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Le fonti di alpha del Global Total Return Bond

29 Ottobre 2014 09:15
financialounge -  asset allocation Fondi obbligazionari Invesco Global Total Return livello di rischio strategia di investimento
financialounge -  asset allocation Fondi obbligazionari Invesco Global Total Return livello di rischio strategia di investimento
Nell’articolo “Il total return ad hoc per il risparmiatore conservativo” abbiamo spiegato perché l'Invesco Global Total Return (GTR) Bond Fund rappresenta un punto di riferimento solido ed affidabile per i risparmiatori italiani, tipicamente conservativi, che puntano prevalentemente sulle obbligazioni.
In questo articolo approfondiamo la conoscenza del fondo sia dal punto di vista tecnico che per quanto riguarda le scelte di portafoglio e l’elevato standing qualitativo del team di gestione.

“La nostra filosofia d’investimento si fonda sulla gestione attiva con un approccio di investimento non vincolato, che mira a generare rendimenti complessivi interessanti nel lungo termine. Il team Invesco Perpetual Fixed Interest non replica l’andamento di un indice, concentrandosi invece sulla gestione del rischio e sul rendimento assoluto. Il suo approccio è informale e flessibile, in modo da adattarsi alle varie condizioni di mercato, consentendogli di cogliere le opportunità sia a breve che a lungo termine in tutte le categorie e le nicchie degli strumenti a reddito fisso” dichiarano i gestori del fondo Paul Causer e Paul Read che poi forniscono alcuni dettagli di come e dove abbiano saputo ricavare reddito quest’anno. “L’Invesco GTR Bond Fund è riuscito a catturare quest'anno rendimenti da una molteplice varietà di fonti di alpha. Per esempio, circa la metà della performance alla fine di agosto derivava dall’esposizione in titoli di stato e corporate bond investment grade (quali, per citare alcuni emittenti, Novartis e Microsoft), con la restante metà del rendimento incamerata grazie alle plusvalenze realizzate tramite i titoli finanziari subordinati, le convertibili ed altri strumenti di credito come i bond ibridi e gli high yield” puntualizzano i due gestori.

Di grande aiuto si è rivelata poi la strategia di partire a inizio anno con una duration (cioè la sensibilità del portafoglio alla variazione della curva dei tassi di interesse) superiore a 6 anni. Questo rischio di duration è stato peraltro spalmato in modo piuttosto equo tra i titoli governativi tedeschi, i Treasury USA e il credito. Una scelta di portafoglio che ha cominciato a ripagare già dal 2 gennaio grazie al calo, quasi costante, dei rendimenti (che si muovono in direzione opposta ai prezzi) dei titoli di Stato. Negli ultimi mesi, però, Paul Causer e Paul Read, hanno gradualmente ridotto la duration di portafoglio (alla fine di aprile era pari a 4 anni, mentre ora è intorno ai 3,6 anni), dal momento che i tassi continuavano a scendere: basti pensare che circa un terzo del mercato dei bund esprime ormai un rendimento negativo.
Un altro investimento che ha dato ottimi ritorni è l’obbligazione convertibile Abengoa, che si è rivelata finora la singola posizione in portafoglio più redditizia da inizio anno (+71,25%). Il fondo ha ora il 60% in cassa, tra liquidità e titoli governativi a breve, con un VaR (Value at risk) limitato all’1,78%. La scelta di un profilo di rischio contenuto è consona al contesto di mercato e all’attitudine degli investitori obbligazionari che non tollerano perdite di capitale mentre l’elevata liquidità attuale in portafoglio non è dovuta tanto (o, meglio, soltanto) al fatto che non ci siano opportunità degne di rilievo presenti sul mercato quanto piuttosto per posizionarsi nella condizione migliore per replicare in futuro, come già fatto nei mesi e negli anni scorsi, le scelte tattiche di investimento capaci di cogliere tempestivamente le opportunità che di volta in volta si presentano.

I due gestori hanno per esempio approfittato nel corso di quest’anno della ingente liquidità che caratterizza il fondo per impiegarla nei cosiddetti credit spread. Hanno così assunto qualche rischio investendo in alcune nuove emissioni di additional Tier 1 (AT1, i bond ibridi) comperando titoli collocati da Lloyds, HSBC, Deutsche Bank e Santander.
Tali obbligazioni sono state emesse con cedole che oscillavano tra il 6% e il 7% generando performance più che soddisfacenti: il titolo Volkswagen 4.625% per esempio ha fruttato quasi 8 punti percentuali mentre il bond Enel 8,75% ha visto salire il prezzo fino al 117% del nominale (+8%). Un esercizio, questo dell’allocazione tattica della liquidità in portafoglio , molto difficile da realizzare per questioni di intuizione (capacità di valutare le effettive occasioni) e di timing (comperare e vendere nei tempi giusti) che solo i team di elevato standing professionale possono garantire nel tempo.

Una squadra di esperti come quella dell’Invesco Global Total Return Bond Fund che vede alla guida Paul Causer e Paul Read, co-responsabili del team Invesco Fixed Interest con sede a Henley (Regno Unito), composto complessivamente da 14 professionisti con un'esperienza media di 15 anni nel settore, che gestiscono insieme il fondo dal settembre 2010. Money manager di pluridecennale esperienza che possono vantare numerosi riconoscimenti a livello internazionale per la costanza dei risultati ottenuti nella gestione di fondi obbligazionari.
Una peculiarità, quest’ultima, davvero distintiva che fa dell’Invesco Global Total Return Bond Fund un unicum nel panorama finanziario in virtù anche di un portafoglio flessibile pronto a generare nuove e interessanti plusvalenze anche in futuro pur in un mercato sempre più complesso che spinge gli investitori evoluti verso il total return preferendo, all’interno di questa tipologia di fondi obbligazionari flessibili quelli che hanno dimostrato sul campo di avere un track record di eccellenza persistente nel tempo.
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