Il “programma” di Draghi per ripartire

Al Meeting di Rimini
di Virgilio Chelli 18 Agosto 2020 - 11:25

Da Rimini l’ex capo della Bce detta l’agenda italiana ed europea per uscire più forti dalla crisi: usare il debito “buono” per fare le riforme, serve un ministro del Tesoro europeo

La crisi da pandemia ha generato un’incertezza paralizzante delle attività economiche e sociali ma anche delle decisioni, ma non deve cambiare l’impegno etico, che nella storia ha sempre trovato vigore nelle difficoltà. L’Europa stava uscendo dalla crisi di 12 anni e dall’ulteriore recessione causata dalla crisi del debito europeo, ma proprio quando tornava la fiducia è stata colpita dal virus, che minaccia non solo l’economia ma il tessuto di tutta la società. Per uscirne bisogna mettere mano a riforme storiche, utilizzando per far ripartire la crescita il debito “buono” quello che serve a far ripartire investimenti e occupazione.

UN MESSAGGIO POLITICO

È un messaggio forte e molto “politico” quello lanciato da Mario Draghi dalla tribuna del Meeting di Rimini, in cui ha passato in rassegna la reazione europea alla crisi indotta da pandemia e ha tracciato l’agenda per uscirne in maniera solida e sostenibile nel lungo termine. Draghi ha sottolineato che i sussidi sono stati una prima forma di vicinanza garantita da governi e istituzioni, che servono a sopravvivere. Ma, ha aggiunto, ai giovani bisogna dare di più e cercare la strada della ricostruzione con il pragmatismo necessario. Per Draghi bisogna accettare il cambiamento e adattare comportamenti e politiche, ma senza rinnegare i principi e senza aggiungere incertezza a incertezza.

RISCHI DEL POPULISMO

In un discorso in cui ha ripetuto molte volte la parola “insieme”, Draghi ha citato i numeri drammatici della recessione, che ha causato come ai tempi della guerra una distruzione di capitale fisico ma anche di capitale umano. L’ex capo della Bce ha richiamato i principi del multilateralismo, disattesi da USA e Cina ma non dall’Europa, ma ha anche avvertito sui rischi dell’euroscetticismo e del populismo. La risposta europea è stata una attenuazione o una sospensione delle regole di stabilità finanziaria. Per Draghi bisogna passare dalla sospensione alla creazione di nuove regole adeguate alla situazione, riformando l’esistente senza abbandonare i principi della solidarietà e del multilateralismo.

COME NEL DOPOGUERRA

Come negli anni 70, ha rilevato Draghi, mancano i punti di riferimento, con la conseguenza di politiche erratiche e meno efficaci. Ma, ha aggiunto, questo non è il futuro, che è invece nelle riforme profonde. Come nel dopoguerra, secondo Draghi la ricostruzione deve cominciare prima che la “guerra” finisca. Le regole europee secondo Draghi non andranno riattivate nella forma attuale, e la riflessione deve cominciare subito, con obiettivi chiari: il debito pubblico sarà elevato a lungo, ma sarà sostenibile se utilizzato a fini produttivi. Di qui la distinzione tra debito ‘buono’, vale a dire usato per costruire la ripresa su basi solide, e debito ‘cattivo’, usato a fini improduttivi.

MINISTRO DEL TESORO EUROPEO

Per Draghi la crescita economica è un “imperativo assoluto”, la condizione per la sostenibilità debito, con l’istruzione e l’investimento nei giovani obiettivo numero uno. Draghi vede nel Recovery Fund e nella Next Generation EU un inizio incoraggiante, ma non sufficiente. Per portare avanti queste politiche in modo efficace servono un ministero del Tesoro Europeo e l’Unione Bancaria.