debito pubblico

Perché crediamo che il ciclo economico non sia morto

26 Giugno 2014 - 9:00
financialounge - news
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“Crediamo che la tendenza più probabile per i rendimenti dei titoli di Stato a lungo termine sia al rialzo, sulla scia di una normalizzazione delle condizioni economiche. Ciò non toglie che il ritorno alla normalità dei rendimenti a lungo termine possa essere lenta“ afferma Giordano Lombardo, Group CIO di Pioneer Investments, per il quale l'inflazione, il più grande nemico delle obbligazioni, è ancora il "grande assente" di questa ripresa post-crisi.

La nuova regolamentazione sul settore finanziario sostiene la domanda di investimenti sicuri e si è lontani da un surriscaldamento dell'economia a livello globale.
“Inoltre, le principali classi di investimento, come le azioni ed ancor più i mercati del credito, presentano valutazioni interessanti: per questo motivo confermiamo un moderato sottopeso sui titoli di Stato “core” nella nostra asset allocation. Non posso fare a meno di ribadire che la strategia di investimento più appropriata per i prossimi mesi sarà basata su un approccio equilibrato e diversificato, con preferenza per le asset class rischiose, ma su base sempre più selettiva. Inoltre, la volatilità contenuta consente di comprare protezione da eventuali ribassi di mercato a livelli di valutazione accettabili” argomenta Lombardo che ricorda come al momento, la domanda più ricorrente fra gli investitori sia quella relativa alla view di consenso sui Treasury e sulla duration.

“Gli investitori, che sino a ieri erano alla febbrile ricerca di rendimento, sono diventati più cauti sui mercati emergenti e, di conseguenza, preferiscono i rendimenti più "sicuri" ancorché bassi offerti dalle obbligazioni dei mercati sviluppati. Con i tassi sui titoli governativi tedeschi all’1,5%, il rendimento del decennale USA vicino al 3% viene ritenuto interessante”.

Lombardo fa presente anche che potrebbe esserci l'estensione all'Europa, e in qualche misura anche agli USA, di uno scenario di “giapponesizzazione” delle economie sviluppate, con persistente stagnazione e forze deflazionistiche.
L’opinione contraria, negativa per i titoli di Stato, ribadisce l'inevitabilità della convergenza alla media di lungo periodo per i tassi di interesse e, strettamente legata ad essa, la convinzione che il concetto di cicli economici non sia morto. Tesi, quest’ultima, condivisa da Pioneer Investments.

"Siamo pienamente consapevoli che non è facile fare previsioni macroeconomiche a breve termine, soprattutto dopo una crisi finanziaria talmente grave da portare “venti contrari” costanti per l'economia. Fattori come la riduzione forzata del debito, che segue di solito lo scoppio di bolle immobiliari o finanziarie, la disfunzionalità del mercato del lavoro e del ciclo degli investimenti, le distorsioni create dall’eccesso di regolamentazione (ad esempio Basilea III per le banche e Solvency II per le assicurazioni) che stanno sostenendo la domanda di investimenti risk-free, sono solo alcuni esempi di eredità in apparenza strutturali lasciate dalla Grande Crisi. Come investitori a lungo termine, piuttosto che focalizzarci su previsioni macro a breve termine, siamo più interessati al quadro di fondo ed alla comprensione del contesto di lungo periodo, nel quale ci accingiamo a investire nei prossimi 3-5 anni. Allo stesso tempo, crediamo nell'esistenza di cicli economici e nel ritorno alla media di lungo periodo dei mercati finanziari" puntualizza Giordano Lombardo che poi conclude con una considerazione da fare circa il quadro macro di lungo periodo: il livello totale del debito pubblico è aumentato su scala globale di oltre il 30% dal 2007.

“Crediamo che questo aspetto impedirà probabilmente alle banche centrali di inasprire le politiche monetarie in maniera aggressiva ma non cambierà, a nostro parere, il legame tra tassi di crescita e tassi di interesse che è alla base di ogni ciclo economico”.
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