Dazi: “Un accordo mediocre è meglio di nessun accordo”

cina
di Fabrizio Arnhold 16 Gennaio 2020 - 16:46

Per gli esperti di Fidelity la firma della “Fase 1” era un “risultato ampiamente atteso dai mercati”. Resta il rischio di un’escalation futura ma nel breve gli investitori dovrebbero “mantenere una posizione selettivamente positiva sugli asset di rischio”

Un compromesso che non ha portato ad alcun progresso. Il presidente Donald Trump, ieri, ha firmato l’accordo di “Fase 1” con la Cina. I mercati respirano e nel breve periodo si creerà uno scenario più favorevole. Come interpretare la firma? “Il risultato era ampiamente atteso dai mercati. Detto ciò, un accordo commerciale mediocre, non più di una tregua commerciale, è comunque meglio di nessun accordo”, commentano gli esperti di Fidelity. 

RESTA IL RISCHIO TENSIONI

Si tratta solo del primo passo. “In pratica, l’accordo di “Fase 1” firmato dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e dal vice premier cinese Liu He scongiura tariffe troppo pesanti nonché una maggiore escalation per qualche mese”, spiegano gli esperti di Fidelity. “Tuttavia, questo accordo lascia un notevole margine di manovra per far riaccendere le tensioni bilaterali. A nostro avviso, la prospettiva del successo delle negoziazioni per la “Fase 2” sembra più remota che mai”.

IL RISULTATO DELL’ACCORDO

Per ora i dazi restano. Il risultato dell’accordo è stata la cancellazione, da entrambe le parti, dell’escalation programmata delle tariffe, ma non si è fatto un passo ulteriore. Anzi, non è stato stilato un calendario preciso per il rinvio delle tariffe esistenti. “In questo contesto vediamo una prospettiva difficile per le negoziazioni della Fase 2”, continuano gli analisti di Fidelity. “Il presidente Xi Jinping è chiaramente reticente nei confronti delle concessioni politiche, fermo nel suo impegno verso un “Capitalismo con caratteristiche cinesi”. Le preoccupazioni ancora da affrontare degli Stati Uniti sono molto più controverse, come i sussidi impliciti ed espliciti della Cina alle imprese nazionali”. Rimane il rischio di un’escalation futura, ma dato che le parti volevano una tregua temporanea, “è improbabile che tali preoccupazioni siano ciò che guiderà i mercati nei prossimi mesi”, fanno sapere da Fidelity. 

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LA CRESCITA COME FATTORE CHIAVE

Il rallentamento della Cina del 2018-2019 si può ricondurre alla politica di deleveraging interno per affrontare una crescita del credito eccessiva. I mercati, quindi, dovrebbero tenere in considerazione l’effetto dello stimolo della Cina dello scorso anno e i segnali di un’ulteriore crescita nel 2020. “A lungo termine, l’inevitabile incertezza sul commercio Usa-Cina continuerà ad accelerare due tendenze in atto: le catene di approvvigionamento che escono dalla Cina e si spostano verso altri mercati emergenti a costi inferiori, e la Cina che si orienta verso lo sviluppo di industrie più orientate al mercato interno piuttosto che all’esportazione, come i servizi e i semiconduttori”, precisano ancora gli esperti di Fidelity. 

I MERCATI EMERGENTI RESTANO ATTRAENTI

Cosa dovrebbero tenere in considerazione gli investitori? “Dovrebbero guardare i dati sulle attività, non i tweet di Trump”, concludono gli esperti di Fidelity. “A nostro avviso, questo significa mantenere una posizione selettivamente positiva sugli asset di rischio. I mercati emergenti sono particolarmente attraenti, in quanto un renminbi stabile, un dollaro Usa più debole e cicli di allentamento più ampi si combineranno per stimolare una crescita più elevata, in un contesto di prezzi degli asset relativamente bassi”.