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L’inizio di un megatrend al rialzo del dollaro USA

11 Novembre 2014 - 9:00
financialounge - news
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Per Christophe Bernard, Chief Strategist di Vontobel l’apprezzamento del dollaro americano non rappresenta un movimento di carattere temporaneo quanto piuttosto l’inizio di un movimento rialzista secolare del biglietto verde.

Nella retrospettiva, la politica monetaria estremamente restrittiva della Banca centrale europea, che si è manifestata in una notevole contrazione del suo bilancio, era il principale motivo della forza registrata dall’euro fino a metà 2014. La moneta unica europea beneficiava anche degli ingenti afflussi di capitali americani che venivano investiti in obbligazioni dei paesi cosiddetti periferici e in azioni della zona euro.
Allora, l’indirizzo restrittivo della BCE assumeva ancora maggiore peso alla luce delle generose iniezioni di liquidità della Federal Reserve (Fed).

“Ma la situazione si è ora ribaltata. Il 9 settembre la BCE ha annunciato di essere pronta a espandere sensibilmente il suo bilancio per sventare il pericolo di deflazione e stimolare la crescita anemica delle economie europee. La Fed, invece, sta gradualmente tirando le redini della sua politica monetaria. Il cambiamento di indirizzo delle banche centrali ha portato a un chiaro miglioramento delle sorti del dollaro USA” constata Christophe Bernard per il quale il biglietto verde ha un lungo periodo durante il quale potrà manifestare la sua forza strutturale.

Sei, in particolare, i principali motivi:

1. Il dollaro USA attualmente non è sopravvalutato. La parità del potere di acquisto indica un fair value tra 1.25 e 1.30 dollari USA su un euro (per esempio 1.28 secondo le ultime stime dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa).

2. Mentre la Fed sta interrompendo il suo programma di “quantitative easing”(QE) e il relativo acquisto di titoli, la BCE è in procinto di lanciare una vasta manovra di liquidità, che spazia dalle cosiddette “targeted long-term repo operations” (TLTRO) per le banche fino agli acquisti diretti di obbligazioni garantite e prestiti cartolarizzati. I responsabili di Francoforte hanno ancora delle perplessità riguardo all’acquisto di titoli di Stato dei paesi della zona euro, ma non escludono questa possibilità. La risultante discrepanza tra le politiche monetarie sulle due sponde dell’Atlantico parla ovviamente a favore del dollaro.

3. Di fronte alle smorzate previsioni economiche per l’Europa, il Giappone e gran parte dei mercati emergenti, Vontobel continua a credere in una crescita del PIL americano intorno al 3 percento nel prossimo futuro. Il ribasso del prezzo del petrolio e il calo dei tassi di interesse a lungo termine forniscono un potente vento di poppa all’economia statunitense, compensando l’effetto negativo dell’apprezzamento del dollaro e della lenta espansione globale.

4. Sebbene i modesti dati sull’inflazione lascino un ampio margine di manovra alla Fed per stabilire la tempistica dei rialzo di tassi, le liquidità in dollari finiranno per generare un rendimento nominale positivo. Invece, chi investe in liquidità in euro, in franchi svizzeri o in yen otterrà probabilmente nei prossimi anni un rendimento nominale pari a zero.

5. L’attuale deficit delle partite correnti degli Stati Uniti, che è storicamente la causa strutturale della debolezza del dollaro, si sta restringendo grazie al costante incremento della produzione americana di petrolio e gas da argille.

6. Un fattore ancora più importante è che gli Stati Uniti possono far leva sulla loro grande attrattiva per personale altamente qualificato e società tecnologiche di punta nonché sulla loro eccellente competitività, per mettere a segno una crescita nettamente maggiore della zona euro.

Christophe Bernard reitera pertanto la propria raccomandazione a favore di un sovrappeso strategico del dollaro USA nei portafogli europei. Per lo strategist, la ripresa della divisa americana potrebbe subire uno stallo se le prospettive di crescita dell’economia statunitense dovessero subire un netto peggioramento, impedendo alla Fed di alzare i tassi di interesse: Christophe Bernard non prevede un tale scenario, ma anche in una tale ipotesi, non si aspetta un forte indebolimento del dollaro contro l’euro. Per quanto riguarda invece i mercati finanziari, Christophe Bernard rivela di aver usato la debolezza dei mercati azionari di metà ottobre per aumentare l’esposizione netta perché riteneva che i timori degli operatori fossero esagerati, soprattutto nei confronti degli USA.

“Per aumentare la nostra esposizione abbiamo eliminato le nostre opzioni put sullo SMI della Borsa di Zurigo, l’S&P500 ed l’EuroStoxx50. Dopo aver ridotto durante l’estate l’ampiezza del nostro sovrappeso nei mercati azionari e nelle obbligazioni societarie ad alto rendimento, avevamo l’impressione che la correzione fosse ormai sufficiente. Inoltre abbiamo rafforzato la nostra posizione nel debito «locale» dei mercati emergenti (denominato in valute dei rispettivi paesi) all’interno dei portafogli in euro e in franchi svizzeri perché riteniamo che un rendimento corrente del 6,5 per cento fornisca un cuscinetto sufficiente contro il potenziale deprezzamento della valuta. Pur convinti che l’attuale ambiente monetario sia fondamentalmente favorevole alle attività rischiose, crediamo che, considerata la fine del QE della Federal Reserve e in previsione di utili contrastanti in alcuni settori, sia opportuno mantenere un occhio vigile" confida Christophe Bernard.
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