Brent

Mini rimbalzo del petrolio sull’alta tensione Usa-Iran

L’attacco a due petroliere nel golfo di Oman riaccende le tensioni tra Usa e Iran, e il prezzo del greggio sale di conseguenza. E crescono anche i premi assicurativi per le navi che transitano in quel tratto

di Chiara Merico 14 Giugno 2019 10:46

Il clima sempre più caldo tra Usa e Iran fa rimbalzare di conseguenza anche il prezzo del petrolio: dopo lo scambio reciproco di accuse tra Washington e Teheran sulla responsabilità dell’attacco a due petroliere nel golfo di Oman, a poche miglia dalla costa iraniana, il greggio Wti è in rialzo dello 0,4% a 52,49 dollari al barile, e il Brent registra un +0,8% a 61,81.

USA PIÙ INDIPENDENTI


Tutto questo mentre, secondo quanto rivelano i dati dell’agenzia governativa Eia, l’import di petrolio degli Stati Uniti dai paesi Opec è crollato ai minimi degli ultimi 33 anni a 1,5 milioni di barili al giorno, grazie all’aumento della produzione nazionale e alle sanzioni al Venezuela: in questo momento gli Usa sono quindi meno dipendenti dall’estero.

L’ATTACCO A DUE PETROLIERE


Ma la giornata di ieri ha visto i prezzi dell’oro nero reagire subito alla notizia dell’attacco alle due petroliere, giunta proprio mentre il primo ministro giapponese Shinzo Abe cercava di convincere la guida suprema iraniana Ali Khamenei della necessità di riaprire il dialogo con gli Usa. Le esplosioni sono avvenute su un cargo di proprietà norvegese, la Front Altair, che trasportava 75mila tonnellate di nafta dal Qatar verso Taiwan, e su un’altra nave giapponese, la Kokuka Courageous, carica di metanolo dell’Arabia Saudita e diretta a Singapore e in Thailandia.

SCAMBIO DI ACCUSE


La Front Altair sarebbe stata colpita “da un siluro”, come ha spiegato la compagnia che l’ha noleggiata: una coincidenza definita subito “sospetta” dal ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif, che ha denunciato un tentativo di sabotaggio. Gli Usa e l’Arabia Saudita hanno invece puntato subito il dito contro Teheran, come nel caso del danneggiamento, avvenuto un mese fa in circostanze poco chiare, di quattro cargo al largo delle coste emiratine di Fujairah, nello stesso tratto di mare delle esplosioni di ieri. Anche stavolta l’Iran ha respinto le accuse, spalleggiato dalla Russia, che ha esortato a evitare "conclusioni avventate".

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PREOCCUPAZIONE DALL’ONU


L’ipotesi di un peggioramento dei rapporti tra i due Paesi ha indotto il Consiglio di sicurezza dell’Onu a indire una riunione d’urgenza; per il segretario generale Antonio Guterres “il mondo non può permettersi un confronto di grandi dimensioni nella regione del Golfo". Nel frattempo, però, i sospetti attacchi alle porte dello stretto di Hormuz - da cui passa quasi un terzo del petrolio commerciato via mare - hanno fatto schizzare il prezzo del greggio, con aumenti sopra il 3,5%.

SALGONO I PREMI ASSICURATIVI


E un’altra conseguenza della tensione nell’area, come rivela il Wall Street Journal, è l’aumento dei premi assicurativi per le navi cargo che operano nei mari vicini alle coste iraniane. Per questo motivo, alcune compagnie stanno iniziando a rifiutarsi di caricare i prodotti petroliferi sui cargo nell’area dello stretto di Hormuz, perché i capitani giudicano il tratto di mare troppo rischioso per la navigazione. Già dal mese di maggio i premi assicurativi sulle navi cargo sono saliti dal 5% al 15% a seconda della grandezza della nave e dell’entità del carico.
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