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Petrolio a 80 dollari? Solo se salgono le tensioni geopolitiche in Medio Oriente

Ma l’elasticità della produzione americana rispetto al prezzo del petrolio rappresenterà a lungo termine il fattore in grado di calmierare le quotazioni.

3 Maggio 2018 09:52
financialounge -  Amundi medio oriente OPEC petrolio
financialounge -  Amundi medio oriente OPEC petrolio

In un contesto in cui le aspettative sull’inflazione sono diventate cruciali per l’andamento dei mercati finanziari, il prezzo del petrolio assume un’importanza ancora superiore rispetto al solito. Tuttavia, come fanno sapere gli esperti di AMUNDI nell’ultimo Weekly market review “un livello di 80 dollari al barile potrebbe essere possibile soltanto nel caso di un peggioramento delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, tale da comportare interruzioni dell’approvvigionamento”.

WTI A 68 DOLLARI


Una conclusione che poggia sull’analisi dell’andamento del greggio WTI che è arrivato a trattare a 68 dollari al barile, il 13 per cento al di sopra della quotazioni di inizio anno. Un’analisi che vede fattori che spingono verso un rialzo dei prezzi e altri che, al contrario, frenano le quotazioni. Sul primo versante, grazie alla crescita economica mondiale sincronizzata, è stata registrata una maggiore domanda di petrolio (ora è di 0,8 milioni di barili al giorno). Sempre in quest’ottica, l’impegno dell’OPEC a ridurre ulteriormente la produzione ha permesso di riequilibrare domanda e offerta dopo anni in cui la seconda risultava molto superiore alla prima.

[caption id="attachment_125884" align="alignnone" width="550"]L'andamento del prezzo del petrolio WTI negli ultimi 5 anni (Fonte: macrotrends.net) L'andamento del prezzo del petrolio WTI negli ultimi 5 anni (Fonte: macrotrends.net)[/caption]

OPEC, 35 MILIONI DI BARILI AL GIORNO


E che l’OPEC sia orientata effettivamente a rispettare gli impegni lo dimostra la capacità dichiarata di 35 milioni di barili al giorno, un volume piuttosto modesto e non così lontano dai livelli attuali. Anche le scorte USA scese ai minimi dal 2015 spingono per un incremento dei prezzi del greggio. “Tuttavia, il prezzo attuale del WTI incorpora il contesto più favorevole ed escludiamo che le quotazioni possano superare quota 70 dollari. Siamo dell’idea che per il 2018-2019 lo scenario più probabile sia quello del petrolio in un range tra i 60 e i 70 dollari per via della lunga pressione ribassista esercitata dai produttori non OPEC, in particolare gli USA” specificano i professionisti di AMUNDI.

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PRODUZIONE USA A 10,4 MILIONI DI BARILI GIORNALIERI


D’altra parte la produzione statunitense ha raggiunto il record di 10,4 milioni di barili al giorno grazie alla ripresa della produzione del petrolio di scisto che è direttamente proporzionale ai prezzi: più questi salgono più estrarre petrolio torna ad essere vantaggioso rispetto ai prezzi di estrazione che sono superiori rispetto a quelli di altre aree geografiche (Arabia Saudita in primis).

ELASTICITA’ DELLA PRODUZIONE AMERICANA


In quest’ottica, secondo gli esperti di AMUNDI, proprio “l’elasticità della produzione americana rispetto al prezzo del petrolio rappresenterà a lungo termine il fattore cruciale che impedirà al petrolio di salire ben oltre i livelli attuali”. Per il semplice fatto che la produzione non-OPEC (all’interno della quale rientrano le estrazioni USA) dovrebbe più che compensare la riduzione della produzione OPEC: le previsioni infatti indicano un aumento di 2,6 milioni di barili al giorno per il 2018.
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