Banca Centrale Svizzera

Le cinque lezioni della decisione della Banca Nazionale Svizzera

19 Gennaio 2015 - 13:30
financialounge - news
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Il 2015 sarà un anno in cui le Banche Centrali svolgeranno ancora un ruolo cruciale perchè dovranno guidare il percorso di uscita dall’emergenza monetaria, limitando gli effetti di volatilità sui mercati.

“La gestione delle aspettative sarà ancora estremamente importante da questo punto di vista. Il rischio di errori di valutazione permane, ma le lezioni del passato potranno, si spera, contribuire a ridurli” commenta Maria Paola Toschi, Market Strategist J.P. Morgan Asset Management dopo la decisione, a sorpresa, della Banca Nazionale Svizzera (BNS) di abbandonare il legame tra Euro e Franco Svizzero (CHF) fissato a 1,20 che era stato introdotto a settembre del 2011, dichiarandolo non più giustificato. La stessa BNS ha anche ridotto a -0,75% il tasso sui depositi sperando di ridurre l’effetto sui mercati, ma la reazione degli investotori è stata piuttosto scioccate, il CHF è salito di circa il 30% verso l’Euro e il Dollaro, creando un caos nella giornata di contrattazioni di giovedi 15: il mercato azionario svizzero è sceso di quasi il 9%, una perdita che non si era mai vista negli ultimi 20 anni.

La decisione della BNS elimina una misura che era stata introdotta per fermare la forte rivalutazione del CHF, ritenuto un asset esente dal rischio di contagio dall’Euro, nel periodo più buio per la moneta unica. Si trattava di una misura temporanea, come anche dichiarato dalla BNS, che tuttavia di recente aveva escluso di eliminarla a breve, e non aveva quindi adeguatamente preparato i mercati a questo evento di rilevante portata soprattutto per l’economia del paese elvetico.

“Probabilmente la debolezza dell’Euro di questi ultimi mesi ha reso sempre più oneroso per la BNS mantenere questo sistema di cambi fissi, ma le conseguenze di un gesto affrettato sono state forse peggiori. Le conseguenze di questo evento sono circoscritte soprattutto al paese elvetico che vedrà penalizzati i propri esportatori e quindi il mercato azionario. Inoltre, per mantenere il cambio fisso in una fase di debolezza dell’Euro, la BNS ha aumentato il proprio bilancio acquistando asset che ora si stanno svalutando” dichiara Maria Paola Toschi per la quale è possibile trarre alcune lezioni da questa vicenda e soprattutto alla vigilia di importanti appuntamenti come la prossima riunione della BCE prevista il 22 Gennaio:

1) Il ruolo della politica monetaria è stato troppo invasivo.
La prima lezione che possiamo trarre è che le banche centrali continuano ad avere un ruolo troppo invasivo sui mercati e che gli interventi monetari, resi necessari negli ultimi anni, oggi presentino dei rischi. Ciò è la conseguenza degli eccessi prodotti dall’ultima crisi economica e finanziaria, che ha portato gli investitori a basare le decisioni di investimento più sulle attese di politica monetaria che non sui fondamentali. Gli interventi troppo invasivi delle banche centrali hanno prodotto distorsioni dei mercati e li hanno portati lontano da una condizione di normale operatività rischiando, al momento della loro rimozione, reazioni come quella osservata giovedi scorso. Questa considerazione si può estendere alle principali banche centrali come la Fed le cui decisioni sono e sono state a lungo il faro dei mercati in virtù dell’ampiezza delle misure convenzionali e non, adottate negli ultimi anni. Questa considerazione è vera anche per la BCE la cui riunione in programma per il 22 gennaio continua ad alimentare fortissime aspettative che possa essere annunciato il QE tanto atteso dai mercati. Un mancato annuncio avrebbe dei riflessi negativi molto forti. Proprio la forte aspettativa che venga annunciato il QE ha forse contribuito a dettare questa decisione da parte della BNS preoccupata per un eventuale nuovo movimento al ribasso dell’Euro.

2) Le aspettative sono molto importanti.
La seconda lezione è legata all’importanza delle aspettative. Proprio la forte ingerenza delle banche centrali come driver dei mercati ha reso la gestione delle attese dei mercati molto importante. Ciò lo ha dimostrato la Fed con l’annuncio del tapering nel 2013. La sorpresa dell’annuncio di una riduzione degli acquisti di titoli obbligazionari americani è stata la causa della forte volatilità dei mercati obbligazionari e valutari nell’ultima parte del 2013. L’importanza della gestione delle aspettative lo ha dimostrato anche la BCE che con il famoso discorso di Draghi sul “faremo tutto il necessario” e con il lancio del OMT, che è riuscito a innescare un percorso di rientro degli eccessi, della percezione del rischio e dei tassi anche dei titoli obbligazionari periferici europei senza nessuna azione di intervento effettiva.

3) È difficile ingabbiare i mercati.
La terza lezione è che non si possono ingabbiare a lungo i mercati. Alla fine la forza delle dinamiche sottostanti prevalgono. Questo è vero soprattutto per i mercati valutari che sono guidati dai flussi di capitali che si muovono a livello globale alimentati da ingenti volumi di contrattazioni difficili da gestire e da prevedere. Anche in questo caso la normale operatività dei mercati e la logica della domanda e dell’offerta guidata dai fondamentali e dalle aspettative prevale su qualsiasi logica di controllo forzato.

4) Serve una transizione verso la normalizzazione monetaria.
La quarta lezione è che serve una fase di normalizzazione monetaria. Il 2015 sarà un anno di divergenze monetarie e di volatilità valutaria che avranno forti implicazioni sui mercati ma che potranno anche ridurre le divergenze economiche che sono cresciute negli ultimi anni. Ma sarà anche un anno di transizione verso una graduale attenuazione della fase di forte azione monetaria.

5) Restano elementi di incertezza.
La quinta lezione è che la reazione al rialzo del CHF ci ha ricordato che, nonostante il percorso fatto da BCE e dai singoli Governi per mettere l’Europa in sicurezza, restano elementi di preoccupazione e attese di volatilità. I prossimi eventi tra cui il meeting della BCE, le elezioni in Grecia, l’elezione del nuovo Presidente in Italia e le prossime elezioni in Spagna e Gran Bretagna sono tutti appuntamenti che potranno ancora alimentare incertezza che si è manifestata in questo forte ritorno alla ricerca di un asset (il chf) considerato privo di rischio ed esente dal contagio dell’Euro.
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