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Diritti umani, Amnesty International accusa Facebook e Google

Amnesty International, che nel 1977 ha ricevuto il Premio Nobel per la pace per la difesa dei diritti umani, ha diffuso una relazione in cui definisce Facebook e Google ‘i giganti della sorveglianza’ che ledono i diritti umani

di Redazione 21 Novembre 2019 22:30
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Amnesty International ha formulato una dura accusa nei confronti delle grandi corporation che dominano Internet a livello globale. Sostiene che Google e Facebook dovrebbero essere costrette ad abbandonare quello che definisce un modello di business basato sulla sorveglianza perché ‘abusa dei diritti umani’.


PREMIO NOBEL PER LA PACE NEL 1977


L’organizzazione, che ha ricevuto il Premio Nobel per la pace nel 1977 per l'attività di difesa della dignità umana contro la tortura, la degradazione e la violenza e nel 1978 il Premio delle Nazioni Unite per i diritti umani, in una relazione di 60 pagine ha definito ‘intrinsecamente incompatibile con il diritto alla privacy’ il modello di business dei cosiddetti ‘giganti della sorveglianza’.
Google e Facebook secondo Amnesty International minaccerebbero inoltre una serie di altri diritti, tra cui la libertà di espressione e il diritto alla parità e alla non discriminazione.

DOMINIO DEL MERCATO A LIVELLO GLOBALE


Il rapporto afferma che la pratica di questi colossi, finalizzata ad impossessarsi dei dati personali al fine di alimentare avide attività pubblicitarie, rappresenta un attacco senza precedenti ai diritti sulla privacy. Di fatto costringono le persone – secondo Amnesty International - a condividere i loro dati al fine di accedere ai servizi di Google e Facebook che sono cresciute in modo esponenziale fino a dominare il mercato a livello globale.

FACEBOOK RESPINGE LE ACCUSE E GOOGLE PREFERISCE NON RISPONDERE


Amnesty ha sollecitato i governi a garantire la legalità e i diritti delle persone a non essere rintracciati da inserzionisti o altre terze parti definendo inadeguate le normative vigenti e le misure di protezione della privacy delle società. In una risposta scritta di cinque pagine pubblicata con il rapporto, Facebook ha dichiarato di non essere d'accordo con le conclusione di Amnesty International mentre Google ha preferito non offrire alcuna risposta ufficiale.
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