Assicurazioni penalizzate dai tassi zero, ma le alternative non mancano

Antonio Bottillo
di Redazione 25 Novembre 2019 - 16:51

La Natixis Investment Managers Survey rivela che in un contesto di tassi bassi le società assicurative faticano sempre di più a trovare un equilibrio tra generazione di alpha e costo del capitale

I tassi di interesse estremamente bassi – alimentati dalle politiche monetarie ultra espansive delle banche centrali – hanno prodotto anche implicazioni negative. Tra queste spiccano le problematiche create agli assicuratori globali, che non sono in grado di compensare le passività con i ritorni delle obbligazioni. La conseguenza è che le compagnie sono sempre più convinte che, per diversificare il portafoglio, sia indispensabile ricorrere agli strumenti alternativi, come private debt e real asset.

LA NATIXIS INVESTMENT MANAGERS SURVEY

A rivelarlo è la Natixis Investment Managers Survey, l’indagine che ha coinvolto, a livello globale, 200 responsabili investimenti e membri del team di investimento di compagnie di assicurazione, imprese di riassicurazione, società di property e casualty.

EQUILIBRIO TRA COSTO DEL CAPITALE E GENERAZIONE DI ALFA

“Dalla Grande Crisi finanziaria gli operatori assicurativi hanno dovuto confrontarsi con un contesto di bassi tassi di interesse. Investimenti alternativi, come il private debt, il private equity e altri ancora, forniscono una soluzione potenziale alla contrazione dei rendimenti obbligazionari, dove gli assicuratori hanno sempre cercato di individuare stabilità ai rendimenti per far fronte ai loro impegni”, ha dichiarato Antonio Bottillo, Country Head e Executive Managing Director di Natixis Investment Managers per l’Italia, “L’industria assicurativa evidenzia una sempre maggiore inclinazione verso i titoli meno liquidi pur di garantire un equilibrio tra costo del capitale e generazione di alfa, senza trascurare la protezione degli asset dai ribassi”.

IL 53% DEGLI OPERATORI GIÀ USA STRUMENTI ALTERNATIVI

L’analisi di mercato di Natixis IM consente di disporre di un quadro nitido di quali siano le necessità e le inclinazioni degli assicuratori a livello globale. A cominciare dal fatto che il 75% degli intervistati definiscono ‘essenziali’ gli asset alternativi al punto che il 53% dichiara che già ora investe più spesso in strumenti alternativi al posto di quelli a reddito fisso.

REGOLE PIÙ STRINGENTI CON SOLVENCY II

Peccato che, a fronte di questo crescente interesse nei confronti delle strategie alternative, l’89% dei team di investimento affermi che le normative più rigide fungano da freno. Nella precedente indagine, condotta nel 2015, la percentuale si attestava intorno al 50% ma allora non era ancora entrato in vigore Solvency II: i nuovi requisiti patrimoniali regolamentari, entrati nel frattempo in vigore, favoriscono infatti un’esposizione al reddito fisso a basso rendimento piuttosto che gli asset illiquidi.

OPERATORI PREPARATI AL NUOVO QUADRO NORMATIVO

Per contro, dall’analisi di mercato, emerge che il 93% degli operatori assicurativi si dichiara sufficientemente preparato all’evoluzione del contesto normativo mentre nel 2015 la quota non andava oltre i due terzi.

“Pessimismo rientrato, più azioni e meno bond in portafoglio”

“Pessimismo rientrato, più azioni e meno bond in portafoglio”

ORGANIZZAZIONE, COSTI E PROBLEMI DI LIQUIDITÀ

Tornando alla maggiore predisposizione alle strategie alternative, tra i principali aspetti indicati figurano, nell’ordine la complessità di questi specifici approcci (51%), le restrizioni agli investimenti nell’ambito della loro organizzazione (42%), i costi (42%), i vincoli normativi (41%) e i problemi di liquidità (37%).

OUTSOURCING IN MEDIA AL 48%

L’insieme di tutti questi aspetti spinge i responsabili degli investimenti a rivolgersi ad esperti esterni per accedere a capacità innovative e specializzate: il risultato è che, in media, gli investitori di settore esternalizzano il 48% del proprio portafoglio.

ELEVATI STANDARD SPECIALISTICI E DI QUALITÀ

“Mentre il più stringente contesto normativo pervade il mercato, gli investitori tendono sempre più a rivolgersi a specialisti esterni per aiutarli ad affrontare le molteplici complessità del mercato odierno”, ha continuato Antonio Bottillo. “Anche perché, invece che aggiungere nuove risorse interne nei team di investimento già completi, risulta più efficace assicurarsi dall’esterno i più elevati standard in termini di consulenza specialistica e di esecuzione di qualità”.