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Le condizioni per investire negli emerging markets

26 Maggio 2014 - 12:14
financialounge - news
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Nell’articolo “Mercati emergenti: molto più solidi rispetto agli anni ‘90”, Giordano Lombardo, Group CIO di Pioneer Investments, ha spiegato perché le attuali condizioni dei Paesi emergenti siano diverse e sensibilmente più solide, rispetto alla vulnerabilità riscontrata da questi mercati negli anni ’90.
In questo articolo, il CIO di Pioneer Investments approfondisce l’opportunità di investire negli Emerging Markets dopo tre anni di deludenti performance.

Guardando anche solo le stime sui rendimenti reali attesi a lungo termine fatte dai team di ricerca interni di Pioneer Investments, i mercati emergenti sembrano molto più attraenti dei mercati sviluppati e ciò varrebbe sia per l’azionario che per il reddito fisso.
Tuttavia una serie di altri fattori vanno considerati, a partire dalle condizioni economiche strutturali fino agli sviluppi politici nei singoli paesi e tenendo presenti eventuali tensioni geopolitiche a livello internazionale, come quella che attualmente coinvolge Russia e Ucraina.

“Il punto di partenza di questa analisi è per noi un esame approfondito della situazione cinese. La Cina in questo momento pesa per circa il 45% della crescita del PIL globale ma è anche importante il fatto che molti paesi emergenti abbiano nella Cina il principale mercato di esportazione. Pertanto, anche se per opportunità di investimento sui singoli paesi conteranno fattori economici e istituzionali locali, per quella complessiva sull’asset class emergente non si può prescindere da una visione chiara delle prospettive economiche della Cina e degli effetti potenziali delle riforme intraprese dal nuovo gruppo dirigente cinese” spiega Lombardo.

Se la Cina sarà in grado di gestire senza traumi la transizione verso un modello di crescita meno fondato sul credito bancario senza incorrere in un atterraggio duro per l’economia (il cosiddetto hard landing), l’area emergente saprà probabilmente affrontare l'attuale fase senza grandi scosse, avendo il tempo sufficiente per rimediare agli squilibri di cui abbiamo parlato all'inizio. La principale preoccupazione degli investitori per la Cina è sul debito, sia la quantità totale in percentuale al PIL e sia, soprattutto, la sua struttura.
La forte dipendenza dai prestiti bancari (più della metà di tutto il credito) lascia il settore bancario come quasi monopolista nella gestione del rischio di credito, mentre lo sviluppo disordinato di un sistema finanziario "ombra" solleva ulteriori preoccupazioni.

“Crediamo che il problema del debito in Cina possa essere gestito efficacemente grazie all'impegno della nuova leadership, all'elevata concentrazione in aziende di Stato e governi locali ed al fatto che esso sia principalmente denominato in valuta locale. Inoltre, il basso livello del debito dell'amministrazione centrale (30% del PIL) lascia spazio per la politica fiscale in caso di crisi. Infine, la bassa percentuale di debito detenuto da investitori esteri, (circa il 4% in Cina, tra i più bassi del mondo emergente) dovrebbe limitare i rischi di contagio e rendere la Cina meno vulnerabile a deflussi di capitale da parte degli investitori stranieri, in caso di aumento dell'avversione al rischio. Se aggiungiamo che le valutazioni per il mercato azionario sono in realtà molto interessanti, appare fondato esprimere un giudizio positivo sulla Cina, che attualmente è infatti il nostro paese preferito dell’area emergente” sottolinea Giordano Lombardo.

Per gli altri paesi il quadro è più contrastato. I cosiddetti "cinque fragili " (Brasile, Sud Africa, Indonesia, India e Turchia), nonché l'Ucraina (ora sotto i riflettori soprattutto per motivi geopolitici, ma anche con fondamentali deboli) mostrano i segni più evidenti del malessere degli emergenti: ampi disavanzi delle partite correnti e deficit di bilancio, bassa diversificazione del modello economico, clima di investimento per le aziende non favorevole e incontrollata espansione del credito.
Per la maggior parte di questi paesi, le valutazioni azionarie sono decisamente basse e già riflettono una situazione di difficoltà. Guardando a questi mercati in una prospettiva dinamica, Pioneer Investments vede diverse opportunità con un’ottica di medio termine.

“Per concludere, riteniamo che la recente volatilità sugli emergenti possa portare a nuove opportunità di investimento selettive sia per il reddito fisso che per l’azionario. Questo punto di vista costruttivo è strettamente legato al nostro scenario di base, ancora moderatamente positivo sugli investimenti “rischiosi”, mentre non sarebbe valido in caso di scenario opposto. In caso di mercati globali fortemente al ribasso, infatti, dubitiamo che gli emergenti siano in grado di far meglio dei mercati sviluppati. Sull’azionario il nostro orientamento è per un graduale aumento dell’esposizione, approfittando di fasi di debolezza e volatilità, con una visione a lungo termine che vede questi mercati offrire migliori opportunità di quelli sviluppati” puntualizza Giordano Lombardo, che nel reddito fisso dichiara invece di privilegiare il settore delle imprese, che offre ancora un premio per il rischio interessante.

“Tuttavia, siamo consapevoli che il rischio di credito è influenzato dal rischio paese: negli ultimi dodici mesi, nei “cinque paesi fragili” l’indice delle obbligazioni societarie ha fatto peggio del corrispondente indice corporate aggregato ed alcune imprese stanno accumulando nuovo debito. Per questo motivo, anche in questo comparto, riaffermiamo l'importanza di essere selettivi e di contare sulla ricerca, sia per l'analisi macroeconomica che per l’esame dei bilanci di singole imprese” conclude Giordano Lombardo.
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