Fondi sovrani: crescono le azioni in portafoglio, ma l’approccio è fattoriale

Alex Millar
25 Luglio 2018 - 7:49

Complice la fase rialzista, nel 2017 le azioni sono diventate la prima asset class per i fondi sovrani. Cambia la prospettiva sulle strategie, da attive a fattoriali.

Lo scorso anno, sulla scia della buona intonazione dei mercati azionari, gli investitori sovrani hanno registrato un rendimento del 9,4%, oltre il doppio rispetto al 4,1% del 2016. Un risultato frutto anche del peso delle azioni in portafoglio che ha superato quello delle obbligazioni, diventando così la principale asset class. Non solo. Nei portafogli azionari, gli investimenti fattoriali stanno assumendo un ruolo sempre più importante mentre gli investimenti alternativi hanno raggiunto il massimo storico del 20% del totale. Sono alcune delle principali evidenze emerse dalla VI edizione del Global Sovereign Asset Management Study di Invesco sul comportamento di investimento dei fondi sovrani lo scorso anno.

126 FONDI SOVRANI E 62 BANCHE CENTRALI

Si tratta di un report annuale che Invesco realizza coinvolgendo direttamente 126 singoli investitori sovrani e i responsabili di 62 banche centrali di tutto il mondo, che complessivamente rappresentano asset per 17 mila miliardi di dollari USA. In base ai dati raccolti, l’esposizione azionaria media è salita dal 29% (2016) al 33% (2017), un incremento in parte riconducibile anche alla fase rialzista dei mercati azionari. Inoltre, quasi la metà degli investitori sovrani ora sovrappesa le azioni sebbene un 35% degli intervistati prevede di ridurne il sovrappeso nel medio termine.

FAVORITE LE STRATEGIE PASSIVE E FATTORIALI

“È vero che gli investitori sovrani evidenziano una crescente esposizione sul fronte delle azioni, ma è altrettanto vero che si è registrato un autentico cambiamento che ha favorito principalmente le strategie passive sebbene in modo sfumato. In prospettiva, le strategie fattoriali dovrebbero beneficiarne maggiormente. Gli investitori sovrani considerano infatti tali strategie come un terzo pilastro tra la tradizionale gestione attiva e passiva ” ha spiegato Alex Millar, Head of EMEA Sovereigns, Middle East and Africa Institutional Sales di Invesco.

MENO DELLA METÀ È ORA A GESTIONE ATTIVA

Il riferimento dell’esperto è alle rilevanti evoluzioni degli approcci azionari. Negli ultimi tre anni, il 45% degli investitori sovrani sono migrati dalle strategie attive all’investimento fattoriale e passivo, e ora meno della metà dei portafogli azionari è a gestione attiva. Si tratta di un fenomeno più diffuso tra gli investitori sovrani occidentali, mentre quelli in Medio Oriente sono ancora gli utenti maggiormente orientati alla gestione attiva, con una media del 65% di portafogli gestiti attivamente.

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Conti alla Rovescia – Puntata 10 – Gestione attiva e gestione passiva

EVOLUZIONE DEGLI APPROCCI

Da segnalare, sempre in tema di evoluzione degli approcci, il ruolo crescente dell’investimento fattoriale che non sembra destinato a spegnersi nell’immediato futuro: infatti, se nei tre anni precedenti il 53% degli investitori sovrani ha aumentato il peso nelle strategie fattoriali, adesso la percentuale di chi prevede di continuare questo trend nei prossimi tre anni si attesta al 56 per cento.

L’ASCESA DEGLI INVESTIMENTI ALTERNATIVI

Allargando l’orizzonte a tutte le componenti del portafoglio, va poi segnalata l’ascesa degli strumenti alternativi, la cui allocazione media negli ultimi 5 anni è raddoppiata, raggiungendo nel 2017 il massimo storico del 20%. A questo proposito, se immobili e private equity restano le asset class più gettonate, le infrastrutture hanno di recente acquisito importanza, soprattutto tra i maggiori investitori sovrani.

SPAZIO ALLE COMMISSIONI DI PERFORMANCE

Per quanto attiene infine al capitolo costi, lo studio evidenzia un ampio spettro di spese annue (il TER, total expense ratio oscilla infatti tra lo 0,05% e l’1%) sebbene, di norma, il range tende ad essere compreso tra 25 e 45 punti base (ovvero tra lo 0,25% e lo 0,45%). “Alla luce di un contesto di rendimento più difficile del previsto, gli investitori sovrani pretendono di più dai propri gestori patrimoniali. Ciò è particolarmente frequente nelle asset class dei public market” ha puntualizzato Alex Millar che poi ha aggiunto: “Tra gli investitori sovrani osserviamo inoltre come le commissioni di performance siano ampiamente accettate. La posizione più diffusa, è che ai gestori patrimoniali debba essere corrisposto, a titolo di commissioni di performance e di base totali, tra il 25% e il 30% dell’alfa (extra rendimento) generato”.

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