Alex Friedman

Subordinate europee e debito emergente: rendimenti per “esperti”

La gestione passiva potrebbe non essere la più adatta al contesto che caratterizza il mercato obbligazionario: serve una scelta attenta

18 Gennaio 2018 - 8:24
financialounge - news
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La convinzione diffusa che le obbligazioni siano meno rischiose della azioni va probabilmente aggiornata. Sarà infatti importante, se non addirittura determinante, il calcolo corretto del riflusso della marea finanziaria, cioè il processo inverso dei piani di espansione monetaria adottati negli ultimi anni dalle più grandi banche centrali al mondo.

Con tempi e modalità diverse, le principali banche centrali hanno avviato la riduzione dello stimolo monetario. Il riflusso della marea si verificherà con il tradizionale aumento dei tassi, come già avvenuto negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, e con il riavvolgimento dei piani non convenzionali, in Europa e in Giappone.

“Non avendo mai assistito a una simile normalizzazione monetaria, se gli operatori male interpretassero le intenzioni dei banchieri centrali, potrebbero finire per replicare il crac obbligazionario del 1994” scrive Alex Friedman, CEO di GAM. Non solo.

“Se al reflusso della marea si aggiungesse il ritorno dell’inflazione, la volatilità potrebbe aumentare bruscamene rendendo il profilo rischio/rendimento dei bond ancor meno attraente” sottolinea Carlo Benetti, Head of Market Research and Business Innovation di GAM (Italia) SGR nell'Alpha e il Beta del 16 gennaio 2018.

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Il riflusso della marea finanziaria potrebbe infatti cambiare lo stato attuale del mercato. Se fosse veloce, se cioè i rendimenti salissero rapidamente, si potrebbe innescare un incontrollabile effetto domino nel sistema finanziario.

Osservata speciale è l’inflazione che resta la principale variabile nella determinazione dell’ampiezza dell’onda di marea. Sull’inflazione e sulle vendite al dettaglio riviste al rialzo, il rendimento del Treasury a due anni ha superato il 2% per la prima volta dal 2008, il titolo a dieci anni è arrivato a 2,58%.

“Le attese dell’inflazione futura non sono superiori al 2% ma sono derivate dal mercato obbligazionario, un corto circuito autoreferente che non ha forse ancora scontato nei prezzi la lunga corsa del mercato del lavoro, la crescita ancora robusta, il taglio delle tasse che darà origine a maggiore capacità di spesa” specifica Carlo Benetti che poi però ricorda anche cosa dice Tim Haywood di GAM: la cosa positiva di uno scenario che presenta così tante incognite e caratteristiche finanziarie diverse è che si trovano opportunità trasversali in tutti i mercati obbligazionari, un ambiente buono per strategie flessibili e ‘unconstrained’, cioè slegate da indici.

Inoltre, la bassa volatilità rende economico l’acquisto di strumenti per proteggere i portafogli da improvvisi aumenti della volatilità stessa. “Non è più tempo di soluzioni passive, lo strumento per contrastare il riflusso dell’onda di marea è la gestione attiva, dinamica” puntualizza Carlo Benetti che poi indica le aree dove le mani esperte possono trovare ancora valore: il debito subordinato europeo, un segmento interessante e che esige estrema selettività, e i mercati emergenti, che conservano potenzialità nei tassi e nelle valute.
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