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Il rally

Il Toro cinese è destinato a durare?

Paolo Mauri Brusa di Gam analizza le prospettive del recente rally azionario cinese, fra i più intensi degli ultimi anni, e le differenze con l’analogo rialzo del 2015

di Chiara Merico 10 Luglio 2020 17:00

Di recente una serie di articoli sui media governativi cinesi avevano suggerito il possibile arrivo di un bull market sul mercato azionario del Dragone, e poco dopo la fiammata si è davvero materializzata. “La la classica profezia che si autoavvera”, commenta Paolo Mauri Brusa, gestore del team Multi Asset Italia di Gam (Italia) Sgr, secondo cui “il parallelismo con l’estate del 2015 è subito tornato alla mente di molti investitori”.

VERIFICARE LA SOSTENIBILITÀ DEL MOVIMENTO


Anche allora le autorità di Pechino, attraverso media e giornali, avevano caldeggiato e “agevolato” l’ascesa dei mercati, salvo poi dover assistere al crollo rovinoso del mese di agosto, osserva Brusa. “Secondo alcuni economisti, il +15% messo a segno in poche sedute di Borsa dall’indice di Shanghai non ha grandi giustificazioni economiche, almeno per ora. La moral suasion del governo di Pechino ha avuto quindi un ruolo decisivo ma serve attenzione, occorre verificare la sostenibilità di questo movimento nel medio termine”.

ATTENZIONE AL RIALZO DEI RENDIMENTI OBBLIGAZIONARI


Come spiega l’esperto di Gam, in corrispondenza del rally azionario si è infatti verificato un “repentino rialzo dei rendimenti obbligazionari”, cosa che “non è certamente salutare per un’economia molto indebitata e con un mercato immobiliare piuttosto tirato”. In ogni caso, alcune differenze con il 2015 ci sono, e non di poco conto.

LE DIFFERENZE CON IL 2015


All’epoca, ricorda Mauri Brusa, “l’allentamento dei requisiti di marginazione aveva permesso agli investitori privati di aumentare la portata delle proprie scommesse prendendo in prestito denaro per acquistare azioni. L’aumento della leva aveva contribuito ad amplificare i guadagni in un primo momento, ma poi aveva accelerato la caduta, capace di cancellare un terzo del valore dell’indice nell’arco di un mese”. Oggi invece i requisiti per l’utilizzo della leva finanziaria sono molto più stringenti ed è auspicabile che i regolatori siano più cauti e non ripetano gli errori del passato.

BUONE NOTIZIE SUL FRONTE MACRO


Sul fronte macro, poi, le buone notizie non mancano: il Pmi sui servizi pubblicato la scorsa settimana ha avuto il più grosso rialzo degli ultimi 10 anni, confermato dal balzo dell’indice Caixin (sempre relativo ai servizi) di questa settimana, passato da 55 di maggio a 58,4 di giugno, un livello compatibile con una fase di espansione economica sostenuta. “La Cina sta evidentemente uscendo dalla fase critica”, osserva l’esperto di Gam.

PROSPETTIVE INCORAGGIANTI


Se poi si considerano anche altri fattori, come l’ingente programma d’investimenti messo in campo dal governo, progetti in infrastrutture di vario tipo, dalle telecomunicazioni (5G) all’intelligenza artificiale, dal cloud alle biotecnologie, per Mauri Brusa “le prospettive nel medio termine sono abbastanza incoraggianti e possano giustificare un rialzo del mercato nei prossimi trimestri, anche al netto degli eccessi di qualche singola giornata. La sensazione di molti investitori, quindi, è che la Cina ripartirà prima e con più slancio di Stati Uniti ed Europa”. A patto che anche le economie occidentali ripartano senza grossi intoppi e che le tensioni con gli Stati Uniti non aumentino nuovamente come a fine 2018.
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