Carlo Benetti

Investimenti azionari, il lungo termine va adattato al contesto del momento

In questa fase è importante diversificare l’investimento azionario in temi regionali, come i mercati emergenti, e settoriali, come il lusso e l’healthcare.

8 Novembre 2017 - 8:33
financialounge - news
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La superiorità dell’investimento azionario nel lungo periodo è indiscutibile, ma è altrettanto indiscutibile la necessità di essere selettivi e opportunisti per evitare che il lungo periodo diventi eccessivamente lungo. È la sintesi dell’analisi condotta da Carlo Benetti, Head of Market Research and Business Innovation di GAM (Italia) SGR nell'Alpha e il Beta del 6 novembre 2017. Il punto di partenza della sua analisi è il ‘premio al rischio’, il differenziale che caratterizza ogni rendimento superiore a quello degli strumenti monetari, che si assumono come sicuri o ‘risk-free’.

“I dati storici dei premi al rischio li dobbiamo a tre professori della London Business School, Elroy Dimson, Paul Marsh e Mike Staunton. Secondo la loro analisi il migliore dei mondi possibili per un investitore sono stati gli ultimi due decenni del secolo precedente. Dal 1980 al 1999 le azioni hanno dato un sibaritico 10,6%, le obbligazioni un più che decoroso 6,6% e il mercato monetario il 2,8%” spiega Carlo Benetti, che poi però ricorda come le cose cambino radicalmente se l’intervallo esaminato è quello tra il 2000 e il 2016. In questo intervallo le azioni hanno espresso un rendimento medio annuo di 1,9%, il rendimento del mercato monetario è stato pressoché zero e le obbligazioni hanno dato un rendimento del 4,8%.

“Ciascuno può divertirsi a selezionare periodi diversi e vedere il comportamento relativo tra azioni, obbligazioni e mercato monetario, ma il punto non è questo” puntualizza Carlo Benetti, secondo il quale l’affermazione che le azioni siano adatte al lungo termine non rispecchia la realtà degli investimenti. Per il semplice fatto che gli investimenti non sono mai ‘globali’ come gli indici, ma sono condizionati dalle preferenze regionali, dalla concentrazione su un dato strumento, settore o titolo, dalla consistenza nel tempo dei portafogli.

Se, per esempio, si escludono dalle azioni globali quelle americane i risultati cambiano radicalmente, in peggio. Insomma, l’affermazione “le azioni sono adatte al lungo termine” resta vera, ma ha bisogno di essere declinata, circostanziata. Il lungo termine da solo, non basta, perché nel tempo cambiano i rapporti economici tra stati, settori, singole società. “Il concetto sacrosanto del lungo termine va accompagnato con concetti altrettanto centrali come la selettività e l’analisi di merito. Bisogna abituarsi all’idea che l’investimento azionario può dare delusioni anche in un arco di tempo congruo” specifica Carlo Benetti, ricordando come in questo momento, in cui ci si confronta con valutazioni sopra le medie storiche, la selettività e la gestione attiva diventano preziosi alleati.

“La settimana scorsa abbiamo parlato proprio di questo al GAM Equity Day. Abbiamo presentato l’opportunità di diversificare l’investimento azionario in temi regionali come i mercati emergenti e settoriali come lusso e healthcare. Le valutazioni dei listini emergenti presentano ad esempio valutazioni ragionevoli rispetto ai mercati sviluppati, al Nasdaq e al più ampio Russell 2000. Dopo anni di sottoperformance hanno ancora spazio per crescere” sostiene Carlo Benetti, che, infine, riconoscendo la funzione dello specialista delegato alla selezione, segnala il fatto che i dividendi delle borse emergenti offrano un rendimento superiore a quello del decennale americano: uno spunto interessante per chi cerca fonti di reddito.
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