I dividendi azionari restano una solida fonte di rendimento anche nell’era Covid-19

Nel secondo trimestre spartiti 382 miliardi
di Leo Campagna 22 Ottobre 2020 - 7:45

Ben Sheehan (Aberdeen Standard Investments) sottolinea come dal 2011 le azioni offrano un rendimento medio più elevato rispetto alle obbligazioni: tendenza che non dovrebbe subire nessuna flessione

Nel secondo trimestre di quest’anno, complici le pesanti ripercussioni economiche della pandemia globale da coronavirus, le aziende di tutto il mondo hanno ridotto i dividendi al minimo degli ultimi dieci anni. Inoltre sono state riviste al ribasso del 15% circa anche le aspettative sulla distribuzione complessiva di cedole nei prossimi 12 mesi (vedi grafico sotto)

383 MILIARDI DI DOLLARI IN DIVIDENDI DISTRIBUITI NEL SECONDO TRIMESTRE

“Gli investitori dovrebbero tuttavia concentrarsi sul fatto che nel secondo trimestre le aziende hanno comunque corrisposto agli azionisti dividendi pari a 382 miliardi di dollari USA nonostante lo shutdown economico globale” sottolinea Ben Sheehan, Senior Investment Specialist, Azionario Asia Pacifico, Aberdeen Standard Investments (ASI).

LA BCE HA ORDINATO ALLE BANCHE DI CONGELARE LE CEDOLE

Va precisato che oltre il 40% dei tagli ai dividendi in tutta Europa nel secondo trimestre è riconducibile alle banche su input della BCE che ha ordinato loro di congelare le distribuzioni per preservare il capitale e sostenere le imprese e le famiglie durante la pandemia. “Gli investitori devono saper distinguere le aziende tra quelle che hanno tagliato i dividendi a causa di difficoltà sul fronte del flusso di cassa e quelle costrette a farlo dalle autorità di regolamentazione e dai governi, poiché molte di queste ultime sarebbero in grado di corrispondere dividendi, e sicuramente riprenderanno a farlo quando sarà loro consentito”, spiega Sheehan.

PRIVILEGIARE LE COMPAGNIE CON BILANCI PIU’ SOLIDI

Infatti l’impatto della pandemia non è stato uguale per tutte le aziende. In alcuni casi, come per esempio nei settori viaggi, tempo libero ed edilizia, il contraccolpo è stato pronunciato mentre altre stanno beneficiando dei cambiamenti nei modelli di lavoro e di consumo in settori come i servizi online e il cloud computing. “Gli investitori interessati alle società che corrispondono dividendi possono ridurre attivamente la loro esposizione diretta all’impatto del virus e ai titoli in cui prevedono rischi di coda indesiderati. In parallelo, possono privilegiare le compagnie con bilanci più solidi e un posizionamento che garantisca la distribuzione di dividendi”, suggerisce l’esperto di Aberdeen Standard Investments.

SOLTANTO IL 30% DELLE AZIENDE USA HA RIDOTTO I DIVIDENDI NEL 2008

A questo proposito è interessante una ricerca effettuata dalla società di servizi finanziari Jefferies nella quale emerge che gli Stati Uniti risultano il mercato con i dividendi più sostenibili, con soltanto il 30% delle società che ha ridotto le cedole durante la crisi finanziaria del 2008. Un trend che si sta delineando anche durante la pandemia di Covid-19, confermando i dividendi statunitensi come i più resilienti. Secondo Jefferies, le compagnie degli States, più inclini di norma al riacquisto di azioni proprie (altro modo per restituire capitale agli azionisti) durante i periodi di stress hanno sempre sospeso i buy back piuttosto che la distribuzione dei dividendi.

TENER CONTO DEI TASSI BASSI E DELL’INVECCHIAMENTO DELLA POPOLAZIONE

In ogni caso, oltre alla sostenibilità, gli investitori devono tener presente il contesto attuale, con la compressione dei rendimenti obbligazionari, bassi o negativi, che riguarda 15.000 miliardi di dollari di bond a livello globale. “Dal 2011 le azioni offrono un rendimento medio più elevato rispetto alle obbligazioni, tendenza che a nostro parere non subirà una flessione dato l’enorme pool di emissioni a rendimento basso o negativo. Inoltre, l’invecchiamento della popolazione globale alimenta una forte domanda di reddito per accumulare risparmio per la pensione” fa presente il manager di Aberdeen Standard Investments.

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