Titoli tecnologici costosi? I miti da sfatare secondo AllianceBernstein

Dibattito aperto
di Mariano Mangia 9 Settembre 2020 - 14:00

Per AllianceBernstein alcune valutazioni elevate hanno una ragione d’essere, ma per individuare le migliori opportunità gli investitori devono andare oltre le apparenze e le congiunture del momento

I cambiamenti delle dinamiche commerciali e nelle abitudini di consumo innescati dalla pandemia hanno favorito la crescita dei giganti del settore tecnologia e del web, ma anche di molte società innovative che offrono servizi basati sul cloud, il fintech o i servizi di supporto per l’e-commerce. Il forte rialzo ha però spinto in alto le valutazioni: a livello globale, il rapporto prezzo/utili attesi del settore tecnologico è pari a 26,5 con un premio del 30% rispetto all’indice MSCI World. È un divario giustificato? Per la società di gestione AllianceBernstein alcune valutazioni elevate hanno una ragione d’essere in una congiuntura senza precedenti come quella attuale, soprattutto nel caso di società con driver di crescita sostenibili. Per riuscire a individuare le opportunità, spiegano, gli investitori devono semplicemente sfatare alcuni miti.

NON TUTTI I TITOLI TECNOLOGICI SONO SOPRAVVALUTATI

Quello della tecnologia non è un settore omogeneo e non tutte le società che vi operano sono sopravvalutate: è l’opinione degli analisti di AllianceBernstein, che sottolineano come il premio di valutazione del settore sia relativamente basso rispetto al suo massimo storico. Dopo il picco di mercato del 2000, tecnologia e servizi di comunicazione insieme rappresentavano il 35% dell’indice MSCI World e meno del 18% degli utili totali; oggi, invece, pesano per il 30% ma generano quasi il 25% degli utili complessivi. Il motivo? In un mondo sempre più interconnesso via web, le società tecnologiche godono in misura crescente di un positivo effetto di rete, grazie al quale possono beneficiare dei vantaggi legati alle economie di scala, generando margini incrementali maggiori.

NON SEMPRE A VALUTAZIONI ELEVATE CORRISPONDONO RISCHI ELEVATI

Le società tecnologiche con driver di crescita di lungo termine sono percepite come fonti di maggiore crescita degli utili rispetto a società con driver di crescita ciclici, maggiormente dipendenti da fattori macroeconomici interessati dalla pandemia e dunque più rischiosi. Ad esempio, le azioni dei rivenditori tradizionali al dettaglio e delle società tecnologiche che forniscono servizi e attrezzature IT in loco possono sembrare convenienti, ma sono potenzialmente esposte a ulteriori flessioni nel caso in cui la pandemia dovesse persistere.

LE VALUTAZIONI CONTANO PIÙ DEI FONDAMENTALI?

Si tende forse ad attribuire un’importanza eccessiva alle valutazioni di borsa a scapito del potenziale di crescita degli utili e in AllianceBernstein ricordano che nel 2007 Apple scambiava su massimi da capogiro sulla base di proiezioni di vendita di 3 milioni di iPhone nel primo anno, oggi ne vende 200 milioni all’anno. Se si guarda esclusivamente alle stime di consensus in un dato momento, viene osservato, le società tecnologiche innovative possono apparire costose, ma i veri leader hanno lungimiranza e tenacia, sanno reinventarsi con nuovi prodotti e servizi, sono disposti anche a rivoluzionare il proprio modello di business, come ha fatto, ad esempio, Netflix, trasformandosi da servizio di consegna DVD per posta a fornitore di contenuti in streaming, un settore all’epoca della scelta ancora inesplorato.

A CACCIA DI OPPORTUNITÀ

Oggi c’è una grande disponibilità di capitali alla ricerca di opportunità di investimento che sono però esigue, molto spesso da individuare tra le società più piccole e meno conosciute. Non tutte seguiranno il destino di Amazon, ma alcune potrebbero avere le caratteristiche per diventare leader della prossima generazione di prodotti e servizi, con la capacità di generare cambiamenti e l’instancabile mentalità innovativa necessaria per reinventarsi costantemente. Sulla base di stime a breve termine possono talvolta apparire costose, ma il compito più importante per chi investe in questo settore, spiegano i gestori di AB International Technology Portfolio, fondo che si fregia delle cinque stelle di Morningstar, è proprio quello di identificare i leader rivoluzionari del futuro, in grado di generare una crescita sostenibile, attualmente sottostimata, anche oltre l’exploit di breve termine.

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