Europa

Crisi greca, risposta nelle prossime settimane

2 Giugno 2012 20:00
financialounge -  Europa Eurozona grecia Invesco John Greenwood unione fiscale
reenwood, Capo Economista, Invesco Ltd torna a parlare della crisi greca e della costruzione di una Unità Fiscale per evitare i contraccolpi della fuoriuscita della Grecia dall’euro:

“L’opzione rimanente è quella di passare velocemente all’unificazione fiscale. Solo in questo modo si potrebbero evitare i pericoli di contagio e crollo finanziario delle economie periferiche. Ma la piena unificazione fiscale implica un sostanziale cambiamento per creare un Governo centrale federale dell’Eurozona per la gestione delle risorse e delle spese e a sua volta la capacità del Governo federale di emettere titoli di stato per conto di tutti i paesi membri. Si tratta di riforme che sono state immediatamente rifiutate dai diversi stati che vogliono salvaguardare gelosamente la propria indipendenza fiscale”.

Purtroppo è un grave errore cercare di unificare sotto la stessa moneta paesi caratterizzati da redditi procapite, trend produttivi, mercati del lavoro e sistemi sociali troppo diversi tra loro.
“Le fasi di espansione e recessione nei paesi periferici sono inevitabili e inevitabilmente porteranno a crisi del debito, a crisi finanziarie ed a recessioni dei bilanci nelle fasi di scoppio delle bolle speculative; questi problemi saranno ingigantiti sia in eccesso che in difetto a causa dell’ampliarsi dei livelli di reddito dei singoli paesi. Tutto questo minerà l’integrità dell’unione monetaria, in particolar modo in assenza di un forte governo federale in grado di far fronte alle debolezze dei singoli paesi periferici.
Secondariamente, avendo creato un’unione monetaria, le regole da seguire per garantire la solidità delle finanze dei paesi membri sono molto più ferree ed articolate di quelle stabilite dal trattato di Maastricht o dal patto di stabilità e crescita. L’esperienza di Hong Kong negli ultimi 30 anni rappresenta un esempio da imitare” spiega John Greenwood che poi ricorda: “Hong Kong fin dal 1983 mantenne uno speciale tasso di cambio fisso rispetto al Dollaro Statunitense, chiamato Currency Board. Per mantenere il cambio fisso negli ultimi 30 anni, Hong Kong ha seguito 8 regole fondamentali per assicurare la solidità della sua economia, le sue finanze pubbliche ed i bilanci delle sue banche, aziende e famiglie”.

Far finta che ciò non sia vero porterebbe alla disgregazione del futuro dell’unione monetaria, proprio come sta succedendo ora. Infine, come Alexander Hamilton aveva accuratamente predetto, occorre creare un’unione fiscale di pari passo all’unione monetaria, supportata dalle tasse e dalla capacità di ottenere prestiti e prevedere piani di spesa per l’Unione.

“Se l’entità federale è solida e finanziariamente stabile, a livello dei singoli stati è possibile stabilire ferree regole di non-salvataggio dei paesi in difficoltà, cosa che l’Eurozona non è evidentemente riuscita a fare negli ultimi 2 anni. Di conseguenza, il fatto che l’Europa si sia arresa al salvataggio della Grecia, dell’Irlanda e del Portogallo ha minato le basi dell’unione monetaria ed il rischio di contagio a Spagna ed Italia ora minaccia la sua stessa esistenza. Per concludere, abbiamo mostrato che vi sono solo due strade percorribili dall’Europa. Qualsiasi dovesse essere l’alternativa che verrà intrapresa (il fallimento o l’unione fiscale) conosceremo la risposta nel corso delle prossime settimane” conclude John Greenwood.
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