BCE

Grecia - never ending story

22 Novembre 2012 - 19:00
financialounge - news
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La Grecia è destinata a essere la never ending story della crisi europea e resterà il simbolo delle difficoltà dell’Europa, quando in futuro guarderemo a questi eventi con l’occhio distaccato della storia.

I mercati sembrano tuttavia aver fatto l’abitudine alle alterne evoluzioni in tema Grecia e sono diventati quasi insensibili a questa situazione che invece qualche tempo fa era il principale fattore di rischio e di nervosismo degli investitori. Cosa è cambiato?

“In primo luogo la presenza di una BCE con le idee chiare, come è emerso a settembre in occasione della presentazione di OMT, ha cambiato le prospettive dei mercati, fornendo uno strumento utile per sventare rischi estremi e ripristinando un contesto meno esposto agli attacchi della speculazione. In secondo luogo dopo la ristrutturazione del debito greco di dicembre scorso i portafogli delle banche europee sono ora poco esposti al rischio Grecia” spiega Maria Paola Toschi, Executive Director Market Strategist di J.P. Morgan Asset Management che poi aggiunge:

"Si teme meno l’effetto domino di un fallimento o una nuova ristrutturazione che sembra necessaria e forse non sufficiente. I problemi se li è assunti la BCE che è forse il primo detentore di titoli greci che ha comprato con SMP (Securities Market Program). Infine ormai l’opinione pubblica è disponibile a valutare soluzioni estreme che sono l’amara medicina per tenere unita l’Europa, rafforzare l’Euro e portare avanti un progetto ambizioso che in questi ultimi anni ha rischiato di infrangersi sulle scogliere greche”.

Il possibile epilogo a questo punto resta comunque ancora imprevedibile. “Tuttavia emerge chiaramente l’intenzione da entrambe le parti di non mollare e di trovare un compromesso credibile e in grado di mantenere il paese nell’area Euro. La Germania ci tiene perché ormai gestire la Grecia è diventato un imperativo politico per il suo premier. L’Europa non vuole perdere un pezzo rischiando ripercussioni e danni d’immagine imprevedibili. La Grecia capisce l’importanza di restare in Europa e sta facendo sforzi immani politicamente e socialmente. I mercati vogliono ristabilire un contesto stabile. Il costo di tutto ciò è elevatissimo. I costi diretti sono la pesantissima recessione in Grecia che proseguirà nel 2013; gli aiuti che i paesi europei stanno sostenendo in un momento in cui molti stanno soffrendo con misure di austerità.

Ma ci sono anche costi indiretti legati alla percezione di rischio e d’instabilità che minacciano i mercati e che si riflettono in comportamenti emotivi e spesso distorti degli investitori. I paesi più deboli dell’Europa continuano a pagare i costi della instabilità, mentre i paesi forti continuano a beneficiarne, per esempio in termini di differenziale di costo del debito. Più passa il tempo e maggiori saranno danni e problemi per economia e mercati. Il messaggio finale è che l’Europa è ancora troppo lenta ad assumere decisioni chiare provocando un aggravamento della crisi stessa e acuendo quel senso di instabilità che BCE ha tanto faticosamente contrastato” conclude Maria Paola Toschi.
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