Investimenti post-coronavirus, italiani più propensi ad affidarsi ai consulenti finanziari

Columbia Threadneedle Investments
di Antonio Cardarelli 28 Maggio 2020 - 7:45

Un sondaggio di Columbia Threadneedle Investments rivela che gli investitori italiani, preoccupati per le conseguenze della crisi da Covid 19, sono ora maggiormente disposti a chiedere il supporto di professionisti dell’investimento

Pentiti per le scelte compiute, meno propensi a rischiare e pronti a farsi aiutare da un consulente finanziario. A grandi linee, è questo l’identikit degli investitori italiani post-coronavirus che emerge da un recente sondaggio commissionato da Columbia Threadneedle Investments, uno dei principali gruppi di risparmio gestito a livello globale.

65% PENTITO DELLE SCELTE PRE-CORONAVIRUS

Un sondaggio condotto a livello globale, che ha interessato un campione rappresentativo di investitori italiani, che ha offerto diversi spunti di riflessione. Tra i più importanti c’è sicuramente il 42% che ha dichiarato che, in futuro, darà maggior valore e spazio alla consulenza finanziaria. Un dato che probabilmente va letto insieme al 65% di investitori che ha dichiarato di essersi pentito della pianificazione finanziaria fatta prima della crisi. In controluce, tuttavia, va ricordato che ad oggi solo il 13% degli investitori italiani ha incontrato o intende incontrare un consulente e il 17% è ancora restio a pagare per una consulenza professionale. La strada da fare, insomma, è ancora lunga, ma paradossalmente la crisi che stiamo attraversando potrebbe rappresentare un’occasione per invertire questa rotta.

I PERICOLI DELLE SCELTE EMOTIVE

Pur essendo lecito pentirsi o riflettere sulle proprie scelte, è bene ricordare che durante i periodi di ribasso è preferibile non disinvestire per non cristallizzare le perdite. La scelta migliore rimane quella di focalizzarsi sul lungo termine, cercare di mantenere i nervi saldi e attendere il rimbalzo che di solito segue gli shock di breve durata. Tuttavia, dal sondaggio di Columbia Threadneedle Investments emerge che un investitore italiano su sei è propenso a vendere le proprie quote.

SPAZIO DI CRESCITA PER LA CONSULENZA PROFESSIONALE

Il pentimento rispetto alle scelte compiute interessa il 65% del campione, con un’incidenza più marcata (78%) tra i giovani di età compresa tra i 25 e i 34 anni. I rammarichi più frequenti riguardano il non avere un piano finanziario adeguato (31%), avere un orizzonte temporale di durata troppo breve (11%). Quattro investitori su dieci sono intenzionati ad aumentare la diversificazione e il 42% degli intervistati ha detto di voler dare più spazio alla consulenza finanziaria. Preoccupa, invece, il 44% che si è detto più incline a preferire la liquidità rispetto al rischio, un segnale da non sottovalutare in un Paese in cui oltre 1.600 miliardi di euro sono già fermi sui conti correnti (fonte ABI).

DUBBI SUL RAGGIUNGIMENTO DEGLI OBIETTIVI FINANZIARI

La crisi ha aumentato la preoccupazione tra gli investitori. Il 66% del campione ritiene che non sarebbe stato in grado di far fronte alle conseguenze del lockdown oltre i sei mesi, mentre 7 intervistati su 10 ritengono che questa crisi avrà un impatto duraturo sulla propria situazione patrimoniale. Sentiment simile anche per le prospettive di carriera e per gli obiettivi finanziari, ritenuti in pericolo a causa della crisi da Covid-19 rispettivamente dal 30% e dal 33% degli intervistati.

“Fondamentale mantenere i nervi saldi di fronte a mercati incerti”

“Fondamentale mantenere i nervi saldi di fronte a mercati incerti”

ASPESI: OPPORTUNITÀ DALLA CRISI

“Le crisi offrono sempre delle opportunità – commenta Alessandro Aspesi, Country Head Italia di Columbia Threadneedle Investments – Come dimostra la nostra indagine, ad esempio, molti risparmiatori stanno oggi, sulla scia della crisi da Coronavirus, rivedendo il proprio approccio alle scelte di investimento insieme a quei comportamenti potenzialmente controproducenti. D’altro canto, è comprensibile che la recente forte volatilità sui mercati abbia portato ad una maggiore focalizzazione sui rischi”.

VALORE AGGIUNTO DELLA GESTIONE ATTIVA

Secondo Aspesi, quella attuala rappresenta “un’ottima occasione per i consulenti finanziari per stare ancor più vicino ai propri clienti” e raggiungere persone che finora sono rimaste lontane dagli investimenti. “A nostro avviso, proprio in questo contesto di elevata volatilità, inoltre, si evidenza maggiormente il valore aggiunto della gestione attiva di portafoglio, che diventa realmente fondamentale poiché consente di agire tempestivamente e con approccio selettivo per limitare le perdite e sfruttare al meglio le opportunità di mercato”, conclude Aspesi.