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La tendenza, sbagliata, ad investire nei titoli "familiari"

9 Dicembre 2014 - 15:05
financialounge - news
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La tendenza a investire nei titoli “familiari” perché percepiti come non rischiosi o solo perché si crede di conoscerli meglio viene definita "Home Bias" dalla finanza comportamentale.

La trappola dell’Home Bias è tipica per esempio di chi è affezionato ai titoli di Stato domestici e alle azioni/obbligazioni di quelle aziende considerate più "vicine". Ma questa è solo una scorciatoia del cervello: per non gestire, razionalmente, le numerose informazioni su tutte le opzioni praticabili, scegliamo il "risparmio energetico" e andiamo dove ci porta il cuore. Il risultato, come spiega però la terza puntata di "Investire con la Testa", lezioni pratiche a cura di Schroders per svelare i principali talloni di Achille di investitori e consulenti, anch'essi esseri umani, è una concentrazione del rischio.

L’andamento del proprio portafoglio viene legato a quello dello scenario locale, economico ma anche politico. Non solo. Dicendo no alla diversificazione, si rinuncia alle opportunità a maggiore profittabilità e minore volatilità disponibili nel resto del mondo. La storia dimostra che nessun mercato è in grado di conseguire solo performance positive. Ed è difficile prevedere quale sarà quello vincente. Perciò è sempre consigliabile investire su più strumenti e aree geografiche, per bilanciare i rischi e potenziare i risultati. Secondo i dati di Investimente®, cadono in questa trappola il 36% degli investitori e il 40% dei consulenti finanziari. Anche uno studio della Consob del 2013 ha fotografato il fenomeno.

I risparmi delle famiglie italiane sono ancorati al mercato di "casa": i prodotti più diffusi sono i titoli di Stato domestici, seguiti dalle obbligazioni bancarie italiane.
Perché è importante ricordare sempre che in un’economia globalizzata le opportunità d’investimento devono essere misurate sulla base del rapporto tra rischio e rendimento indipendentemente dalla loro collocazione geografica?

“Perché aiuta ad approcciare le decisioni con maggiore razionalità. Di fronte a una scelta d’investimento bisogna cercare di annullare la carica emotiva che inevitabilmente scatta quando ci si trova a scegliere fra titoli di casa e fuori casa. La maggior parte delle volte facciamo il tifo per i primi, ma senza ragioni obiettive per farlo. L’invito è invece quello di astrarsi dalle preferenze “affettive” legate alla provenienza geografica e di basarsi piuttosto su fatti e dati che possano sostanziare le attese di rischio e rendimento per il futuro. Il consulente finanziario è l’interlocutore più indicato per supportarci in questa attività di analisi e selezione” puntualizza Luca Tenani, Country Head Italy Asset Management di Schroders che poi spiega quali siano i rischi più rilevanti che comporta per il risparmiatore la concentrazione in asset class soltanto italiane: “Puntare solo ed esclusivamente sul mercato locale significa ancorare i propri risparmi all’evoluzione del Paese. Il portafoglio diviene così iper-sensibile a ciò che succede in “casa”, come le vicende politiche o il dinamismo dell’economia domestica, che inevitabilmente influenzano il mondo finanziario. Allargare gli orizzonti, valicando i confini nazionali, è invece fondamentale per dare più equilibrio al portafoglio. E questo vale non solo per gli italiani ma per gli investitori di qualsiasi nazionalità. Occorre inoltre ricordare che la diversificazione è sia un’arma di difesa, perché mitiga i rischi, che di attacco, perché incrementa il rendimento potenziale aumentando la gamma di opportunità”.

A questo proposito vale sempre la pena ricordare che, sebbene la storia non si ripeta, la finanza insegna che la concentrazione su investimenti locali può provocare ingenti danni, spesso irrecuperabili: “Non bisogna andare lontano per citare situazioni che hanno messo in difficoltà numerosi investitori con tragiche vicissitudini. Come dimenticare il caso Cirio e Parmalat, la crisi del debito dei Paesi periferici o il calo generalizzato dei titoli bancari italiani nel 2011. Al di là dei singoli eventi, bisogna ricordare che diversificare fa bene al nostro portafoglio e che confrontarsi con un esperto fa altrettanto, perché permette di controllare l’emotività che spesso influenza le nostre decisioni” conclude Luca Tenani.
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