Carlo Benetti

Perché non è più rinviabile l’esigenza di formazione continua

È ormai indispensabile che le società di gestione, i consulenti finanziari e gli stessi risparmiatori condividano il circolo virtuoso della formazione continua.

19 Aprile 2017 10:24
financialounge -  Carlo Benetti consulente finanziario corsi di formazione GAM rendimenti SdR17 stile di gestione
financialounge -  Carlo Benetti consulente finanziario corsi di formazione GAM rendimenti SdR17 stile di gestione

“Il take-away della Conferenza GAM al Salone del Risparmio 2017 si può riassumere nel fatto che non è più rinviabile l’esigenza di formazione continua” tiene a precisare Carlo Benetti, Head of Market Research and Business Innovation di GAM (Italia) SGR nell’Alpha e il Beta del 17 aprile.

Secondo il manager si tratta di una necessità sia per le società di gestione, che devono dimostrarsi capaci di innovare e di essere prossime alle esigenze della distribuzione, e sia per i consulenti finanziari, che sono chiamati a sostituire la consulenza al solo portafoglio con la consulenza “totale” alla persona e alla sua pianificazione familiare. Ma, secondo Carlo Benetti, l’esigenza di formazione continua non può neppure trascurare i risparmiatori, che devono comprendere, tramite un esperto di fiducia, che la sicurezza del rendimento passa dalla rinuncia alla sicurezza tradizionale.

Il primo passaggio consiste nell’accompagnare i risparmiatori a concentrarsi sugli aspetti davvero importanti e spiegare loro che le aspettative sui rendimenti futuri devono essere abbassate: infatti, tutti vogliono rendimento, ma l’errore consiste nel ricercarlo spesso a trend consolidato, quando i rischi di correzione si fanno più vicini. In quest’ottica, l’inversione dei tassi costituisce il maggior problema che i risparmiatori devono affrontare, dal momento che la diversificazione dei portafogli risulta spesso ancora insufficiente.

“L’innovazione di oggi, in ottica di diversificazione, è rappresentata dall’impiego, nei portafogli multi asset, di classi di attivo nuove al grande pubblico ma familiari agli investitori in hedge fund, ovvero i premi al rischio alternativi o Alternative Risk Premia’” specifica Carlo Benetti ricordando come l’intuizione di Lars Jaeger di GAM, vera e propria autorità nel settore e considerato il padre degli ‘alternative beta’, sia stata quella di aver riconosciuto che ciò che era ritenuto ‘alpha’, cioè rendimento slegato dall’andamento del mercato, frutto delle capacità del gestore, era in realtà applicazione sistematica di strategie che sfruttavano situazioni di mercato che oggi definiamo “Value”, “Momentum” e “Carry” che, analogamente alle più tradizionali azioni e obbligazioni, hanno loro propri premi al rischio.

Più in particolare, lo stile di gestione ‘value’ consiste nella selezione di titoli il cui prezzo è stimato inferiore al valore reale (fair value), al quale tende nel corso del tempo. La seconda fonte di premi al rischio alternativi è nello stile “momentum”, cioè lo sfruttamento della propensione delle tendenze a durare nel tempo, mentre lo stile ‘carry’, la terza fonte di premi al rischio alternativi, è quello in cui il gestore cerca il rendimento in asset con flussi di reddito più elevati: in altre parole, si aumenta il peso di titoli con rendimento più elevato e si riduce l’esposizione a titoli simili ma con rendimenti inferiori.

“La caratteristica principale dei premi al rischio alternativi, che li rende particolarmente interessanti per una più affinata diversificazione, è la loro bassa correlazione con le classi di attivo direzionali” sottolinea Carlo Benetti secondo il quale, in questo momento di mercato nel quale i prezzi degli asset tradizionali stazionano sui massimi storici, la gestione dei portafogli non può ignorare strumenti che non siano correlati con i tradizionali asset rischiosi quali, solo per citarne alcuni, le azioni e le obbligazioni societarie.
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