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Allarme da Facebook: WhatsApp è a rischio intrusione

A mettere in guardia gli utenti è la stessa società di Mark Zuckerberg: tramite un file mp4 si potrebbe installare un malware in grado di trafugare dati sensibili. Ecco cosa fare per proteggersi

di Chiara Merico 19 Novembre 2019 15:44

Nuovo allerta per gli utenti di WhatsApp, l’applicazione di messaggistica istantanea più popolare al mondo. Questa volta l’allarme arriva direttamente da Facebook, la società proprietaria dell’app, che avvisato gli utenti dell’arrivo di un pericoloso file mp4. Basterebbe ricevere questo "malware" sul proprio smartphone per generare da remoto un codice malevolo capace di rubare informazioni sensibili dalla memoria interna.

COME PROTEGGERSI


In questo modo il controllo del dispositivo potrebbe essere preso da malintenzionati. Per questo motivo Facebook ha invitato gli utenti ad aggiornare l’app all’ultima versione, in cui èstata inserita una correzione di sicurezza. Secondo il sito GbHackers, al momento non ci sono evidenze del fatto che questa vulnerabilità sia stata sfruttata.

PROBLEMA CRITICO


Il problema è stato classificato dalla società come "critico". "WhatsApp lavora costantemente per migliorare la sicurezza del servizio. Rendiamo pubblici i potenziali problemi che abbiamo, risolvendoli con le migliori pratiche del settore”, ha spiegato un portavoce di Menlo Park, precisando: “In questo caso, non vi è motivo di credere che gli utenti siano stati colpiti".

LE VERSIONI INTERESSATE


Secondo il sito GbHackers, le versioni interessate da questo problema sono, nello specifico, quelle precedenti alla 2.19.274 su Android (e alla 2.19.104 per quanto concerne WhatsApp Business), alla 2.19.100 su iOS (e alla 2.19.100 per Business), e pari o inferiori alla 2.18.368 su Windows Phone. Per mettersi al sicuro gli utenti devono mantenere l’applicazione aggiornata e non aprire file o filmati (in particolare quelli con estensione mp4) provenienti da fonti non conosciute.

IL PRECEDENTE


Solo poche settimane fa, a fine ottobre, l’app aveva fatto causa alla società israeliana Nso, accusandola di essere responsabile di attacchi mirati a circa 1.400 suoi utenti, effettuati lo scorso maggio utilizzando uno spyware, cioè un software spia.
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