Banche in fila per i Bot: ecco perché sono tornati di moda

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18 Gennaio 2019 - 10:35

Le banche potranno utilizzare i Bot come garanzia per le prossime operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine della Bce. Inoltre, scadendo entro 12 mesi, non possono essere ridenominati in altre valute

Da metà maggio dello scorso anno i titoli di stato italiani sono tornati sotto pressione sui mercati. L’indiscrezione di stampa secondo la quale l’allora nascente governo Lega – 5Stelle stesse progettando l’uscita dall’euro fece impennare il rischio Italia e, a cascata, determinò una fuga dai titoli di stato del nostro paese con lo spread che in poco tempo si è impennato verso i 300 punti base. A poco è servita la secca smentita, confermata dal contratto di governo, che il nuovo esecutivo non avesse alcuna intenzione di intraprendere una uscita dall’Europa e dalla moneta unica. Sta di fatto che, tra alti e bassi (più bassi che alti, per la verità), i titoli di stato italiani hanno continuato a soffrire restando preda delle notizie sull’andamento della disputa con Bruxelles sulla legge di bilancio 2019.

DA INIZIO ANNO CAMBIO DI REGIME SUI MERCATI

Ma da inizio anno, sulla scia di un ritrovato moderato ottimismo degli investitori sui mercati, si è notato un ritorno di interesse anche nei confronti dei titoli del Tesoro italiani, in particolare verso i Bot. Eppure, non si registra nessun cambio importante di registro nella gestione delle finanze pubbliche. Semmai le ultime stime sulla crescita dell’Italia sembrerebbero mettere in dubbio la sostenibilità della manovra di bilancio da poco approvata.

FORTE RICHIESTA ALL’ASTA DI GENNAIO

Allora come mai i Bot sembrano tornati di moda sui mercati? Cerchiamo di scoprirlo insieme cominciando dai dati di mercato. La scorsa settimana si è tenuta l’asta mensile dei buoni ordinari del Tesoro con scadenza a un anno che ha registrato prenotazioni per 10,7 miliardi di euro per un collocamento effettivo pari a 7 miliardi, cioè tutto l’ammontare previsto in vendita. I tassi offerti, pari allo 0,285% lordo, sono stati peraltro inferiori a quelli dell’asta del mese precedente (pari allo 0,376%) e nettamente al di sotto di quelli assegnati nell’asta di novembre 2018 (pari allo 0,63%). Non solo. Nel giro di meno di una settimana, il rendimento dei Bot annuali è sceso sul mercato secondario allo 0,1%, ovvero ben 18 punti base in meno rispetto all’asta della scorsa settimana, mentre i prezzi, che si muovono in direzione opposta ai rendimenti, sono saliti.

LA SCOMMESSA DELLE BANCHE

A comperare a mani basse i Bot sono le banche per una semplice ragione: scommettono su una nuova asta di Tltro ((Targeted Longer-Term Refinancing Operations). Mediante queste operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine la Bce offre agli enti creditizi finanziamenti con scadenze fino a quattro anni. Tali operazioni sono dirette a migliorare il funzionamento del meccanismo di trasmissione della politica monetaria, sostenendo l’erogazione del credito bancario all’economia reale. Le banche che intendono partecipare alle aste Tltro hanno l’obbligo di ‘consegnare’ alla Bce dei titoli come garanzia (i cosiddetti collaterali) e i Bot, che possono essere utilizzati a tale scopo sono tra i preferiti dagli istituti di credito perché, tra i governativi in circolazione da offrire come collaterali risultano tra quelli che riconoscono anche un rendimento: basti pensare che mentre il bot offre lo 0,1% l’omologo tedesco evidenzia un rendimento negativo dello 0,6%.

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NON POSSONO ESSERE RIDENOMINATI IN ALTRE VALUTE

Ma c’è di più. Il fatto che i Bot siano titoli governativi con scadenza fino a 12 mesi esclude che possano essere soggetti ad una eventuale ridenominazione: anche in caso estremo di uscita dall’euro, non potrebbero essere convertiti in altra valuta. E questo è un altro vantaggio non indifferente per le banche, non solo italiane che, infatti, stanno facendo la fila per comperare i Bot.

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