Pictet: difficile che il Bitcoin possa diventare uno strumento di investimento

L'analisi
di Antonio Cardarelli 6 Aprile 2021 - 15:52

Secondo Luca Paolini, Chief Strategist di Pictet Asset Management, le criticità che caratterizzano il Bitcoin sono ancora molte, a partire dalla sostenibilità del mining

A metà marzo il Bitcoin ha superato per la prima volta quota sessantamila dollari e, ormai da qualche giorno, è intorno ai 58mila dollari. Questa recente impennata ha riportato la criptovaluta per eccellenza sotto i riflettori. E i risparmiatori di tutto il mondo sono tornati a porsi la solita domanda: il Bitcoin può essere considerato un vero e proprio strumento di investimento?

BAROMETRO DELLA POLITICA MONETARIA

Luca Paolini, Chief Strategist di Pictet Asset Management, si è soffermato sui pro e i contro del Bitcoin, arrivando alla conclusione che difficilmente potrà diventare un vero e proprio strumento di investimento e men che meno potrà diventare un sostituto del dollaro. Secondo Paolini non è un caso che il valore del Bitcoin sia salito quando sono sorte preoccupazioni sull’inflazione perché “le criptovalute sono diventate barometri del sentiment sulla politica monetaria aggressiva delle banche centrali”. Politiche che, di fatto, “hanno fatto scendere i tassi di interesse e i rendimenti obbligazionari al di sotto del tasso di inflazione e imponendo di fatto agli investitori rendimenti negativi una volta rettificati per l’inflazione”.

RISCHIO INFLAZIONE

Molti osservatori, fa notare Paolini, temono che le autorità monetarie stiano gradualmente monetizzando il disavanzo pubblico. Un possibile problema perché, sottolinea l’esperto di Pictet AM, “storicamente la monetizzazione del debito è stata un precursore di un’inflazione fuori controllo”. Inoltre, ultimamente il Bitcoin ha dimostrato una modesta correlazione positiva con le azioni e l’oro e una correlazione negativa con i Treasury Usa e il dollaro: altri elementi che ne hanno aumentato l’attrattività agli occhi degli investitori, insieme alle aperture all’acquisto in Bitcoin da parte di Tesla e Mastercard.

GLI OSTACOLI

Tuttavia, spiega Paolini, la strada per diventare un sostituto delle valute è ancora lunga perché, per esempio, circa il 20% dei Bitcoin esistenti si trova in un limbo a causa dello smarrimento delle password di accesso o di problemi con l’hardware. L’altro limite è rappresentato dal numero di transazioni limitato – da 3 a 9 al secondo – che la blockchain (il database utilizzato per registrare le transazioni in Bitcoin) può effettuare. Senza dimenticare, inoltre, l’elevata volatilità del prezzo e i consumi energetici. Si stima, infatti, che il mining del Bitcoin richieda più elettricità dell’intera Argentina.

INVESTIMENTO SPECULATIVO

“Molte cose potrebbero non funzionare per il Bitcoin, tanto che è difficile giudicare la valuta digitale come qualcosa di diverso da un investimento tra i più speculativi”, sottolinea Paolini. Inoltre, secondo l’esperto, “più il Bitcoin attira l’interesse speculativo degli investitori dilettanti, più probabilmente i regolatori che hanno il compito di proteggerli interverranno”, magari intaccando l’aspetto dell’anonimato. Senza contare che proprio dai governi potrebbero arrivare valute digitali capaci di fare concorrenza al Bitcoin, come ha sottolineato il Segretario al Tesoro degli Usa Janet Yellen che ha parlato del dollaro digitale come di un progetto “assolutamente da prendere in considerazione”.

Per approfondimenti su investimenti e strategie a cura di Pictet Asset Management è possibile visitare il sito corporate e il blog di cultura finanziaria Pictet per Te.

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