Federal Reserve

Fed, forse troppo cautela in un’economia che accelera

31 Luglio 2014 13:00
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scita degli USA, più convincente rispetto a quanto stimato fino a giugno, i segnali di rialzo dell’inflazione, e le attese per la fine del Quantitative Easing previste per ottobre, potrebbero indurre un rialzo dei tassi americani e una reazione dei titoli di stato di Washington più rapida ed emotiva.

Per questa ragione, Maria Paola Toschi, Global Market Strategist di J.P. Morgan Asset Management consiglia un approccio molto cauto nelle strategie d’investimento nel reddito fisso americano: i Treasury infatti potrebbero essere messi rapidamente sotto pressione e soffrire per la fase di rialzo dei tassi. La stretegist è moderatamente positiva invece sull’azionario, il cui ciclo dovrebbe proseguire il trend rialzista alimentato dai fondamentali e dalle valutazioni relative delle azioni verso le obbligazioni che ancora sostengono una preferenza relativa per l’equity.

“Gli ultimi dati macro USA annunciati ieri sono molto importanti perchè ridimensionando la forte debolezza del 1° trimestre e alimentano la convinzione che la Fed stia sottostimando la qualità e l’intensità della crescita del paese e che la politica monetaria sia troppo espansiva per un’economia che continua a rafforzarsi” sottolinea Maria Paola Toschi. Il Dipartimento del Commercio americano ha infatti annunciato la stima preliminare relativa alla crescita del PIL del 2° trimestre dell’anno che ha decisamente sorpreso al rialzo portandosi a un 4% rispetto ad attese di consensus vicine al 3%. Inoltre il calo del 1°trimestre dell’anno, che aveva creato molta preoccupazione, è stato rivisto da -2,9% a -2,1%.
Analogamente il 3°e 4° trimestre del 2013 sono state rivisti al rialzo a 4,5% e 3,5% rispettivamente, così che la crescita del PIL reale nel 2013 si è attestata a un rispettabile 2,4% anno su anno. Alcuni dettagli aiutano a chiarire le ampie oscillazioni nell’andamento dell’attività economica che sono sostanzialmente riconducibili all’impatto delle scorte.

In base agli ultimi dati, le scorte hanno sottratto alla crescita del PIL del 1° trimestre l’1,2% e hanno aggiunto l’1,7% alla crescita del 2° trimestre. Le vendite reali finali, che sono una misura più attendibile del momentum economico, sono cresciute del 2,3% nel 2° trimestre dopo un 1,9% di calo nel 1° trimestre. Il Report sulla crescita USA conferma una chiara accelerazione del momentum economico e gli indici anticipatori di luglio sull’attività economica come la fiducia dei consumatori, le richieste di sussidi di disoccupazione e le indagini sull’attività manifatturiera suggeriscono una fase favorevole dell’attività economica che continuerà nella seconda metà dell’anno. L’annuncio dei dati del PIL americano ha coinciso con il meeting della Fed, rafforzandone i significati intrinseci.

“Il Comitato di politica monetaria (FOMC) ha riconosciuto che l’economia sta progredendo e la disoccupazione sta scendendo, tuttavia il comunicato post-meeting ha ancora ribadito che si sono altri indicatori che evidenziano che il mercato del lavoro ha ancora inefficienze e mostra segnali di sottoutilizzazione. Rispetto al comunicato di giugno ci sono state poche differenze. La principale interessa l’inflazione riguardo alla quale la Fed ha rilevato che ci sono meno rischi al ribasso. I rappresentanti del FOMC hanno infatti evidenziato che l’inflazione si è mossa vicino al target della Banca Centrale, che come sappiamo si colloca vicino al 2%” puntualizza Maria Paola Toschi che poi parla del mercato del lavoro:

“È importante notare che a giugno il comunicato del FOMC evidenziava che il tasso di disoccupazione era ancora elevato mentre a luglio si dice che la disoccupazione è scesa ancora, particolare che sembra mostrare un approccio più positivo e ottimista. Restano tuttavia indicati elementi di cautela sulla qualità del mercato del lavoro e alcuni rischi impliciti di fragilità”.

Lo scenario della politica monetaria americana non sembra cambiato dopo gli ultimi interventi. Il tapering terminerà a ottobre, come emerso dalle minute del meeting di giugno della Fed, mentre il primo rialzo dei tassi è atteso nel 2015.

“La Fed sembra ancora troppo prudente in un’economia che sta accelerando, ma una prolungata politica ultra espansiva, come quella portata avanti dalla Fed negli ultimi anni e un perdurante contesto di tassi a zero, rischia di produrre delle distorsione e dei rischi per i mercati” tiene a precisare Maria Paola Toschi che poi segnala come i mercati obbligazionari, attraverso i futures sui Fed funds, stiano scontando attese di rialzo dei tassi più aggressive di quanto emerge dal comunicato della Fed e dalle indicazioni dei rappresentanti del FOMC.

La strategist si chiede quali possano essere le implicazioni di investimento di questa apparente eccessiva preoccupazione della Fed e di questa prolungata fase di politica monetaria ultra espansiva:

“In primo luogo” rileva Maria Paola Toschi “va rilevato che i tassi sui Treasury hanno continuato a scendere nella prima parte dell’anno, a causa delle preoccupazioni sulla crescita emerse nel primo trimestre, tuttavia una crescita più convincente che emerge dagli ultimi dati e segnali di rialzo dell’inflazione, che ha segnato un picco a giugno, unite alle attese per la fine del Quantitative Easing previste per ottobre, potrebbero indurre un rialzo dei tassi, e una reazione dei Treasury più rapida ed emotiva, di quanto visto fino ad ora. Anche la volatilità che recentemente è rimasta molto bassa potrebbe risalire. Ciò consiglia una approccio molto cauto nelle strategie d’investimento nel reddito fisso americano. I Treasury infatti potrebbero essere messi rapidamente sotto pressione e soffrire per la fase di rialzo dei tassi”.

Per quanto riguarda invece il mercato azionario americano che ha registrato un trend ancora molto positivo da inizio anno Maria Paola Toschi afferma: “Sia i dati di crescita che la buona campagna dei risultati societari, che è in corso, stanno sorprendendo al rialzo. Tuttavia si prevede che nella seconda parte dell’anno la fine del QE della Fed e la fine dell’era della crescita della liquidità, e le incertezze sul timing del primo rialzo dei tassi potranno indurre una fase di correzione e maggiore volatilità. Ciò tuttavia non dovrebbe interrompere un ciclo di mercato ancora positivo alimentato dai fondamentali ancora a supporto e dalle valutazioni relative azioni verso obbligazioni che ancora sostengono una preferenza relativa per le azioni”.
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