con oltre 400 miliardi direttamente stanziati per i consumatori, che dovrebbero fornire un massiccio slancio alla crescita. Per questo è attesa un’eccezionale crescita del PIL. Esistono poi fondi non utilizzati di precedenti pacchetti di aiuti.

MA L’INFLAZIONE SARÀ TRANSITORIA

La Fed ha previsto che l’inflazione a breve termine sarà transitoria, confermando il suo atteggiamento accomodante. Tutto questo, secondo l’esperto di Capital Group, dovrebbe decretare un tasso di crescita intorno al 10% per uno o due trimestri nel 2021 e, anche qualora i colli di bottiglia nella catena di approvvigionamento e la debolezza nel mercato del lavoro dovessero ostacolare questo sviluppo, la crescita dovrebbe comunque risultare di poco inferiore. In linea con il consensus, Spence ritiene che l’inflazione aumenterà quest’anno, ma solo per un periodo di tempo limitato, con l’indice dei prezzi al consumo che potrebbe arrivare al 2,5%.

RENDIMENTI A LIVELLI PRE-PANDEMIA

L’esperto di Capital Group fa notare che i Treasury a 10 anni sono tornati ai livelli pre-pandemici, quando crescita e l’inflazione statunitense si attestavano intorno al 2%, nel solco di un’economia di fine ciclo, per molti aspetti in esaurimento. Ma oggi il contesto economico è drasticamente diverso, e per Capital Group è ovvio che i tassi d’interesse salgano, anche se gran parte della rivalutazione è già avvenuta. Potrebbe esserci spazio per altri 50 punti base, ma sarà difficile che aumentino troppo e in maniera troppo rapida, in primo luogo per la politica della Fed che impedisce alla curva di alzarsi notevolmente, in particolare nel tratto a breve sotto i 7 anni.

AUMENTO DEI TASSI SOLO NEL 2023

Inoltre, sempre secondo Spence, questo effetto è amplificato dall’acquisto da parte della Fed di ben oltre 1.000 miliardi di dollari in titoli l’anno, mentre bisogna anche considerare i tassi globali, ancora molto bassi e persino negativi in diverse parti del mondo, il che consentirà agli Stati Uniti di continuare ad attrarre capitali internazionali, che a sua volta peseranno sui loro tassi tenendoli contenuti. Lo scenario di base di Capital Group prevede che la Fed inizierà ad aumentare i tassi all’inizio del 2023 a un ritmo di 25 punti base a trimestre, come nell’ultimo ciclo di aumenti, mentre ridurrà gli acquisti di asset prima di qualsiasi aumento dei tassi, il che implica un tapering alla fine del 2022 o all’inizio del 2023, fra circa due anni.

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