Amundi: “Rimaniamo costruttivi sul debito pubblico italiano”

Amundi
di Virgilio Chelli 22 Maggio 2020 - 7:45

Secondo Amundi, i rendimenti dei BTP restano interessanti sia rispetto agli altri periferici europei sia rispetto ai corporate bond, anche perché il rischio declassamento sembra essere remoto

L’economia globale si sta avviando su un percorso di ripresa che somiglierà probabilmente più a una “U” che a una “V”, anzi una “U” lunga, nel senso che ci vorrà tempo e gradualità per tornare a livelli di attività di produzione e consumi pre-crisi. In Italia la prospettiva non si presenta diversa, con il governo che per il 2020 stima una contrazione del PIL dell’8% annuo, che dovrebbe essere seguita da una crescita del 4,7% nel il 2021.

DUE SCENARI PER LA CRESCITA E IL RAPPORTO DEBITO/PIL

In un’analisi proposta in forma di domande e risposte e firmata da Matteo Germano, Head of Multi-Asset, CIO Italy, e Monica Defend, Global Head of Research, Amundi prende come riferimento due possibili scenari, il primo allineato con le stime governative di contrazione del -8,0% quest’anno e il secondo più pessimista che si basa su un calo del prodotto del 12,0% sempre per il 2020. L’analisi degli esperti di Amundi parte dall’andamento dei conti pubblici, con previsioni di breve periodo in linea con quelle del Governo Italiano, che stimano un deficit del 10,4% e un Debito/PIL al 155.7% nel 2020.

NEL 2022 POTREBBE TORNARE L’AVANZO PRIMARIO

Ma un peggioramento del profilo di crescita a -12% porterebbe il deficit/PIL al 13% ed il Debito/PIL vicino al 165%, mentre in termini di sostenibilità nel medio e lungo periodo, se l’economia crescesse del 6,1% nominale con un deficit al 5,7%, il debito potrà comunque scendere al 152,7% del PIL nel 2021. Ipotizzando invece una crescita nominale del 2,4% nel 2022 si tornerebbe a un avanzo primario positivo, nell’ordine dell’1,0% del PIL, con un deficit sotto il 3% ed il debito ridotto di un altro punto.

ATTIVITÀ INTENSA DI EMISSIONE, IL RUOLO DELLA BCE

Gli esperti di Amundi notano che nei primi quattro mesi dell’anno l’attività di emissione di debito italiano sul mercato primario è risultata intensa, con i volumi di offerta lorda e netta collocati finora che hanno già rispettivamente raggiunto circa il 47% ed il 75% dei target previsti per l’intero 2020. I progressi fin qui realizzati nella raccolta netta senza dubbio rafforzano il ruolo che ha assunto recentemente la BCE con i programmi di acquisto nel coprire i nuovi e ben più consistenti volumi di emissioni, che si aggiungeranno a quelle già previste nei prossimi mesi.

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RENDIMENTI INTERESSANTI RISPETTO A PERIFERICI E CORPORATE

Per tutte queste considerazioni, Amundi resta “costruttiva” sul debito pubblico Italiano, anche perché offre rendimenti “molto interessanti”, sia rispetto agli altri Paesi periferici dell’Eurozona, sia rispetto al mondo corporate. Gli esperti di Amundi non temono ulteriori downgrade del merito di credito dell’Italia, che negli ultimi tempi erano legati soprattutto alle possibili decisioni delle agenzie S&P e Fitch, che erano entrambe posizionate con un livello di rating BBB intermedio, vale a dire Investment Grade, un livello sopra Moody’s, che con il suo basso BBB era a ridosso del livello Junk anche se con un outlook stabile.

FITCH HA ALLINEATO A MOODY’S RATING E OUTLOOK

Gli esperti di Amundi osservano infatti che ora S&P ha confermato la valutazione in occasione dell’ultima review semestrale pianificata, mentre Fitch ha voluto per così dire ‘bruciare i tempi’, anticipando la revisione prevista a luglio per tagliare il rating di un livello, allineandosi a Moody’s anche in termini di outlook, modificato da negativo a stabile.