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La magia un po' rischiosa della Fed che trasforma in buone le cattive notizie

Powell e i suoi hanno aperto la porta al taglio dei tassi per proteggere l’economia da effetti indesiderati della guerra dei dazi. Ma così alimentano l’aspettativa di una nuova put

di Redazione 5 Giugno 2019 - 7:35

Gli uomini della Fed hanno parlato, a Chicago, al forum di due giorni della banca centrale nella grande città dell’Illinois, e hanno parlato per dire che sì, sono pronti ad abbassare i tassi, se il confronto sui dazi dovesse diventare un’escalation pericolosa per la tenuta dell’economia. Ad aprire le danze era stato già lunedì 3 giugno James Bullard, capo della Fed di Saint Louis, garantendo ‘presto’ un taglio dei tassi a fronte di un’economia in rallentamento e di tensioni crescenti sugli scambi internazionali. Bullard ha parlato quando a Wall Street mancava poco per chiudere, e gli investitori, alle prese con lo shock dei colossi high tech, da Google a Facebook, finiti nel mirino dell’Antitrust non gli hanno dato troppo ascolto. Ma il giorno dopo è arrivato il numero uno Jay Powell, anche se in modo appena più sfumato: “Non sappiamo né come né quando le questioni commerciali dovessero essere superate. Stiamo monitorando molto da vicino tutte le implicazioni degli sviluppi per le prospettive dell’economia americana e, come sempre, agiremo in maniera appropriata per sostenere l’espansione economica”. Questa volta Wall Street ha risposto ingranando la quarta con l’Europa al seguito.

UNO SCENARIO PARADOSSALE CHE PUO’ DISORIENTARE


E così la magia della Fed diventa per ora realtà, almeno sul mercato se non ancora per l’economia reale. La magia consiste nell'aver trasformato le cattive notizie in buone. Finora, ogni volta che la tensione sui dazi tra Usa e Cina saliva, la Borsa di New York reagiva con nervosismo, fuga dalle azioni e ricerca di rifugio nei T-bond. E ora? Ci si può aspettare che ogni notizia ‘negativa’ dal fronte della guerra dei dazi diventi ‘buona’ perché indica che il tanto desiderato taglio dei tassi della Fed si avvicina? Vedremo nei prossimi giorni se questo paradossale scenario si concretizza. In ogni caso le parole dei capi della Fed hanno eliminato in qualche modo la categoria delle cattive notizie. Se Trump e Xi si mettono d’accordo c’è da festeggiare, ma c’è da festeggiare anche se si prendono a legnate.

PAROLE SIBILLINE SULL’INFLAZIONE


A prima vista sembra un gioco insolito e forse anche un po’ pericoloso. Anche perché non ci sono solo i dazi, ma anche un’altra componente fondamentale per la direzione di economia e mercati, che si chiama inflazione. Per la Fed e le altre banche centrali è un rebus difficile da risolvere. Sono anni ormai che le banche centrali in Usa e Europa hanno fissato un target al 2% o sopra, ma l’inflazione non ne vuol sapere di raggiungerlo, mettendo in crisi la credibilità dell’efficacia delle politiche monetarie. Powell a Chicago ha parlato anche di inflazione, ma è stato più sibillino: “L’economia cresce, la disoccupazione è bassa e l’inflazione è bassa e stabile” mentre tassi vicini a zero "sono diventati la grande sfida della politica monetaria dei nostri tempi… la prossima volta che i tassi torneranno a livelli bassi (cioè vicini a zero) – e ci sarà una prossima volta – non dovrà essere una sorpresa”.

Prossimo aumento dei tassi? La risposta nell’andamento demografico


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NEI PROSSIMI MESI LA FED DOVRA’ STARE ATTENTA ALLA COMUNICAZIONE


La Sibilla Cumana, profetica sacerdotessa di Apollo dell’antica Grecia, sarebbe stata forse più chiara. Powell sembra indicare che hanno ragione quelli che come BlackRock sostengono che la Fed di oggi è disposta a tollerare un’economia che si surriscalda e un’inflazione che sale oltre il target fissato dalla stessa Fed pur di dare alla ripresa gambe per camminare ancora a lungo. Sembra che la Fed abbia deciso di intraprendere un viaggio in territorio inesplorato. Ovviamente per ora il mercato la sta prendendo bene. Ma nelle prossime settimane e mesi dovrà stare molto attenta a cosa comunica e a come lo comunica. Mettiamo che esca a sorpresa un dato macro negativo riconducibile alle tensioni sui dazi. Il mercato si aspetterebbe un taglio dei tassi quasi automatico, ma magari la Fed ha elementi che sconsigliano di farlo. Oppure, al contrario, sui dazi la guerra diventa aperta ma i dati macro non peggiorano. La Fed taglia lo stesso o aspetta. Qualunque cosa faccia avrà il problema di spiegarlo molto bene.
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