La volatilità dei mercati come opportunità: la caratteristica della gestione attiva

Strategie di investimento
di Redazione 1 Aprile 2021 - 7:50

Investire in ecosistemi economici in evoluzione strutturale e in società che dimostrano vantaggi sostenibili acquistate a prezzi ragionevoli nelle fasi di volatilità: ecco, la strategia di Invesco per il successo nel lungo termine

Negli anni Cinquanta e Sessanta si è rapidamente diffusa una scuola di pensiero accademico che partiva dal presupposto che i mercati finanziari fossero efficienti, al punto da non poter nemmeno tentare di riuscire a registrare performance superiori alla media. Tuttavia, un cospicuo gruppo di gestori attivi (tra i quali Invesco) è riuscito a sfatare questo mito.

INDIVIDUARE VINCITORI E PERDENTI

“Per farlo occorre una mentalità sempre meno diffusa nel mondo della gestione patrimoniale. La prima regola dell’investimento attivo consiste nell’inclinazione ad essere diversi, il che è più difficile di quanto si creda. Vi è infatti una forte pressione sociale a schierarsi con le opinioni meno controverse”, fa sapere Randall Dishmon, Senior Portfolio Manager Azioni globali di Invesco, che poi aggiunge: “A questa dinamica contribuiscono in ampia misura i media aziendali e il cosiddetto sell-side, cioè l’insieme delle istituzioni che si occupa della fase di sviluppo e collocamento iniziale delle azioni e delle obbligazioni, e di assistenza nella successiva fase di negoziazione sui mercati secondari dei singoli strumenti finanziari”.

UNA PERSONALITÀ UNICA

Agli investitori viene sempre più richiesto di agire sulla base delle notizie del giorno o persino dell’ora. Ne sono una prova gli obiettivi di prezzo degli analisti, che seguono, sia al rialzo che al ribasso, l’andamento dei titoli senza mai allontanarsi in modo significativo dal prezzo corrente di mercato. Occorre una personalità unica per svegliarsi ogni mattina nella piena convinzione che il resto del mondo abbia torto su un particolare argomento. “Noi perseguiamo attivamente questa attitudine innata che non può essere insegnata: è un aspetto fondamentale per il successo” riferisce Dishmon.

I GESTORI ATTIVI NON SONO TANTI

Una cosa è certa: i maggiori gestori attivi non sono tanti, e il loro numero è soggetto a leggi di potenza di distribuzione delle probabilità simili a quelle che si osservano nello sport e in gran parte del mondo dello spettacolo. “Secondo la FIFA, la federazione internazionale che governa il calcio, nel mondo ci sono quasi 250 milioni di persone, tra giocatori, arbitri o altri professionisti, coinvolte a vario titolo in questo sport. Tuttavia, nella Premier League, il massimo campionato di calcio inglese e tra quelli con i più elevati standard di gioco a livello mondiale, militano soltanto 548 giocatori”, puntualizza il manager di Invesco.

I VANTAGGI DI UN APPROCCIO ATTIVO

Investire con un gestore attivo può rendere più profittevoli gli investimenti rispetto agli indici passivi. L’importante è scegliere quelli di qualità che sono riconoscibili grazie ad un track record che li contraddistingue senza lasciare spazio a errori. “Per generare sovraperformance in modo sistematico occorre fare qualcosa di diverso, farlo bene e agire con coerenza nel tempo. L’accumulo di rendimenti composti non segue una linea retta. È indispensabile applicare una ricerca approfondita e cercare di pensare con una mentalità molto aperta a come vivremo, lavoreremo e comunicheremo a distanza di un certo numero di anni, per poi investire in quelle società che plasmano il futuro e al contempo ne beneficiano al meglio”, specifica il manager di Invesco, che poi suggerisce di approfondire meglio anche la convinzione secondo la quale gli investimenti passivi sarebbero più economici.

TUTTE LE SPESE DEGLI STRUMENTI PASSIVI

Spesso viene dato poco peso alle spese degli strumenti passivi. Un ETF normalmente utilizzato per replicare le azioni globali presenta una spesa annua pari a 31 punti base (0,31%). A questo va aggiunto il costo di consulenza che rischia di introdurre un percorso di performance future che segneranno il passo rispetto all’indice in misura proporzionale alla totalità delle spese. “Parlare di indice e investire nell’indice non sono la stessa cosa”, argomenta Dishmon che poi specifica: “Questo approccio non replica l’indice bensì lo prende come indicatore, con un distacco che può essere anche consistente su periodi di mantenimento dell’investimento prolungati”.

L’IMPORTANZA DELL’ALLOCAZIONE DEL CAPITALE

Ma c’è di più. I mercati finanziari hanno la prerogativa di permettere di allocare il capitale e di fornire liquidità agli investitori. “Siamo convinti che non sia sempre consigliabile investire basandosi solo sugli indici in termini di allocazione del capitale, eppure lo si fa a un ritmo crescente”, sottolinea il fund manager di Invesco. Il suo riferimento è al fatto che le maggiori allocazioni tramite gli strumenti passivi tanto in voga vengono indirizzate sui vincitori del passato, senza alcun criterio circa la logica economica di acquistare o vendere una posizione. Infatti negli indici di mercato il peso specifico delle singole azioni è direttamente proporzionale alla crescita della loro capitalizzazione nel tempo: più questa aumenta più cresce il peso percentuale di quel titolo nell’indice di riferimento.

PERCHÉ HA SENSO FARSI ACCOMPAGNARE DA UN GESTORE ATTIVO

“Nel corso delle nostre carriere abbiamo assistito a molte situazioni in cui una particolare idea, divenuta generalmente accettata, non ha dato i risultati sperati, finendo quasi sempre per perdere gran parte del consenso”, spiega Dishmon. “Il rischio in ambito finanziario arriva all’improvviso dopo aver atteso nell’ombra. Per questo, adesso più che mai, ha senso farsi accompagnare da un gestore attivo capace di individuare le migliori opportunità ed evitare i potenziali pericoli”, suggerisce il manager di Invesco.

UNA STRATEGIA PER IL SUCCESSO NEL LUNGO TERMINE

“Abbiamo costruito una strategia per il successo nel lungo termine, plasmata con coerenza investendo in ecosistemi economici in evoluzione strutturale e in società che dimostrano vantaggi sostenibili. Tali vantaggi consentono alle imprese valide di allestire una struttura capace di offrire rendimenti elevati a lungo termine. Se a questo uniamo prezzi ragionevoli, come spesso succede in presenza di volatilità a breve termine, otteniamo una sintesi del nostro approccio”, conclude il Senior Portfolio Manager di Invesco.

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