coronavirus

A Wall Street si è già iniziato a investire sul dopo emergenza

Gli investitori si chiedono se il rimbalzo del mercato sia sostenibile. Gli indicatori tecnici segnalano barriere importanti da superare. Ma la reattività innovativa dell’economia americana manda segni incoraggianti

di Stefano Caratelli 13 Aprile 2020 09:29

Sappiamo che i mercati finanziari tendono costantemente ad anticipare il futuro, posizionandosi oggi per quella che sarà la realtà delle economie e delle imprese tra 3, 6 o 12 mesi. Alla fine indovinano sempre, ma prima di arrivare al ‘prezzo giusto’ procedono per tentativi ed errori, esagerando in un senso e nell’altro, come quando si mette a fuoco un’immagine con un cannocchiale, tentativi ed errori fino alla messa alla nitidezza dell’immagine lontana, in questo caso lontana nel tempo. Se in generale i mercati anticipano, ce n’è indubbiamente uno tra i tanti del globo che viaggia un paio di incollature davanti agli altri, ed è quello americano. Non perché guardi il futuro attraverso lenti più precise, ma perché il suo sottostante, l’economia e le imprese americane, vivono già il futuro come presente quando nel resto del mondo sviluppato l’Europa è ancora alle prese con i ‘fantasmi del passato’ per citare i mitici Rokes degli anni Sessanta.


S&P 500 A METÀ STRADA, IL RECUPERO DOVRÀ AFFRONTARE RESISTENZE TECNICHE IMPORTANTI


Quindi prendiamo il cannocchiale dello S&P 500, l’indice principale di Wall Street e benchmark dell’azionario globale, e cerchiamo di capire cosa ‘vede’. Dopo l’abisso del 23 marzo, con il minimo intraday di 2.192 che ormai tutti abbiamo imparato a memoria, ora sembra di vedere la ‘silver line’, la linea argentea che si affaccia dietro le nuvole nere a segnalare che la tempesta è passata. È praticamente a metà strada tra i record di tutti i tempi toccati il 19 febbraio e quei minimi. Il rimbalzo è stato veloce più o meno come la caduta. Sta esagerando e ci aspettano nuovi test dei minimi? Oppure ormai si è buttato alle spalle il peggio? Le grandi case di investimento con cui Financialounge.com è in costante contatto all’inizio della settimana ‘corta’ di Pasqua propendevano per la seconda ipotesi, ma dopo il rally potente degli ultimi giorni si chiedono anche se il rimbalzo sia sostenibile e giustificato.

[caption id="attachment_156518" align="alignnone" width="510"]L’indice S&P 500 dopo la resilienza deve affrontare le resistenze L’indice S&P 500 dopo la resilienza deve affrontare le resistenze (Fonte: Gerring Capital Partners, Stockcharts.com)[/caption]

CHI È ENTRATO SULL’AZIONARIO USA DOPO LA CADUTA SARÀ COMUNQUE PREMIATO NEL MEDIO-LUNGO


Nella sua caduta rovinosa dopo il 19 febbraio lo S&P ha sfondato una serie di supporti, come si vede nel grafico sopra, che ora sono diventati altrettante resistenze. Quella più forte si colloca a ridosso dei 3.000 punti, livello che lo S&P 500 conquistò faticosamente a luglio del 2019 per poi doverlo ripetutamente negare prima di consolidarlo. La lettura della situazione non è facile, nelle ultime settimane i titoli di giornale ci hanno proposto l’Orso e il Toro con grande disinvoltura. Quello di settimana scorsa è stato solo un ‘Bear market rally’, oppure il Toro ha già ripreso il comando? Sicuramente chi ha comprato in area 2.200-2.600 non avrà proprio niente di cui pentirsi nel lungo termine. Ma la direzione a breve è molto difficile da capire.

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LO SHOCK DEL CORONAVIRUS HA RISVEGLIATO LA STRAORDINARIA CAPACITÀ INNOVATIVA AMERICANA


L’America non è fatta solo di supporti e resistenze dello S&P 500, ma anche di aziende dotate di capacità innovative e di adattamento senza uguali al mondo. Dal WSJ apprendiamo che la Eclipse del New Jersey e la Aunt Flow dell’Ohio si sono convertite in poche ore dalla produzione di materassi e pannoloni a quella di tamponi e mascherine utilizzando gli stessi materiali e impianti. Intanto il colosso degli aspirapolveri Dyson in dieci giorni ha messo in produzione il ventilatore polmonare CoVent, mentre la Thar Process di Pittsburgh, specializzata nell’estrazione e purificazione del diossido di carbonio, si è messa a imbottigliare un nuovo igienizzante per le mani realizzato in poche ore dai suoi chimici specializzati. E la Ford, in attesa di ricominciare a vendere auto, in sole 2 settimane ha prodotto 2,4 milioni di caschi protettivi destinati al personale sanitario. A parte Silicon Valley e Boston, la capacità innovativa americana sembrava un po’ addormentata. Forse lo shock del coronavirus ha dato una sveglia provvidenziale, come in tempo di guerra, quando si passa dalla produzione di automobili a quella di carri armati.

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UNA FORMIDABILE MACCHINA PRODUTTIVA SI È MESSA AL LAVORO PER ARCHIVIARE IL VIRUS


Sono solo pochi esempi di una macchina produttiva continentale che invece di abbassare la saracinesca in attesa che il virus passi si è messa al lavoro per farlo passare il prima possibile. E c’è da scommettere che, una volta passato, la spinta innovativa resterà e sarà benzina nel motore dell’economia che riparte. Washington e i governi degli stati lasciano fare e mettono a disposizione i quattrini a chi ne ha bisogno per restare a galla, al resto ci pensa il mercato. Gli ospedali americani, come la Mayo Clinic di Rochester, un centro d’eccellenza globale da cui è partito subito il primo ordine a Ford, sono imprese come le altre e non hanno bisogno di autorizzazioni ministeriali per ordinare macchinari e presidi sanitari per centinaia di milioni di dollari.


BOTTOM LINE


Forse il rimbalzo di Wall Street non sta solo prezzando un rapido ritorno a prima del virus, ma magari un dopo-virus in accelerazione, grazie alla straordinaria capacità innovativa e adattativa dell’economia americana. Magari invece la strada è ancora lunga e il percorso accidentato. In questo momento guardare all’Europa fa solo salire la depressione da quarantena, per non parlare dell’Italia. In America il virus è una sfida da vincere. Da noi l’ennesima occasione per regolare i conti tra Guelfi e Ghibellini.

 
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