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Eni, creare valore con il riacquisto delle azioni proprie

30 Maggio 2014 10:40
financialounge -  buyback eni mercati azionari snam
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Mercoledì il Consiglio d’Amministrazione (CDA) di Eni ha approvato il programma di buyback (cioè il riacquisto di azioni proprie sul mercato) in esecuzione di quanto deliberato l'8 maggio scorso dall'assemblea degli azionisti. Il programma di acquisto di azioni proprie per una durata di 18 mesi, è orientato a comperare fino ad un massimo di 363 milioni di azioni, rappresentante circa il 10% delle azioni in circolazione, per un esborso massimo di circa sei miliardi di euro, ad un prezzo non superiore del 5% rispetto al prezzo di riferimento registrato il giorno di borsa precedente ogni singolo acquisto.

Eni esattamente due anni fa, aveva annullato 371.173.546 azioni proprie, detenute in portafoglio e acquisite nel precedente piano di buy back nel periodo 2000-2008. Come mai il colosso energetico italiano ha deciso di avviare un nuovo buy back? Con la dismissione della partecipazione in Snam, che da una parte ha rafforzato la struttura patrimoniale e finanziaria di Eni e dall'altra rende il gruppo più simile alle maggiori compagnie petrolifere integrate internazionali, il Cda di Eni ha ritenuto di affiancare alla politica sui dividendi un nuovo programma di acquisto di azioni proprie, considerandolo un efficace e flessibile strumento a sostegno della creazione di valore in linea con la prassi internazionale del settore.

Vediamo di capire come questo crei valore agli azionisti. Il capitale di Eni è attualmente frazionato in circa 3,63 miliardi di azioni: con un prezzo di Borsa di 18,7 euro si ottiene una capitalizzazione di Borsa di 67,88 miliardi di euro (3,63 per 18,7). Ipotizziamo che la società realizzi quest’anno profitti netti per 6 miliardi di euro: il rapporto prezzo dell’azione/utili per azione (p/e) sarebbe pari a 11,3 (18,7 diviso 1,65, ottenuto dividendo 6 miliardi di utile per 3,63 miliardi di azioni). Si ipotizzi poi che venga erogato un dividendo annuo pari a 1,1 euro per azione con un monte dividendi complessivo quindi di 3,99 miliardi (1,1 per 3,63 miliardi). Se Eni acquistasse entro fine anno il 5% delle proprie azioni sul mercato (circa 181 milioni di titoli), il rapporto prezzo/ utile (cioè il prezzo dell’azione diviso per l’utile per azione al netto dei titoli in portafoglio) migliorerebbe a 10,7. Inoltre il monte dividendi di 3,99 miliardi potrebbe essere distribuito su un numero minore di azioni in quanto non vengono liquidate le cedole per i titoli propri: ne deriva che a ciascun socio spetterebbe un dividendo di 1,156 euro invece di 1,1 euro.

A conferma di quanto il mercato tenda a premiare le società che utilizzino il buy back si può far notare come dal maggio 2012, giorno in cui l’Eni ha cancellato il 10% circa di azioni proprie in portafoglio, a oggi, il valore del titolo sia cresciuto in Borsa di oltre il 20% liquidando inoltre un dividendo annuo del 6%.
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