Carlo Benetti

Nella conoscenza condivisa l’obiettivo è il miglioramento del gruppo di lavoro

 Mettere la persona al centro, anche in azienda, significa attivare meccanismi di motivazione che favoriscono il senso di appartenenza e valorizzano tutti i ruoli.

4 Agosto 2017 09:39
financialounge -  Carlo Benetti etica d'impresa profitti aziendali responsabilità sociale stakeholder
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Il profitto di un’impresa ne consente la prosperità e la forza innovatrice, e rappresenta il premio al rischio dell’imprenditore la cui funzione, scrive mirabilmente Schumpeter, “consiste nell’individuare e realizzare nuove possibilità”.

Ma è sempre più diffuso il convincimento che se il profitto è l’indispensabile combustibile alla salute dell’impresa, non ne costituisce il fine ultimo.  “L’impresa ha responsabilità multiple, non soltanto verso gli azionisti, ma anche verso i dipendenti, i fornitori, il territorio. Un insieme di soggetti che la moderna teoria aziendale definisce ‘stakeholder’ e che definiscono la funzione sociale dell’impresa” specifica Carlo Benetti, Head of Market Research and Business Innovation di GAM (Italia) SGR nell'Alpha e il Beta del 31 luglio.

Secondo il manager, responsabilità sociale, innovazione e motivazione dei dipendenti costituiscono la premessa per la prosperità dell’impresa nel lungo termine, un approccio originale al concetto di vantaggio competitivo.

Il ragionamento sulla responsabilità sociale dell’impresa ci porterebbe lontano, è un’area di ricerca che spazia dalle governance del rispetto ambientale a quelle nei confronti dei dipendenti e degli stakeholders.  “Una prospettiva originale dei rapporti aziendali è proposta dal professor Guido Zaccarelli. Nel suo libro ‘La conoscenza condivisa’, Zaccarelli parte dalla premessa che il successo di ogni azienda è dovuto, anche, alla qualità delle sue persone, le competenze di ciascuno decisive nei modelli di organizzazione” sottolinea Carlo Benetti ricordando, a tale proposito che nell’azienda ideale di Zaccarelli le caratteristiche strutturali sono liquidità, rapidità e velocità garantite dalla partecipazione di tutti i soggetti che vengono coinvolti in un processo decisionale allargato.

“Nella ‘conoscenza condivisa’ l’obiettivo ultimo non è la mera condivisione ma il miglioramento del gruppo di lavoro: mettere la persona al centro, anche in azienda, significa attivare meccanismi di motivazione che favoriscono il senso di appartenenza e valorizzano tutti i ruoli” puntualizza Carlo Benetti specificando che il modello aziendale della conoscenza condivisa pensato da Zaccarelli presenta tre caratteristiche. In primis al crescere dell’incertezza dell’ambiente in cui opera, l’azienda cerca il coinvolgimento di quante più persone possibile. Apprezza il loro contributo per meglio definire i probabili futuri scenari e gli adattamenti necessari “imposti dall’ambiente circostante”.

In secondo luogo, nel modello organizzativo aperto e partecipato, emergono le competenze individuali e collettive, la loro condivisione e capitalizzazione facilita il traguardo dei comuni obiettivi.

In terzo luogo, la conoscenza condivisa è un vero e proprio protocollo formalizzato, un corpo di regole che responsabilizza le persone alla condivisione a completo vantaggio dell’azienda.

“In breve, per Zaccarelli non è con il (solo) taglio dei costi che le aziende vincono la sfida della competitività, ma scomponendo la complessità dell’organizzazione a dimensioni via via più gestibili” spiega Carlo Benetti che poi aggiunge: “Il modello organizzativo passa in questo modo dalla tradizionale figura geometrica della piramide al rettangolo, una struttura orizzontale, più piatta possibile, dove i team interagiscono e i membri dei team hanno competenze multidisciplinari”.
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