Verso le presidenziali Usa

Resta americano il primato di mercati e economia, l'Europa deve rincorrere

Il debito ‘buono’ di Draghi e la storia d’amore Macron-Merkel accendono speranze, ma l’Europa resta indietro sia sui mercati che in economia, rispetto a un’America che va verso le elezioni in piena ripartenza

di Stefano Caratelli 24 Agosto 2020 08:36

Proviamo a mettere insieme i pezzi scomposti del mosaico di mezz’estate. Cominciamo da Mario Draghi, che al festival di Rimini ha svelato che esiste anche un debito ‘buono’ oltre a quello ‘cattivo’, affermazione che se presa alla lettera dovrebbe imporre un cambiamento al dizionario tedesco, visto che da quelle parti usano la stessa parola, Schuld, sia per indicare il debito che la colpa. Nel suo discorso inoltre, il salvatore dell’euro non ha neanche preso in considerazione l’idea che le economie europee possano rientrare in lockdown e ha evocato la necessità per l’Europa di dotarsi di un ministro del Tesoro, carica che nessuno meglio di lui potrebbe ricoprire.

STORIA D’AMORE IN PROVENZA


Altro evento importante, il vertice Macron-Merkel nella residenza presidenziale di Fort de Bregancon, sulla costa provenzale: la storia d’amore tra i due leader continua e si dice che dopo aver portato a casa il Recovery Fund stiano pensando a un coordinamento europeo per la gestione della ripartenza dopo il lockdown, per evitare che ognuno vada per conto suo, con i governi ipnotizzati dal conteggio giornaliero dei nuovi casi, come succede in Italia, dove i numeri assoluti non dicono la verità, perché la percentuale di positivi resta saldamente ancorata vicino all’1% dei test fatti giornalmente.

I SONDAGGI NON PREMIANO IL TICKET DEM


Poi c’è stata l’investitura da parte della Convention Democratica virtuale del ticket Biden-Harris, esaltata dai media ma poco pagante in termini di sondaggi, visto che il vantaggio dell’ex vice di Obama si assottiglia un po’ e soprattutto si allontana la prospettiva che i Dem facciano il pieno prendendo anche il Senato. Intanto circolano modelli statistici collaudati da molte elezioni azzeccate, di cui uno finito anche sulla stampa italiana nei giorni scorsi, che continuano a dare Trump vincitore. Un fattore determinante sarà sicuramente l’economia, che gli indicatori danno in violento rimbalzo nel terzo trimestre.

ECONOMIA USA IN VIOLENTO RIMBALZO


Le ultime proiezioni della Fed stimano il PIL americano in crescita intorno al 26% nel terzo trimestre dopo il crollo di oltre il 30% nel secondo, mentre il PMI composito flash di agosto, che registra la salute sia del manifatturiero che dei servizi, è schizzato a 54,7 punti dai 50,3 di luglio, portandosi ai massimi da 18 mesi. Anche la disoccupazione, nonostante le richieste settimanali di sussidi siano tornate sopra il milione, sta rientrando, perché i ‘continued claims’ vale a dire quelle che si rinnovano da una settimana all’altra, continuano a calare, anche se non fanno titolo. E intanto l’immobiliare continua a tirare, sia per le nuove costruzioni che nelle compravendite. Con questi dati, è abbastanza comprensibile che la Fed esiti ad adottare nuovi stimoli, forse non ce ne sarà bisogno.

EUROPA FRENATA DAI TIMORI SUL COVID


L’Europa, che all’inizio del trimestre sembrava messa meglio degli USA, ha difficoltà a sostenere il passo della ripartenza: il corrispondente indice PMI composito nella lettura flash di agosto torna indietro a 51,6 punti da 54,9 di luglio, proprio a causa dei timori di una nuova ondata di Covid, che in alcuni paesi hanno indotto a restrizioni di attività che hanno colpito soprattutto i servizi. Il tutto è stato puntualmente registrato dai mercati, che in America si sono spinti a nuovi record di sempre con lo S&P 500, mentre il Nasdaq in settimana ha messo a segno il massimo di tutti i tempi numero 35 da inizio anno, cose mai viste.

IN ORDINE SPARSO SUL CONTRASTO


Le Borse europee risentono invece dell’economia che fa fatica, anche perché i paesi dell’Unione continuano a muoversi in ordine sparso nelle misure di contrasto al virus, tentano lo strappo in avanti, come successo tra il 17 e il 18 agosto, ma poi tornano indietro. Come torna indietro anche l’euro, che dopo essersi avvicinato alla soglia di 1,20 su dollaro ha chiuso la settimana appena sotto 1,18.

BOTTOM LINE


Mettendo tutto insieme, la big picture è fatta di mercati e economia americani che si avvicinano senza troppe fibrillazioni al test elettorale, pronte a ingranare un possibile rally di fine anno che potrebbe diventare una carica di cavalleria se vince Trump, mentre l’Europa deve completare la svolta storica del Recovery Fund con una strategia unitaria anti-virus e qualche altrettanto storico passo avanti in materia di Unione Bancaria e di gestione del futuro debito europeo, che altrimenti potrà essere ‘buono’ o ‘cattivo’ a seconda delle mani nazionali in cui finiscono i soldi.
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