austerità fiscale

Lo sprint del Portogallo

25 Marzo 2014 - 8:10
Come per Italia e Spagna, lo spread del Portogallo negli ultimi mesi è tornato su livelli che non si vedevano da tempo. Il differenziale con il bund tedesco è a 261 punti base e rendimento al 4,24%, in discesa di 176 punti da un anno fa e ben sotto i record della fase acuta della crisi (è arrivato a oltre 1.500 punti base e rendimento a due cifre).

Lisbona per il 2014 ha rialzato le proprie stime sulla crescita economica all’1,2% dallo 0,8% della stima iniziale e nel 2015 le attese sono per una ripresa dell’1,3%. Lo stesso tasso di disoccupazione, seppur ancora sopra il 15%, è calato di oltre due punti percentuali nel 2013. Nel quarto trimestre del 2013 il tasso di disoccupazione si è attestato al 15,3% da oltre il 17,7% di inizio anno. E, superata la prova di revisione dei conti con la Troika (BCE, FMI, UE), il Portogallo si prepara ad uscire dal piano di salvataggio europeo.

"Il Governo portoghese non ha ancora deciso i termini di uscita dal piano di salvataggio, ma è molto importante sottolineare che ora la domanda è come il Paese uscirà e non se avrà bisogno di un altro programma di aiuti", ha detto poco tempo fa il primo ministro Pedro Passos Coelho, a margine di un incontro bilaterale con Angela Merkel.
Dal canto suo, la stessa Cancelliera si è detta “straordinariamente impressionata” dai progressi del Portogallo, e ha voluto sottolineare con forza il suo "grandissimo rispetto per i risultati raggiunti dal Paese".

A fronte del pacchetto di aiuti europei ricevuti nel 2011 da 78 miliardi di euro, il piccolo Paese della penisola iberica ha messo in atto una serie di riforme lacrime e sangue. Un piano con cui il Governo si è impegnato a mettere in ordine i conti pubblici e ad avviare un complesso programma strutturale destinato a ridurre il gap di competitività del Paese sotto la supervisione della Troika. Ha tagliato la spesa e introdotto nuove tasse, ha ridotto gli indennizzi per i licenziamenti, ha dimezzato i compensi per gli straordinari, cancellato dalla giornata di lavoro i 15 minuti di pausa obbligatoria per ogni ora di straordinario e sono sparite dal calendario tre festività. Ha poi tagliato le indicizzazioni, le pensioni e le 13esime.

Un percorso non privo di ostacoli. La corte costituzionale nel 2013 ha per esempio bocciato diverse volte le misure d’austerità mirate a ridurre le spese nel governo. L’ultima a fine 2013 quando ha respinto il piano di tagliare del 10% nel 2014 le pensioni superiori a 600 euro mensili. Tra le misure spunta anche l’originale misura contro l’evasione: gli scontrini fiscali (di parrucchieri, ristoranti, bar, negozi) si trasformeranno in biglietti della lotteria con in premio auto di lusso. Un’idea già usata in Cina, Taiwan, Brasile e Argentina. E così già nel terzo trimestre 2013, mentre l’Italia ancora arrancava in cerca di una via di uscita dalla crisi, l’economia portoghese aveva sorpreso in senso positivo crescendo dell’1,1% sullo stesso trimestre del 2012.

Molta della ripresa si è basata sull’export. In quattro anni le esportazioni portoghesi sono cresciute del 55%, oggi valgono il 41% del PIL e sono la base su cui l’economia sta ripartendo. Tuttavia, non tutti sono d’accordo sui risultati delle misure di austerità. Il piano lacrime e sangue, che ha innescato diverse proteste, per alcuni potrebbe frenare la ripresa. Recentemente, 74 economisti hanno firmato un documento per criticare l’austerità e chiedere politiche compatibili con la crescita in Portogallo.

“L’austerità ha aggravato la recessione, ha fatto aumentare il debito pubblico e ha causato sofferenza sociale, provocata da un abbassamento delle pensioni e dei salari”, rileva il documento pubblicato dal quotidiano portoghese Publico. Una presa di posizione che segue e appoggia il manifesto che era già stato firmato in precedenza da 70 personalità politiche portoghesi a favore di una ristrutturazione responsabile del debito pubblico nell’ambito istituzionale europeo. A guardare la discesa dello spread, sembrerebbe che i timori non siano giustificati.

In realtà, come successo per buona parte degli altri Paesi periferici dell’Eurozona, il netto miglioramento dello spread non dipende solo dai fondamentali economici ma può essere in parte attribuito anche alle dinamiche di ritorno della liquidità sui Paesi periferici dell’Eurozona. Gli investitori, dopo essere fuggiti a gambe levate nel pieno della crisi, sono tornati a comprare il massa le obbligazioni di Portogallo, Spagna, Italia e anche Grecia. Da un lato si sono quasi dissolti i timori sulla sopravvivenza dell’euro, dall’altro l’abbondante liquidità immessa nel sistema dalle banche centrali è in cerca di rendimenti migliori.

Il cambio di passo si è avuto con il tapering della Fed (la riduzione delle misure di stimolo monetario della Banca centrale americana) che ha fatto fuggire la liquidità dai Paesi emergenti: con la prospettiva di aumento dei rendimenti nei Paesi sviluppati (la Fed si sta muovendo verso una stretta della politica monetaria), gli squilibri strutturali di alcuni Paesi emergenti fanno più paura e la liquidità è andata in cerca di rendimenti nell’Eurozona (compreso il Portogallo). Ma c’è già chi parla di bolla.
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