Pictet AM: nel post virus l’Italia può tornare la zona calda del rischio debito

Andres Sanchez Balcazar
di Virgilio Chelli 21 Maggio 2020 - 11:44

Pictet AM analizza come erano posizionati i vari Paesi alla vigilia della pandemia per prevedere come usciranno dalla crisi. L’Italia potrebbe tornare zona calda ma qualche forma di condivisione europea del debito sembra inevitabile

L’Italia è stata la zona calda nella crisi dell’Eurozona e potrebbe tornare tale anche nello scenario post virus, con il debito pubblico che potrebbe potenzialmente raggiungere il 150% del PIL a fine anno. La Bce possiede già titoli di Stato pari a circa il 22% del PIL italiano e ha un ruolo importante nella sostenibilità del Paese, avendo già detto che avrà un approccio flessibile e che quest’anno assorbirà fino al 90% delle nuove emissioni. Non mancano in Europa i timori sulla mutualizzazione del debito, ma se si vuole tenere unita l’Eurozona sarà necessaria una condivisione almeno parziale del debito.

EUROZONA VERSO QUALCHE FORMA DI MUTUALIZZAZIONE DEL DEBITO

Sono le conclusioni cui giunge un’analisi di Andres Sanchez Balcazar, Head of Global Bonds e Sabrina Khanniche, Senior Economist di Pictet AM, secondo cui l’atteggiamento “extend and pretend”, vale a dire concedere tempo e fingere che il debito sia stato pagato, può essere sostenuto solo fino a quando il mercato verificherà la risoluzione politica dell’Unione su questo tema. Per questo gli esperti della casa ginevrina prevedono movimenti nella direzione della mutualizzazione del debito, che garantirebbero il contenimento dei rendimenti sulle emissioni di obbligazioni italiane.

ALLA BCE SPETTA UN DIFFICILE COMPITO DI EQUILIBRARE ESIGENZE DIVERSE

Gli esperti di Pictet AM osservano che la Bce deve affrontare una difficile operazione di riequilibrio e dovrà mostrarsi abile nell’applicare la “teoria dei giochi”, perché deve conciliare l’obiettivo di evitare un’altra crisi del debito sovrano senza eliminare del tutto la pressione sui Paesi contrari a ogni mutualizzazione del debito. Se fosse troppo accomodante comprimendo troppo gli spread indebolirebbe infatti anche la pressione sui governi dell’Eurozona per trovare un accordo.

PREOCCUPAZIONE PER ALCUNI EMERGENTI, INFLAZIONE NON UN RISCHIO NEI PAESI AVANZATI

L’analisi degli esperti di Pictet AM si inquadra in una più ampia ricognizione su come erano posizionate le principali economie sul fronte del debito per capire come ne usciranno nello scenario del dopo-virus. La preoccupazione più immediata espressa è che alcune economie dei mercati emergenti siano già rimaste senza spazio di manovra monetaria, mentre l’inflazione non sarebbe un problema immediato nelle economie sviluppate, in quanto una domanda depressa e deboli prezzi del petrolio trascinano verso il basso i prezzi al consumo.

“La Corte costituzionale tedesca rappresenta un ostacolo per la flessibilità”

“La Corte costituzionale tedesca rappresenta un ostacolo per la flessibilità”

TURCHIA, BRASILE E SUDAFRICA AVVIATI VERSO UN CICLO SVALUTAZIONE/INFLAZIONE

L’analisi di Pictet AM mette in rilievo che in alcune economie emergenti le politiche delle banche centrali stanno già funzionando per trascinare al ribasso le rispettive valute in quello che potrebbe trasformarsi in un altro ciclo di svalutazione/inflazione, mentre preoccupa anche il fatto che alcune grandi economie in via di sviluppo – come Turchia, Brasile e Sudafrica – stanno andando in questa direzione. Secondo gli esperti di Pictet AM la pandemia è destinata a esacerbare le tensioni che già esistono nell’economia globale, e verificare come i vari Stati sono entrati nella crisi è fondamentale per capire come ne usciranno.

GLI STATI UNITI MEGLIO POSIZIONATI PERCHÉ GODONO DELLO STATUS DI VALUTA DI RISERVA

Finora i governi hanno annunciato programmi di stimoli pari al 4,1% del PIL globale potenziale, quasi metà nei soli Stati Uniti. Nell’Eurozona, lo stimolo rappresenta il 3% del PIL, in Giappone il 10%. Tutta spesa che necessita di ingenti emissioni di debito. Gli Stati Uniti, che beneficiano dello status di valuta di riserva, possono assorbirne gran parte, se non tutto, ma nel complesso, maggiori livelli di debito potrebbero far suonare alcuni campanelli d’allarme, durante la crisi del debito sovrano dell’Eurozona la Grecia ad esempio ha rischiato di essere espulsa dall’euro.

GRECIA, ITALIA E GIAPPONE POSIZIONATI PEGGIO PRIMA DELL’ESPLOSIONE DELLA PANDEMIA

I punteggi di rischio sovrano di Pictet AM indicano che la Grecia aveva di gran lunga la condizione peggiore di sostenibilità del debito a fine 2019, seguita da Italia, Giappone, Belgio e Regno Unito, mentre all’altra estremità, Svizzera, Paesi Bassi e Irlanda occupavano le posizioni migliori. Anche la mappatura delle condizioni del debito a breve conferma che Grecia, Italia e Giappone evidenziano le peggiori dinamiche di debito, sebbene anche la Francia desti una certa preoccupazione, mentre altri Paesi del Nord Europa e della Scandinavia sono in una buona posizione.

RUSSIA E COREA GODEVANO INVECE DI UNA SITUAZIONE DI MAGGIOR RESILIENZA

Tra le economie emergenti, infine, i Paesi che nelle classifiche di Pictet AM presentavano i rischi maggiori per il debito sovrano all’inizio della crisi erano Brasile, Sudafrica, Egitto e Argentina, mentre in termini di dinamiche in relazione alle situazioni di debito a breve, Sudafrica, Egitto e Ucraina costituiscono le principali preoccupazioni, mentre quelli che probabilmente mostreranno la maggiore resilienza sono Russia e Corea.

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