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Guerra valutaria: il tail risk del 2013

6 Febbraio 2013 20:00
financialounge -  banche centrali BCE brasile dollaro esportazioni euro Europa Federal Reserve giappone J.P. Morgan Asset Management Maria Paola Toschi mercati valutari OMT politica monetaria quantitative easing tassi di interesse yen
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La guerra delle valute è il tema forte di queste prime settimane del 2013. Su di esso è intervenuta a FinanciaLounge Maria Paola Toschi, Executive Director Market Strategist di J.P. Morgan Asset Management.

“Il nuovo Primo Ministro del Giappone, Shinzo Abe, uscito con un forte appoggio popolare dalle ultime elezioni, ha riacceso l’attenzione sul paese, inaugurando una politica di pressione sulla Banca Centrale (BOJ), volta a fare uscire il paese dalla fase di stallo e di deflazione in cui è impantanato da oltre un decennio. Le recenti dimissioni del Governatore della Banca Centrale, Shirakawa, potrebbero preludere ad una accelerazione del piano di Abe, che si accinge a designare un nuovo Governatore per portare avanti politiche di allentamento quantitativo con un target esplicito di inflazione al 2%".

"Il nuovo obiettivo di politica monetaria, largamente pubblicizzato dal premier, ha reinnescato il rischio di guerra valutaria. Lo yen infatti si è svalutato rispetto a dollaro e euro rispettivamente del 12% e 15% da inizio dicembre 2012. L’obiettivo è chiaro. Il Giappone è uno dei forti esportatori mondiali. La svalutazione dello yen favorisce le aziende giapponesi in molti settori come la tecnologia e l’auto e per questo è fortemente correlata con la ripresa del mercato azionario del paese”.

Ma quali sono le implicazioni della svolta nella politica monetaria della BOJ a livello globale?
“La BOJ si unisce alla serie di banche centrali del mondo occidentale che hanno utilizzato la leva della politica monetaria espansiva e dell’allentamento quantitativo per ridurre i tassi, stimolare la crescita e implicitamente indebolire le valute. La Fed e la Banca d’Inghilterra (BOE) sono state le più attive in questo processo e ciò si è riflesso in una perdurante debolezza delle relative valute. Molti paesi hanno denunciato il rischio e gli svantaggi della guerra valutaria come i Brasile che ha realizzato un forte taglio dei tassi ufficiali proprio per indebolire il real e contrastare l’allentamento quantitativo della Fed negli ultimi anni”.

“L’Euro, pur essendo la valuta della zona in cui si è concentrato il maggiore rischio sistemico negli ultimi anni, ha sempre mostrato una notevole forza relativa. Anche nella fase più acuta della crisi, a luglio 2012, il cambio euro/dollaro ha toccato un minimo di 1,20 ma è prontamente rimbalzato sulla scia delle dichiarazioni di Draghi di essere pronto a “fare quello che si deve” per arginare il rischio di break-up in Europa e rimuovere i rischi sistemici".

"Ci sono soprattutto due elementi che hanno giocato a favore di questa forza dell’euro: 1) la ripresa di fiducia nell’Unione Monetaria Europa e la constatazione che i rischi estremi siano stati superati grazie soprattutto al programma OMT di BCE;
2) ma soprattutto il differenziale di crescita della creazione di moneta nelle diverse aree di riferimento.
A fonte di una Fed, BOE e ora anche BOJ che ribadiscono l’intenzione di iniettare liquidità nel sistema inflazionando e indebolendo le relative valute, la BCE è ferma. L’annuncio di OMT non ha prodotto alcun acquisto sui mercati, ha solo annunciato uno strumento che scatterà in caso di esplicita richiesta di un singolo paese membro".

"Inoltre eventuali interventi di acquisto di titoli della BCE, passati e futuri, saranno sterilizzati con effetti nulli sulla creazione di moneta. L’Europa, ma soprattutto la Germania, teme l’inflazione che in questo momento è probabilmente l’ultimo dei suoi problemi. Nelle ultime settimane alcune banche europee (per l’esattezza 278) hanno deciso di rimborsare parte della liquidità (140 Miliardi di Euro) acquisita da BCE nell’ambito della prima tranche di LTRO (Long Term Refinancing Operation). Ciò è positivo perchè significa che il contesto creditizio è più stabile e le banche sono in grado di finanziarsi autonomamente. Ma ha anche l’inconveniente di ridurre, anzichè aumentare, la crescita di moneta in Europa”.

“Il problema della guerra valutaria e della forza dell’euro è quindi ancora legato al ruolo della BCE, il cui obiettivo fondamentale è la stabilizzazione dei prezzi, ma che è una Banca Centrale atipica, vincolata dal proprio mandato a limitare interventi sui mercati. Questi limiti costituiscono un problema perchè l’Europa non ha strumenti per fronteggiare questa implicita guerra valutaria. L’Europa e i suoi leader devono quindi riflettere su che tipo di Unione Monetaria vogliono fare, e che tipo di deleghe sono disposti a concedere all’Europa, rinunciando anche a parte della propria sovranità, per creare un’unione credibile e forte, in grado di contrastare e gestire le crescenti sfide del contesto globale”.

“Se l’euro continua a rafforzarsi, ciò rallenta il processo di ribilanciamento competitivito dei paesi all’interno dell’area euro e dell’Europa intera nei confronti delle altre potenze economiche mondiali. Un euro stabilmente forte rischia di spegnere anche quelle flebili speranze di crescita che l’Europa stava proiettando verso la fine dell’anno in corso”.
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