Dopo il G20 occhi puntati sulle banche centrali

Amundi
di Chiara Merico 8 Luglio 2019 - 16:51

Il mercato reagisce con sollievo alla ripresa dei negoziati tra Usa e Cina, e l’attenzione torna alta sulle prossime mosse degli istituti centrali e sui dati economici

Un sospiro di sollievo: dopo il summit del G20 di Osaka lo scenario peggiore, quello di un’ulteriore escalation delle tensioni commerciali tra Usa e Cina, è stato scongiurato e i negoziati tra i due Paesi sono ripresi. La tensione era salita a maggio, dopo l’aumento dei dazi per 200 miliardi di dollari di esportazioni cinesi in Usa e le conseguenti rappresaglie di Pechino, che hanno messo sotto pressione i mercati finanziari e aumentato il rischio di ribasso per le prospettive economiche.

COMPROMESSI PER EVITARE IL PEGGIO

Lo scenario peggiore di un’estensione dei dazi sui restanti circa 300 miliardi di dollari di importazioni dalla Cina, che avrebbe seriamente danneggiato l’economia globale, è stato evitato nel breve periodo, sottolinea una nota a cura di Vincent Mortier, deputy group cio, Didier Borowsky, head of macroeconomic research, e Monica Defend, head of strategy, deputy head of research di Amundi. “Alcune concessioni sono state fatte da entrambe le parti: dagli Stati Uniti per alleggerire il bando sulle tecnologie di Huawei (le compagnie statunitensi saranno nuovamente autorizzate a vendere attrezzature alla società cinese), e dalla Cina per intensificare l’importazione di beni agricoli statunitensi”.

UNA REAZIONE DI SOLLIEVO

Il mercato ha reagito con sollievo, non con un rally per gli attivi rischiosi. “Come previsto, c’è stato qualche sollievo del mercato dopo il summit del G20 piuttosto che un forte rally”, spiega la nota di Amundi, “poiché alcuni progressi nelle dispute commerciali erano già in qualche modo scontati e le aspettative per un accordo completo sono ancora molto basse, specialmente riguardo al tema della supremazia tecnologica che è al centro della scena”. Per gli esperti ora l’attenzione tornerà sui dati economici, che continuano a mostrare debolezza, e sulle banche centrali: “le aspettative per misure accomodanti sono alte, forse troppo alte, con qualche rischio di delusione”.

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USA: DATI ECONOMICI DEBOLI

A giocare un ruolo importante nell’evoluzione dei negoziati sono stati i dati economici Usa. Per Mortier, Borowsky e Defend “l’economia statunitense non è stata immune dalle conseguenze del deterioramento del commercio mondiale (Pmi manifatturiero debole, 51,7 a giugno contro 56,6 all’inizio dell’anno e investimenti deboli)”. Per questi motivi, il presidente Trump ha voluto evitare un ulteriore indebolimento delle condizioni economiche degli Stati Uniti; questo consentirà al mercato di guadagnare tempo sulle dispute commerciali, prima che questo tema ritorni al centro dell’attenzione con l’inasprimento dei toni della prossima campagna elettorale presidenziale degli Stati Uniti.

I VINCITORI SONO I MERCATI EMERGENTI E LE AZIONI EUROPEE

I veri vincitori della tregua commerciale, spiega la nota di Amundi, sono i mercati emergenti e i titoli azionari europei. “Sebbene uno scenario di ripresa dei negoziati non modifichi sostanzialmente la nostra valutazione cauta del rischio, riteniamo che gli attivi dei mercati emergenti e le azioni europee potrebbero beneficiare in termini relativi del sollievo post G20”, sottolineano gli esperti.

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