Christian Stracke

Grandi banche USA, perché frazionarle sarebbe un errore

2 Marzo 2016 09:30
financialounge -  Christian Stracke PIMCO settore bancario USA
financialounge -  Christian Stracke PIMCO settore bancario USA
Tra i titoli più bersagliati dalle vendite in Borsa da inizio anno figurano le banche. Tra le principali motivazioni addotte dagli osservatori, spiccano, in Europa, quelle relative alla possibile richiesta di nuovi capitali per rafforzare la struttura patrimoniale, mentre negli Stati Uniti le preoccupazioni che il crollo del prezzo del petrolio possa portare ad una ondata di fallimenti di aziende attive nel settore dello shale oil con conseguente impatto sui bilanci delle banche viene reputata la principale causa delle vendite sui titoli de settore.

In questo contesto si è acceso il dibattito tra coloro che ritengono il frazionamento delle grandi banche una ulteriore misura verso la prevenzione ad un'altra crisi finanziaria globale e quanti invece non sono affatto d’accordo. Tra questi ultimi figura Christian Stracke, Global Head of Credit Research di PIMCO. Il manager suggerisce infatti di riconsiderare l’idea della divisione delle grandi banche USA per una serie di ragioni.

In primis, i nuovi regolamenti stanno già funzionando. Dallo scoppio della crisi del 2008-2009 si sono visti un’ondata di miglioramenti nella regolamentazione bancaria e nella supervisione: dall'applicazione dei requisiti di maggiore capitale e di liquidità di Basilea III al Dodd-Frank Act (il complesso intervento voluto dall’amministrazione di Barack Obama per promuovere una più stretta e completa regolazione della finanza statunitense incentivando al tempo stesso una tutela dei consumatori e del sistema economico statunitensi), dalle robuste prove di stress test al passaggio a una maggiore trasparenza nell’informativa di rischio delle banche. Inoltre, alcune grandi banche hanno ridotto i loro bilanci e ridimensionato la loro complessità operativa in questi ultimi anni.

Poi, fa notare, Christian Stracke, mentre il bail-in è già una realtà nei fatti (dopo la crisi del 2008 gli obbligazionisti americani sanno che in caso di fallimento bancario potrebbero perdere il capitale investito), i possessori di obbligazioni bancarie potrebbero diffidare delle nuove entità: quale delle divisioni in cui sarebbe frazionata la grande banca risponderebbe in solido dei bond già emessi?

Poi, sempre secondo Christian Stracke, circolerebbe meno capitale nel sistema. Allo stato attuale, le banche di grandi dimensioni e di rilevanza sistemica sono necessarie per operare con molto più capitale rispetto alle banche regionali.

Infine, ma non meno importante, le banche più piccole non sono necessariamente meno rischiose. I rischi per il sistema finanziario di un grande fallimento bancario sono ovviamente maggiori rispetto ad un fallimento di un piccolo istituto. Tuttavia, mentre le nuove banche più piccole potrebbero essere meno esposte a shock di finanziamento, esse sarebbero ancora essere esposte a tutti i rischi correlati che sempre affliggono i sistemi bancari: bolle immobiliari, crolli delle quotazioni delle materie prime, eccessi di leva finanziaria aziendale.
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