Obbligazioni cinesi onshore, un investimento sempre più strategico

Cary Yeung
di Leo Campagna 25 Febbraio 2020 - 20:00

L’inserimento nell’indice JP Morgan dei mercati emergenti certifica lo status sempre più globale delle obbligazioni cinesi onshore che hanno nel rendimento, nella diversificazione e nella valuta i maggiori fattori di appeal

È stato un avvio difficile per l’anno del Topo in Cina con lo scoppio dell’epidemia di coronavirus che sta allarmando tutto il mondo. Tuttavia, per gli investitori obbligazionari che ricercano opportunità in ottica di medio lungo termine, la Cina offre un’interessante opzione: il debito onshore denominato in yuan.

INTEGRAZIONE NEL SISTEMA FINANZIARIO INTERNAZIONALE

L’appeal di questa asset class ha registrato un’accelerazione dopo l’annuncio da parte di JP Morgan di inserire i bond cinesi onshore denominati in yuan nell’indice obbligazionario dei mercati emergenti. Un riconoscimento importante agli occhi degli investitori di tutto il mondo, che certifica lo sforzo della autorità di Pechino nel liberalizzare il mercato finanziario nazionale e integrarlo nel sistema finanziario internazionale.

AFFLUSSI DI CAPITALE PER L’EQUIVALENTE DI 1.060 MILIARDI DI DOLLARI

“L’inserimento delle obbligazioni denominate in yuan nell’indice obbligazionario globale più utilizzato trasformerà questa classe di attivi in un investimento strategico” commenta Cary Yeung, Head of Greater China Debt di Pictet Asset Management. L’esperto fa presente infatti che il mercato obbligazionario cinese onshore, che vale 13.000 miliardi di dollari, è destinato a svolgere nei prossimi mesi un ruolo crescente all’interno dei portafogli obbligazionari con afflussi di capitale che, secondo il Fondo Monetario Internazionale (FMI), dovrebbero attestarsi a 7.400 miliardi di yuan (circa 1.060 miliardi di dollari).

YUAN CINESE, PRONTO A SORPASSARE LA STERLINA

Sempre secondo l’FMI la percentuale di poco meno del 2% dello yuan cinese come valuta di riserva a livello internazionale potrebbe presto raddoppiare grazie agli acquisti delle banche centrali e, in poco tempo, sorpassare quella della sterlina britannica. Flussi che potrebbero accelerare se, come probabile, altri provider di indici obbligazionari seguiranno la decisione di JPMorgan e inseriranno la classe di attivi negli indici di riferimento obbligazionari.

RENDIMENTI E CORRELAZIONE

Tra i principali fattori di appeal dei bond cinesi onshore in yuan spiccano il rendimento e la diversificazione. “Le obbligazioni di Stato cinesi a cinque anni offrono un rendimento del 2,8%, rispetto all’1,4% dei Treasury USA, al -0,1% dei governativi giapponesi e al -0,6% dei Bund tedeschi con stessa scadenza” spiega Yeung. Queste obbligazioni, e siamo al secondo fattore di appeal, presentano una bassa correlazione con le principali classi di attivi, obbligazionarie o azionarie: basti pensare che la correlazione tra le performance di questa categoria di bond e quelle delle azioni e obbligazioni statunitensi ed europee è inferiore allo 0,3 (dove 1,0 la correlazione è massima e 0,0 minima).

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CONDIZIONI DOMESTICHE FAVOREVOLI

Inoltre gli investitori devono tenere conto anche del potenziale apprezzamento della valuta nel lungo termine. Senza trascurare il fatto che, nell’immediato, le condizioni domestiche sono favorevoli. La banca centrale (People’s Bank of China) ha tagliato per otto volte dall’inizio del 2018 il coefficiente di riserva obbligatoria, ovvero il quantitativo di liquidità che tutte le banche devono detenere a titolo di riserva. Inoltre all’inizio di questo mese, ha abbassato i tassi d’interesse sulle operazioni di pronti contro termine (reverse repo) ed è intervenuta con ingenti iniezioni di liquidità per sostenere l’economia dagli impatti provocati dall’epidemia di coronavirus. “Riteniamo probabile un ulteriore allentamento delle condizioni di politica monetaria mentre prevediamo che, nei piani di intervento di Pechino, figurino misure volte a sostenere i settori in difficoltà” conclude Yeung.

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