Attese & Mercati

Attese & Mercati – Settimana dal 27 agosto 2018

Insight su cosa ci aspetta e cosa potrebbe sorprenderci nelle economie e sui mercati. Dati importanti in arrivo sull’inflazione in Europa e USA mentre le commodity potrebbero essere pronte al rimbalzo. Putin ha un’arma segreta che si chiama Elvira e protegge il rublo, mentre l’Iran sprofonda insieme alla Turchia.

27 Agosto 2018 - 7:34

OCCHIO ALL’INFLAZIONE


In settimana arrivano dati importanti, giovedì in USA esce l’indice Core PCE Price, insieme ai dati sulle spese personali di luglio, i numeri guardati più da vicino dalla Fed per determinare il livello di inflazione. In Europa il giorno prima Eurostat pubblica il dato preliminare dell’inflazione ad agosto, con i dettagli nazionali di Germania, Francia, Italia e Spagna. L’impatto principale dovrebbe essere sul cabio euro dollaro, che ha chiuso la settimana in rialzo sopra quota 1,16. Martedì in Germania esce l’indice di fiducia di consumatori e imprese per agosto, mentre il giorno dopo viene pubblicato l’indice equivalente americano. In arrivo anche la prima revisione del PIL Usa del secondo trimestre, mercoledì, con le attese che puntano a una limatura al 4% dal 4,1% preliminare. Sotto i riflettori per tutta la settimana la Casa Bianca e le indagini su Trump del procuratore speciale Robert Mueller: la parola Impeachment ricorrerà nei titoli di giornali e tv.

COMMDITY PRONTE AL RIMBALZO?


Su MarketWatch Shawn Langlois propone il grafico qui sotto elaborato da Jody Chutley per il blog Daily Reckoning per sostenere la tesi che è arrivato il momento di comprare commodity. La chart sovrappone l’indice Goldman Sachs S&P Commodity all’ S&P 500 e racconta che le commodity non sono mai state così a buon mercato rispetto al resto del mercato azionario.

[caption id="attachment_129739" align="alignnone" width="405"] Fonte: Bloomberg[/caption]

L’indice di Goldman è composto da un paniere di 24 commodity, dai prodotti energetici ai metalli industriali, ai prodotti agricoli e al bestiame, fino ai metalli preziosi. Ovviamente bisogna andare a guardare dentro l’universo delle commodity e poi se si decide di investire, individuare lo strumento appropriato, che può essere un ETP, un fondo, un basket di strumenti diversi o, per chi se lo può permettere, sedersi direttamente al tavolo dei futures a Chicago. Per l’investitore in generale comunque, prezzi delle commodity che salgono significano soprattutto una cosa: inflazione.

ELVIRA IN CATTEDRA


È arrivata alla guida della banca centrale della seconda superpotenza globale un anno prima della Yellen alla Fed, ma a differenza di Janet è ancora lì, e lo zar Putin se la tiene ben stretta. Non è una star del central banking globale, ma forse meriterebbe un posto a fianco di Mario Draghi e Jay Powell. Ha un nome difficile Evira, si chiama Nabiullina, e il giornale di Wall Street di recente la ha addirittura definita la miglior alleata di Putin nel suo confronto con l’Occidente. Il segreto della banchiera centrale è l’ortodossia monetaria. Prima che arrivasse lei i russi si concentravano sul rublo, e cercavano di tenerlo stabile spendendo fortune di riserve. Elvira invece, come da manuale, si è concentrata sulla stabilità dei prezzi e soprattutto del sistema, facendo chiudere centinaia di banche malandate e tenendo sotto controllo l’inflazione. A differenza di Erdogan, Putin la lascia fare e non interferisce. E il rublo tutto sommato regge all’urto delle sanzioni. Tanto che le emissioni in dollari della Russia sull’euromercato vengono giudicate da alcuni come un’ottima opportunità.

IRAN, ROUHANI PERDE I PEZZI


Mentre si allunga ogni giorno la lista di grandi gruppi europei che chiudono le porte all’Iran per timore di incappare nella punizione americana per aver violato le sanzioni, il parlamento della repubblica islamica trova un capro espiatorio per la crisi economica e licenzia il ministro delle Finanze Masoud Karbasian. L’impeachment è stato approvato con una maggioranza sottile, 137 voti su 260, ma è un nuovo duro colpo per il presidente Hassan Rouhani. L’economia va a rotoli, l’inflazione galoppa e la protezione politica europea si rivela assolutamente inutile. È praticamente impossibile trovare nel vecchio continente una grande impresa che abbia voglia di finire sotto la mannaia americana per assecondare i politici che restano aggrappati all’accordo sul nucleare del 2015. Qualche settimana fa aveva fatto la stessa fine di Karbasian il ministro del lavoro Ali Rabiei. Iran e Turchia hanno mostrato i muscoli contro gli Stati Uniti ma finora sono stati puniti duramente sul fronte dell’economia. E il loro santo patrono Putin non sembra scomporsi più di tanto.
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