Perché il cambiamento climatico è un rischio sistemico

cambiamenti climatici
1 Ottobre 2014 - 9:30

“Il fenomeno del surriscaldamento della temperatura del pianeta innesca reazioni a catena da tenere presente anche nella costruzione delle asset allocation strategiche di lungo termine” puntualizza Carlo Benetti, Head of Market Research & Business Innovation di Swiss & Global nel commento analitico l’Alpha e Beta del 29 settembre 2014 nel quale l’esperto spiega perché i nuovi approcci all’asset allocation strategica devono tenere conto non soltanto del rischio climatico ma anche tra un «prima» e un «dopo» nel quale l’accelerazione delle dinamiche demografiche e i nuovi equilibri geopolitici sono all’origine di reazioni a catena che comprendono lo sfruttamento delle risorse del pianeta, la distribuzione del reddito, il cambiamento ambientale. Ma procediamo con ordine, partendo proprio dal «climate change».

“Secondo l’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change, comitato di esperti di tutto il mondo organizzato dalle Nazioni Unite) la traiettoria presa dal mondo porta dritta al disastro. Non a caso il segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon, che ha voluto il Summit sul Clima 2014 del 23 settembre, ha definito il cambiamento climatico «la più grande sfida collettiva che l’umanità deve oggi affrontare»” rivela Carlo Benetti che poi ricorda come il riscaldamento del pianeta inneschi ripercussioni irreversibili, lo scioglimento delle calotte polari faccia innalzare il livello del mare, che mette a rischio le città sul mare e vaste porzioni di costa, la desertificazione di suolo già a rischio e la siccità compromettano la resa dei raccolti: con il risultato che una gran parte della popolazione mondiale è destinata a tornare a fare i conti con le carestie.

“Tuttavia, se si riconosce il pericolo e si agisce per tempo, cioè subito, si possono contenere i danni. Idee forti e visioni di lungo termine sono le necessarie pre-condizioni per fronteggiare i rischi globali che minacciano il mondo: idee e visioni che favoriscano alleanze trasversali tra governi, economia, finanza, società civile” sostiene Carlo Benetti, per il quale il punto cruciale risiede nelle difficoltà diplomatiche che si intrecciano con la nuova mappa economica del mondo, con la produzione manifatturiera nei grandi paesi emergenti, responsabili di buona parte delle emissioni globali: ecco perché i protocolli vincolanti ed efficaci nel modificare la traiettoria non possono escludere i nuovi grandi protagonisti della crescita.

Come se non bastasse, i rischi del cambiamento climatico attraversano e si fondono con i rischi finanziari. Un corposo rapporto di Mercer mette in relazione le decine di trilioni di dollari di costi generati dalle inondazioni e dagli uragani sempre più frequenti, dalle siccità e dagli incendi massivi con l’economia e le strategie di investimento di lungo termine.

“L’approccio tradizionale alla costruzione delle asset allocation strategiche dei portafogli, soprattutto dei fondi pensione orientati al lungo periodo, sarà sempre più fragile finché si baserà su serie storiche che rappresentano scenari economici del passato” afferma Carlo Benetti che poi spiega come i nuovi approcci all’asset allocation strategica debbano piuttosto tenere conto dello «shift paradigmatico» di inizio millennio, della frattura decisiva intervenuta tra un «prima» e un «dopo» nel quale l’accelerazione delle dinamiche demografiche e i nuovi equilibri geopolitici sono all’origine di fenomeni incontrollabili che comprendono lo sfruttamento delle risorse del pianeta, la distribuzione del reddito, il cambiamento ambientale.

“Alcuni effetti li conosciamo bene, le politiche monetarie non convenzionali e senza precedenti, il Nord del mondo un pò meno ricco a favore del Sud che contribuisce alla metà della ricchezza globale, la demografia dei «megatrend», i nuovi equilibri mondiali” commenta Carlo Benetti che poi aggiunge:

“Il cambiamento, di cui quello climatico è solo uno dei tanti, esige un nuovo approccio da parte degli investitori orientati al lungo periodo (come dovrebbero essere tutti gli investitori, non solo i fondi pensione). La tradizionale gestione del rischio tramite l’aggiustamento tattico dei pesi relativi tra le classi di attivo è sempre meno efficace proprio perché cambiano le fonti del rischio”.

Gestire il rischio finanziario tenendo conto della maggiore incertezza di un tempo di trasformazione significa disegnare asset allocation che incorporino investimenti di lungo periodo, che riconoscano «megatrend» come il lusso, l’health care e, appunto, gli investimenti legati al cambiamento climatico, il nuovo «rischio sistemico».

“In coerenza con le conclusioni del rapporto Mercer che invita gli investitori istituzionali a definire le proprie asset allocation strategiche tenendo conto delle nuove fonti di rischio, alcuni tra i maggiori fondi pensione del mondo hanno già modificato la propria esposizione ad investimenti come suolo agricolo, legname, energie rinnovabili, infrastrutture” segnala infine Carlo Benetti.

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