Allarme sicurezza, Uber perde la licenza a Londra

IPO
di Chiara Merico 25 Novembre 2019 - 13:15

L’autorità pubblica dei trasporti revoca il permesso alla società di ride sharing dopo aver trovato alcune falle nei sistemi di controllo. E il titolo continua a calare a New York

Londra dice no a Uber: la società di ride sharing ha perso la licenza per operare corse private nella città di Londra, al termine di un’inchiesta che ha rivelato come oltre 14mila corse fossero state effettuate da conducenti non autorizzati.

ESITO NEGATIVO

Per questo motivo, come rivela il Guardian, Transport for London ha annunciato di non voler rinnovare la licenza a Uber, al termine di un periodo di prova di due mesi che era iniziato a settembre. All’epoca l’autorità pubblica aveva chiesto a Uber di migliorare le condizioni relative agli autisti, alle assicurazioni e alla sicurezza, ma i controlli non hanno dato esito positivo.

A RISCHIO LA SICUREZZA

TfL ha infatti fatto sapere di aver identificato una “serie di problemi”, tra i quali alcuni che avrebbero messo a rischio la sicurezza dei passeggeri. “Anche se alcune di queste criticità sono state affrontate, non abbiamo la certezza che non possano accadere di nuovo in futuro, e questo ci ha portato a concludere che la società (Uber, ndr) non è adatta al momento” a operare su Londra.

CONDUCENTI NON AUTORIZZATI

Tra i principali problemi rilevati dall’autorità dei trasporti londinese c’è il fatto che un cambiamento dei sistemi ha permesso a persone non autorizzate di caricare le loro foto sugli account dei conducenti. E per questo motivo almeno 14mila corse sono state effettuate da una persona diversa dal conducente prenotato. L’ultimo episodio, ha spiegato TfL, è avvenuto meno di tre settimane fa. Alcune corse sono state effettuate da conducenti senza licenza, incluso uno che era stato diffidato per aver diffuso immagini pedopornografiche.

UBER ANNUNCIA APPELLO

Lo stop non significa che le auto di Uber scompariranno subito dalla City, anche perché la società guidata dal ceo Dara Khosrowshahi farà appello, e nel mentre potrà continuare a operare. Come ha spiegato Jamie Heywood, il general manager di Uber nella regione, “la decisione di TfL di non rinnovare la licenza a Londra è straordinaria e sbagliata, e faremo appello. Negli ultimi due anni abbiamo cambiato il nostro modello di business e stiamo migliorando gli standard di sicurezza. Continueremo a operare e faremo tutto il possibile per risolvere la situazione con TfL”.

TASSISTI SODDISFATTI

Soddisfatti invece i tassisti, con Steve McNamara, segretario generale della Licensed Taxi Drivers’ Association, che ha dichiarato: “La decisione è giusta perché si tratta di una questione di pubblica sicurezza. Il modello di business di Uber è tendenzialmente non regolabile: Uber non può garantire che le auto siano correttamente assicurate o che la persona alla guida sia realmente il conducente prenotato, come è emerso dai recenti fatti”.

LAVORATORI IN PERICOLO

Tuttavia, a pagare il conto potrebbero essere i più deboli, cioè i guidatori. Cinquantamila conducenti che “lavorano in condizioni precarie”, ha avvisato James Farrar del sindacato IWGB, potranno restare senza lavoro e senza possibilità di pagare i finanziamenti accesi per comprare le auto. Per questo il sindacato ha chiesto un incontro urgente con il sindaco di Londra, Sadiq Khan.

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I PRECEDENTI

La decisione dell’autorità dei trasporti di Londra è un altro macigno, l’ennesimo, sulla strada di Uber in Europa. Sin dal lancio nel 2011, il servizio UberPop – quello che permette a privati cittadini, senza alcuna licenza, di dare passaggi a pagamento – è fornito solo in Olanda, Estonia, Islanda, Svizzera, Norvegia e Lussemburgo, mentre nei restanti Paesi europei – tra cui Italia e Germania – è stato dichiarato illegale. Due anni fa la Corte di giustizia europea ha poi stabilito che Uber va a tutti gli effetti considerato come un servizio di taxi, e non come una piattaforma digitale.

TITOLO GIU’

Arriverà da Londra il colpo decisivo? Intanto in Borsa le azioni Uber continuano a calare: dopo l’Ipo da record in maggio, il titolo ha perso circa un terzo del suo valore iniziale, fissato a 45 dollari per azione: venerdì a Wall Street Uber ha chiuso a 29,56 dollari, dopo aver toccato a metà novembre il minimo storico di 25,99.