BCE

Greenwood (Invesco) vede altri due anni di crescita nonostante le incertezze

Tensioni commerciali, dollaro forte, problemi finanziari e politici in Europa e Brexit non riusciranno a far deragliare la crescita economica globale, sostiene John Greenwood.

7 Agosto 2018 16:38

financialounge -  BCE Brexit ciclo economico cina dollaro Europa FED Invesco John Greenwood PIL tensioni commerciali USA
Dalle crescenti preoccupazioni per le tensioni commerciali al rafforzamento del dollaro statunitense, dai problemi politici e finanziari della zona euro alla Brexit. Tutte queste incertezze hanno frenato gli investitori da inizio anno e potranno ancora causare turbolenze sui mercati nel breve termine.

FATTORI FONDAMENTALI DELL’ECONOMIA INTATTI


Tuttavia, secondo John Greenwood, Invesco Chief Economist, nessuno di questi elementi ha la forza sufficiente a compromettere i fattori fondamentali che alimentano la ripresa del ciclo economico globale. Per quanto riguarda poi l’impatto degli aumenti dei tassi d’interesse negli Stati Uniti, l’esperto esclude che possano soffocare la ripresa in atto.

AUMENTI DEI TASSI USA IN OTTICA PREVENTIVA


Per John Greenwood, infatti, l’incremento dei tassi d’interesse statunitensi è solo in ottica preventiva, per mitigare eccessi di crescita della massa monetaria e il surriscaldamento dell’economia: una strategia, ben pilotata dalla Fed, per preservare e far continuare il ciclo espansivo per ancora parecchi anni. Anche perché non si intravedono all’orizzonte pericoli di focolai inflattivi, elemento che consente alla banca centrale statunitense di cristallizzare i tassi d’interesse quando questi avranno raggiunto livelli ‘neutrali’ (quelli, cioè, in grado di pareggiare la dinamica dei prezzi al consumo).

I robot ci rubano il lavoro? I numeri sulla disoccupazione dicono altro


I robot ci rubano il lavoro? I numeri sulla disoccupazione dicono altro





NESSUN PERICOLO DAL FRONTE INFLAZIONE


Più in generale, dal momento che i tassi d’inflazione sono ampiamente al di sotto dell’obiettivo del 2% nelle altre economie primarie, come la zona euro e il Giappone, secondo John Greenwood dovrebbero trascorrere almeno due anni, forse tre o quattro, in cui la crescita globale potrà espandersi ulteriormente prima che l’inflazione torni a salire. “Ciò implica che i massimi dei mercati azionari e immobiliari per il ciclo potrebbero essere toccati parecchi anni dopo il completamento della serie degli attuali aumenti dei tassi d’interesse”, afferma l’Invesco Chief Economist.

USA E CINA LOCOMOTIVE GLOBALI


Uno scenario nel quale Stati Uniti e Cina continueranno a fare da locomotive. Per l’economia statunitense, John Greenwood stima una crescita del PIL reale del 2,5% mentre per la Cina delinea una crescita del PIL reale ufficiale cinese del 6,7%. Più in particolare, sul fronte esterno, relativamente alla Cina, l’Invesco Chief Economist indica due forze contraddittorie in azione: mentre le esportazioni di Pechino hanno registrato una modesta ripresa, gli effetti negativi dei dazi sulle importazioni voluti da Washington stanno cominciando ad avere effetto.

Fondi sovrani: crescono le azioni in portafoglio, ma l’approccio è fattoriale


Fondi sovrani: crescono le azioni in portafoglio, ma l’approccio è fattoriale





ZONA EURO IN ASSESTAMENTO


Nella zona euro, dopo un 2017 in accelerazione, John Greenwood si aspetta un assestamento. Per l’esperto, con la BCE orientata a concludere il programma di acquisti di asset a dicembre, i depositi - e quindi la crescita M3 - in tutta la regione scenderanno a un livello più basso. Ne deriva che la crescita economica risulterà frenata con l’inflazione destinata all’1% o meno: la crescita del PIL reale quest’anno si dovrebbe attestare al 2,1%. Infine, se nel Regno Unito la crescita del PIL reale per il 2018 dovrebbe essere dell’1,4%, in Giappone l’Invesco Chief Economist si attende un incremento del PIL reale dello 0,9%.

DUE SCENARI PER LA GUERRA COMMERCIALE


Infine, John Greenwood delinea due scenari plausibili su come potrà evolvere la guerra commerciale tra USA e Cina. Nel primo, i due contendenti cercano una soluzione con Pechino disposta a offrire concessioni nei prossimi quattro mesi, in vista delle elezioni statunitensi di medio termine a novembre. Nel secondo scenario, invece, la Cina annuncia contromisure equivalenti ai dazi di Wahington che, a sua volta, reagisce con ulteriori tariffe alimentando la guerra commerciale per un periodo indefinito, con potenziali danni significativi al commercio internazionale e alle relazioni tra i due colossi mondiali.

Trending