Idee di investimento, il trend può proseguire con high yield e debito emergente Asia

Obbligazioni
di Leo Campagna 14 Settembre 2020 - 11:46

Il contesto di tassi a zero sostiene la caccia al rendimento e, come alternative ai titoli di stato e alla liquidità, si candidano gli high yield, il debito emergente, e il private credit

CACCIA GLOBALE AL RENDIMENTO

A meno che non si verifichi una seconda grave ondata di contagi o non esplodano turbolenze sul versante geopolitico, il team Global Fixed Income, Currency and Commodities Group di J.P. Morgan Asset Management prevede un ulteriore restringimento degli spread nell’ambito delle obbligazioni societarie. Intanto, come si legge nell’articolo Grazie alla Fed, spread creditizi verso livelli pre-Covid, la caccia globale al rendimento non si attenua, mentre la liquidità continua a cercare sbocchi. Nella settimana al 31 agosto, i fondi monetari hanno registrato ulteriori deflussi mentre i capitali si dirigono verso strategie obbligazionarie, con afflussi cospicui sulle emissioni corporate dei Mercati Sviluppati, sul debito dei Mercati Emergenti, e nei fondi obbligazionari. La politica monetaria sta rafforzando la tendenza e l’effetto a cascata secondo il team di J. P. Morgan AM potrebbe indurre gli investitori a spostamenti estremi nell’universo del credito, dall’Investment Grade ai titoli ibridi, agli high yield e al debito emergente.

IL GRANDE RALLY OBBLIGAZIONARIO NON È FINITO

Gli investitori dovranno abituarsi a un quadro fatto di crescita negativa, di debito pubblico più alto e aumento della disoccupazione, che per i mercati del credito implica la possibilità che anche i tassi dei T-Bond USA a 10 anni entrino per la prima volta in territorio negativo già entro la fine dell’anno, aprendo nuovi spazi di guadagno nell’obbligazionario. È la conclusione cui giunge l’analisi di Edward Al-Hussainy, analista senior tassi d’interesse e valute di Columbia Threadneedle Investments, secondo il quale, come ha modo di argomentare nell’articolo “Dall’emergenza Covid un nuovo slancio al rally obbligazionario”, nei prossimi 3-5 anni i tassi riprenderanno a scendere, divenendo negativi negli Usa, a causa del rallentamento della crescita e dell’intensificarsi delle misure politiche non convenzionali delle banche centrali. L’esperto di Columbia Threadneedle ritiene che siano rischi contenuti, e vede una ripresa economica che seguirà nel migliore dei casi una traiettoria a U, per cui reputa probabile che prima della fine dell’anno i rendimenti dei Treasury Usa decennali possano scendere per la prima volta in territorio negativo, uno sviluppo che consentirebbe agli investitori obbligazionari di mettere a segno ulteriori plusvalenze. E conclude invitando gli investitori a prendere nota del fatto che “il grande rally del mercato obbligazionario è ben lungi dall’aver esaurito il suo corso”.

SPREAD HIGH YIELD RIENTRATI DI MENO

Intanto, il BlackRock Investment Institute spiega, nell’articolo BlackRock positiva sulle obbligazioni high yield focalizzato sul mercato del credito, che si aspetta un aumento della volatilità, dopo il poderoso rally messo a segno dagli asset a rischio, e mentre si avvicina il giorno del voto per la presidenza americana. A fronte di questo quadro, BlackRock ha deciso di ridurre l’esposizione tattica sui bond Investment Grade e aumentarla sugli High Yield, dove vede ancora spazio di restringimento degli spread. Da marzo gli spread creditizi investment grade e high yield sono rientrati costantemente grazie al supporto straordinario delle banche centrali, ma in modo più accentuato per la prima categoria, che sembra aver ormai prezzato lo stimolo monetario, mentre per gli high yield sembra che ci sia spazio per ulteriore contrazione, che si tradurrebbe ovviamente in un aumento dei prezzi, man mano che la ripartenza economica si consolida. La preferenza per le obbligazioni high yield è supportata anche dai fondamentali, che ancora non si riflettono pienamente nei prezzi, che scontano ancora un tasso implicito di possibili default troppo elevato. La bottom line è restare moderatamente sovrappesati sul settore del credito rispetto all’azionario, con una forte preferenza per il segmento high yield e un atteggiamento più neutrale sull’Investment Grade, mantenendo però un sovrappeso specifico sui Treasury americani.

DEBITO EMERGENTE, I PAESI PIÙ FORTI CONCENTRATI IN ASIA

Per quanto riguarda invece il debito emergente, il punto della situazione lo fa Justin Leverenz, CIO Developing Markets Equities & Senior Portfolio Manager di Invesco nell’articolo Invesco: Asia vincente, ma è stress da Covid per gli altri mercati emergenti. L’esperto ribadisce la storica convinzione della casa d’investimento sul fatto che la Cina resti il cuore pulsante delle economie emergenti. Il grande paese asiatico, secondo Invesco, è in grado di dare un contributo a lungo termine determinante alla crescita globale che potrebbe diventare ancora più evidente dopo la pandemia, mentre anche altre economie asiatiche tengono bene, come Taiwan, Corea del Sud e Asia sudorientale.
Ma l’esperto di Invesco aggiunge che proprio la pandemia può far emergere le fragilità dell’India, a causa degli stress che la crescita strutturale potrebbe subire, e che ci sia poco da essere ottimisti sui paesi emergenti al di fuori dell’Asia, con le maggiori economie di America Latina, Medio Oriente e Africa che dovranno far fronte a una serie di criticità, dal debito esterno ai deficit non sostenibili alla qualità degli asset. I paesi forti dal punto di vista della struttura finanziaria sono quasi tutti in Asia, a partire dalla Cina, con Taiwan, Corea del Sud, Thailandia, Indonesia e Filippine, ma anche Russia, Perù e forse l’Egitto, tutti dotati di sistemi bancari con ridotta leva finanziaria, regimi patrimoniali estremamente rigorosi, flussi di finanziamenti ed eccellente liquidità.

PRIVATE EQUITY E CREDIT AL POSTO DI GOVERNATIVI, CASH E HEDGE FUND

Infine, nel nono rapporto annuale sul settore assicurativo globale, dal titolo “Ready, Set, Reset”, a cura di Goldman Sachs Asset Management (GSAM), vengono analizzate le strategie d’investimento di 273 compagnie di assicurazione mondiali, indagando su come si siano evoluti gli approcci d’investimento alla luce di sviluppi di mercato inattesi in un contesto di permanente incertezza. Come illustrato nell’articolo Etf, private market e principi Esg: su cosa investono i big dell’assicurativo, tra le altre principali evidenze emerse dal sondaggio la conferma che non solo i trend segnalati dai Chief Investment Officer (CIO) già prima della pandemia (incremento nei segmenti del private equity, delle attività cartolarizzate e, del private credit a fronte di una riduzione dell’esposizione a titoli di stato, cash e hedge fund) dovrebbero continuare, ma potrebbero addirittura subire un’accelerazione: i mutui commerciali e per le attività del settore immobiliare sono infatti destinati a subire una contrazione e dovranno essere nuovamente sottoscritti. L’interesse da parte dei CIO assicurativi per i private market proseguirà nonostante i recenti eventi di mercato e la volatilità, dal momento che i benefici della diversificazione, i premi di illiquidità, e la repressione finanziaria ne sosterranno ancora la valenza in portafoglio.