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Gli effetti del taglio dei tassi d’interesse della BCE

20 Maggio 2013 - 18:00
financialounge - news
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Il 2 maggio la BCE ha annunciato il taglio del tasso di riferimento di un quarto di punto a 0.5%. Cosimo Marasciulo, Responsabile portafogli obbligazionari governativi di Pioneer Investments spiega quali siano gli aspetti chiave di questo annuncio:

“Il taglio del tasso d’interesse di riferimento è stato largamente “scontato” dal mercato, considerato il basso livello dei prezzi al consumo. La BCE ha stimato per il 2013 un tasso d’inflazione compreso nel range 1.2% - 2.0% e tra 0.6 % e 2.0% per il 2014 (con uno scenario centrale pari a 1,3%), pertanto il rischio inflazionistico sembra in diminuzione. Non ci aspettiamo che il taglio dei tassi rappresenti un punto di svolta, ma è una delle misure annunciate avente l’obiettivo di sostenere la debole economia della zona euro, le cui attese di crescita sono ancora poco incoraggianti.

La Commissione europea, per il 2013, ha rivisto al ribasso, lo scorso 3 maggio, la crescita del PIL della zona euro a -0.4% con un tasso di disoccupazione stimato per il 2013 al 12,2%, in crescita rispetto all’11,4% del 2012. Questa visione non è valida solo per i paesi periferici ma anche per quelli centrali, come la Francia, che fino a questo momento sembrava maggiormente immune alla crisi.

In questo contesto, la BCE sta cercando di sostenere la ripresa dell’area euro nella seconda parte dell’anno, fornendo liquidità illimitata alle banche nel tentativo di assicurare un’adeguata trasmissione delle politica monetaria per favorire le condizioni di finanziamento nei paesi dell’area Euro. Tra le principali misure adottate in questa direzione vi è il taglio del tasso di rifinanziamento marginale (tasso d’interesse applicato dalla BCE a cui le banche si finanziamo con operazioni “overnight”) all’1%, dal precedente 1,5%, e l’annuncio che la BCE continuerà ad erogare ulteriori fondi alle banche che ne fanno richiesta, fino a metà 2014 con l’estensione del cosiddetto “fixed rate full allotment” (erogazione di finanziamenti a tasso fisso).

Il presidente della BCE Mario Draghi ha aggiunto che la Banca centrale è tecnicamente pronta a ridurre il tasso d’interesse di deposito. Avere un tasso di deposito negativo significherebbe per le banche detenere minore liquidità presso la BCE con contestuale incentivo ad erogare maggiori finanziamenti e quindi immettere liquidità nel sistema economico”.

Quali sono gli effetti di queste misure sulla zona euro? Pensa che siano efficaci per affrontare la frammentazione del mercato del credito?

“Queste misure dovrebbero fornire alle banche maggiori certezze sulle condizioni di finanziamento e quindi avere effetti positivi sul mercato monetario, riducendo la volatilità del tasso EONIA. Tuttavia, in alcuni paesi dell’area Euro, i principali problemi risultano ancora essere la frammentazione del mercato del credito e le stringenti condizioni di finanziamento applicate alle PMI.

Durante il suo discorso, Mario Draghi ha annunciato che la BCE sta sviluppando metodi per promuovere un mercato funzionante degli ABS (asset cartolarizzati) e per trasmettere politiche monetarie efficaci a favore delle PMI. Siamo ancora in una fase iniziale, ma è importante che la Banca centrale abbia annunciato l’intenzione di muoversi verso questa direzione.

Ci aspettiamo quindi altre iniziative nei prossimi mesi, dato che la BCE sta cercando di risolvere il problema specifico dei finanziamenti erogati verso le PMI all’interno della zona euro. Nel frattempo, come ha detto Draghi “è essenziale per i governi intensificare l’attuazione di riforme strutturali a livello nazionale, consolidando i progressi fatti nel risanamento del bilancio statale, e procedendo con la ricapitalizzazione delle banche ove necessario”.
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