Perché per l’Europa la “fase 2” è un percorso a ostacoli

Andrea Delitala
di Virgilio Chelli 6 Maggio 2020 - 19:00

Pictet Am analizza la situazione dell’Europa, che tenta di proiettarsi verso la ripresa post-pandemia meno attrezzata rispetto agli Stati Uniti, con tutto il peso e la responsabilità praticamente sulle spalle della Bce

Il momento più acuto dell’emergenza da virus sembra alle spalle.Dopo quasi due mesi di “lockdown” si iniziano a valutare i benefici sanitari del blocco e i danni economici, con molti Paesi che iniziano ad allentare le misure sperando nell’arrivo di innovazioni in campo medico. Negli ultimi giorni sono giunte notizie incoraggianti sul farmaco Remdesivir dell’azienda statunitense Gilead, la cui efficacia verrà testata a maggio. Si apre così lo spiraglio per qualche imminente forma di cura, ma resta ancora lontano lo sviluppo di un vero vaccino. Quindi si tenta la convivenza con il virus, perché l’economia possa gradualmente riprendere. Un percorso non privo di insidie, ma che sembra necessario intraprendere in tempi rapidi.

IL RIMBALZO DELLE ECONOMIE NEL 2021 DIPENDERÀ DALLE MISURE FISCALI E MONETARIE

Partendo da questa premessa, Andrea Delitala, head of Euro Multi Asset di Pictet Asset Management, ipotizza che per fine luglio si possa tornare sopra il 90% dell’attività pre-Covid dall’80% attuale, come successo in Cina e che per fine 2020 si recuperino quasi i livelli di inizio anno. In questo quadro, le analisi di Pictet AM stimano una contrazione del Pil globale nel 2020 del 3.3%, seguita da un rimbalzo deciso nel 2021, che dipenderà molto dalle politiche fiscali e monetarie. L’Europa dovrebbe risultare la regione più fortemente penalizzata, soprattutto per la minor capacità di reazione mostrata rispetto agli Usa.

GLI STATI UNITI HANNO MESSO A PUNTO UN PACCHETTO PODEROSO DI STIMOLI E SOSTEGNI

L’America infatti ha ‘messo a terra’ una combinazione di stimoli monetari e fiscali pari a oltre il 7% del Pil, che comporterà un aumento del debito pubblico, compensato però dagli acquisti della Fed, che ha già iniettato liquidità per 2.500 miliardi di dollari con quasi altri 2.000 miliardi di dollari previsti per fine anno. Di fatto, osserva Delitala, è stato costituito un ammortizzatore che farà scendere il reddito disponibile meno del Pil nazionale, mentre la monetizzazione del debito eviterà un rialzo dei tassi che avrebbe ripercussioni negative sugli investimenti privati.

IN EUROPA INTERVENTO IN SCALA RIDOTTA E SOPRATTUTTO AFFIDATO AI SINGOLI STATI

Confrontando questi numeri con quanto fatto in Europa, vale a dire misure fiscali poco sopra il 3% del Pil e Qe da circa 1.200 miliardi, l’esperto di Pictet Am sottolinea la diversa entità della reazione nelle due regioni, di cui si sono accorti anche i mercati, che non a caso stanno lasciando indietro i listini europei. Delitala precisa che l’intervento europeo non è irrisorio, anzi è superiore a quello della Grande Crisi, ma aggiunge che è stato in gran parte delegato ai singoli Stati, liberati dal Patto di Stabilità, mentre è mancata una risposta unitaria, con un’asimmetria per cui i Paesi con una minore flessibilità di bilancio sono proprio quelli del Sud Europa, più duramente colpiti dalla pandemia.

LA BCE GIOCHERÀ UN RUOLO ANCORA PIÙ FONDAMENTALE

Per questo, secondo l’esperto di Pictet AM, giocherà un ruolo ancor più fondamentale la Bce, che dovrà contenere il costo del debito pubblico, innanzitutto con un ampliamento della portata e un allungamento della scadenza del Pandemic Emergency Purchase Programme. In aggiunta, potrebbe allentare ancora le limitazioni negli acquisti. In questo quadro il Mes rimane lo strumento di ultima istanza, per il quale condizione necessaria, ma probabilmente non sufficiente, sarebbe il ricorso alla nuova linea di credito Pandemic Crisis Facility in caso di grave crisi specifica di un Paese.

Come sarà la globalizzazione dopo il coronavirus

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IL FONDO EUROPEO PER LA RIPRESA RISCHIA DI SLITTARE FINO AL 2021

Di ben altra portata sarebbe il cosiddetto Recovery Fund basato sul bilancio europeo, che potrebbe arrivare a liberare risorse per 2.000 miliardi, ma Delitala nota che le tempistiche per la sua implementazione sono piuttosto lunghe, sia perché manca ancora un accordo di massima sulla forma che dovrà assumere, sia perché il processo di approvazione degli strumenti legati al bilancio europeo coinvolge i singoli Stati, il Parlamento Europeo e i Parlamenti nazionali, in un processo sicuramente molto democratico, ma anche lungo, al punto che l’attivazione del Fondo rischia di slittare all’inizio del 2021.

UN RITARDO INOPPORTUNO SE LA FASE 2 SI RIVELERÀ UN ESPERIMENTO INTERMITTENTE

Un ritardo fino all’anno prossimo, secondo l’esperto di Pictet Am, potrebbe risultare inopportuno se nel frattempo la Fase 2 dell’uscita dall’emergenza si sarà dimostrata un esperimento intermittente. E’ vero che è prevista la possibilità di finanziamenti ‘ponte’, ma eventuali ritardi nelle misure comunitarie richiederanno una maggiore presenza della Bce, che resta il principale ‘game in town’ per assicurare buone condizioni finanziarie nell’Eurozona.

Per altri approfondimenti su investimenti e strategie a cura di Pictet Asset Management è possibile visitare il sito corporate e il blog di cultura finanziaria Pictet per Te.