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Economia USA, i risparmi ridotti sono una debolezza nascosta e pericolosa

I dati attuali di PIL, investimenti e disoccupazione sono robusti, ma il dato sui risparmi nazionali mostra una debolezza poco considerata nei fondamentali dell’economia USA.

16 Marzo 2018 - 8:27
financialounge - news
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Dopo le due recenti correzioni - quella in occasione del dato sulle retribuzioni di gennaio salite del 2,9% su base annua, il valore più alto degli ultimi anni, e quella dopo l’annuncio dei dazi da parte di Trump - il mercato azionario degli Stati Uniti si è ripreso e, con esso, il paradigma degli ultimi anni: le recenti correzioni sono state archiviate come momenti estemporanei (uno shock di volatilità) all’interno di una tendenza che resta molto accomodante per l’investimento in Borsa. Dopotutto, questa tesi trova un valido sostegno nei fondamentali dell'economia USA e del resto del mondo, mai così buoni in un prolungato periodo di tempo come quello che stiamo vivendo dopo la grande crisi economica.

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TASSO DI RISPARMIO AD UN MISERO 2,1%


Peccato che, come è emerso in un recente articolo pubblicato su Marketwatch, i fondamentali non siano davvero così sani come sembrano. Questo perché il tasso di risparmio nazionale netto degli Stati Uniti (cioè la sommatoria dei risparmi delle imprese, delle famiglie e del settore pubblico), si è attestato ad un risicato 2,1% del reddito nazionale nel terzo trimestre del 2017: si tratta di una percentuale che è pari solo ad un terzo della media del 6,3% che ha prevalso negli ultimi tre decenni del 20° secolo. Conoscere il risparmio netto di un paese come l’America è estremamente importante in ottica di previsioni future, in quanto permette di valutare le risorse disponibili per finanziare l'espansione della capacità produttiva: il risparmio netto rappresenta infatti l'investimento di oggi nel futuro e i dati disponibili dicono che gli Stati Uniti stanno risparmiando quasi nulla.


GLI STATI UNITI SI FINANZIANO ALL’ESTERO


Non solo. Per finanziare il consumo e la crescita, gli Stati Uniti prendono in prestito risparmi in eccesso dall'estero per compensare il deficit interno. Questa determina un allargamento del deficit della bilancia dei pagamenti con il resto del mondo che, a sua volta, genera un deficit commerciale altrettanto ampio. È vero che l'amministrazione Trump non è responsabile di questo stato di cose, ma è altrettanto vero che le sue politiche stanno per peggiorare la situazione.

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AUMENTO DI BILANCIO PER 1.500 MILIARDI


Infatti la riforma fiscale è stata accompagnata da un legge firmata da Trump alla fine dello scorso anno che determinerà un aumento del bilancio federale per circa 1.500 miliardi di dollari nel prossimo decennio. In parallelo il Congresso, per evitare un arresto delle attività governative (il cosiddetto shutdown), ha alzato il budget di altri 300 miliardi nell'ultimo accordo: questo forte allargamento del deficit federale è sufficiente, da solo, a spingere il tasso di risparmio nazionale netto (già ridotto) verso lo zero. Ma non è soltanto sul fronte governativo che il risparmio latita. Il tasso di risparmio delle famiglie è sceso al 2,4% del reddito disponibile (al netto delle imposte) nel dicembre 2017, il più basso in 12 anni e solo circa un quarto della media del 9,3% che ha prevalso negli ultimi trent'anni del 20° secolo.


ECONOMIA USA A UN BIVIO


Secondo gli analisti, questo crollo del risparmio interno, spinge l'economia USA verso un bivio: o una riduzione degli investimenti (e, quindi, della crescita economica che ne deriva) oppure un aumento del prestito di risparmi in eccesso dall'estero. Negli ultimi 35 anni, l'America ha costantemente optato per quest'ultima opzione, gestendo i disavanzi della bilancia dei pagamenti ogni anno dal 1982 (con la sola eccezione del 1991, grazie ai contributi stranieri per le spese militari statunitensi nella Guerra del Golfo).
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